LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Assegno divorzile assistenziale: quando è dovuto?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19295/2023, ha rigettato il ricorso di un ex marito contro la corresponsione di un assegno di divorzio di 200 euro mensili all’ex moglie. La Corte ha stabilito che l’assegno divorzile assistenziale è legittimo quando sussiste una significativa disparità economica tra i coniugi, al fine di garantire una ‘esistenza dignitosa’ al coniuge più debole. Questa funzione prevale sulla necessità di dimostrare un sacrificio professionale, soprattutto quando l’obiettivo è sopperire a uno squilibrio economico evidente.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto di Famiglia, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Assegno Divorzile Assistenziale: la Cassazione fa chiarezza

L’assegno divorzile assistenziale rappresenta uno dei temi più dibattuti nel diritto di famiglia. Quando un ex coniuge ha diritto a riceverlo? È sufficiente una semplice disparità di reddito? Con la recente ordinanza n. 19295/2023, la Corte di Cassazione torna sull’argomento, offrendo chiarimenti cruciali sulla sua funzione e sui presupposti per il suo riconoscimento, anche in contesti di matrimoni di breve durata.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine dalla decisione della Corte d’Appello di Perugia, che aveva confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Terni. Quest’ultima imponeva a un uomo di versare all’ex moglie un assegno di divorzio di 200 euro mensili. L’ex marito, ritenendo ingiusta tale statuizione, ha proposto ricorso in Cassazione, basando le sue doglianze su tre motivi principali: la presunta nullità della sentenza d’appello per motivazione apparente, la violazione delle norme sull’assegno di divorzio e l’omesso esame di un fatto decisivo.

I Motivi del Ricorso e la Difesa

Il ricorrente sosteneva che la Corte d’Appello si fosse limitata a confermare la decisione di primo grado senza un’analisi critica dei motivi di impugnazione (la cosiddetta motivazione per relationem acritica). Inoltre, lamentava che i giudici non avessero condotto un’indagine rigorosa sull’autosufficienza economica dell’ex coniuge né avessero valutato l’eventuale sacrificio delle sue aspettative professionali durante il matrimonio, elemento ritenuto fondamentale per il riconoscimento di un assegno con funzione compensativa.

Il Ruolo dell’Assegno Divorzile Assistenziale

La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso, cogliendo l’occasione per ribadire i principi fondamentali che governano l’assegno di divorzio. I giudici hanno chiarito che l’assegno può avere una duplice natura: compensativa-perequativa e assistenziale. Mentre la prima mira a riequilibrare i sacrifici fatti da un coniuge per la famiglia, la seconda ha lo scopo di garantire un’esistenza dignitosa al coniuge economicamente più debole.

Nel caso specifico, la Corte ha riconosciuto che l’assegno era stato concesso con una funzione prevalentemente assistenziale. Questa decisione era fondata sulla notevole discrepanza reddituale e patrimoniale tra le parti. L’ex moglie, pur percependo un reddito di circa 1000 euro mensili, vedeva tale entrata quasi interamente assorbita da spese fisse significative, tra cui il pagamento di un mutuo per un immobile inagibile, un finanziamento per l’auto e il canone di locazione.

Le Motivazioni della Decisione

La Cassazione ha smontato punto per punto le argomentazioni del ricorrente. In primo luogo, ha escluso che la motivazione della Corte d’Appello fosse meramente apparente. I giudici di secondo grado avevano, infatti, elencato i motivi di gravame, riportato le parti salienti della sentenza impugnata e fornito una valutazione critica e autonoma, giustificando la conferma della decisione sulla base della disparità economica e della necessità di garantire all’ex moglie «una esistenza dignitosa».

In secondo luogo, e questo è il cuore della decisione, la Corte ha sottolineato che, data la prevalente funzione assistenziale dell’assegno, non era necessario un approfondito esame sulla componente compensativa, legata al sacrificio delle aspettative professionali. La semplice e comprovata inadeguatezza dei mezzi dell’ex moglie a mantenere un tenore di vita dignitoso, a fronte della migliore condizione economica dell’ex marito, era di per sé sufficiente a giustificare il contributo economico. La decisione si allinea pienamente con l’insegnamento delle Sezioni Unite (sent. n. 18287/2018), che ha definitivamente consolidato la natura polifunzionale dell’assegno di divorzio.

Conclusioni

L’ordinanza n. 19295/2023 rafforza un principio di equità e solidarietà post-coniugale. Stabilisce che l’assegno divorzile assistenziale non è un’eccezione, ma uno strumento fondamentale per tutelare il coniuge economicamente vulnerabile. La sua concessione si basa su un accertamento concreto dello squilibrio economico e sulla necessità di assicurare mezzi adeguati, indipendentemente dalla durata del vincolo matrimoniale o dalla prova di specifici sacrifici professionali, quando la finalità è puramente di sostegno al reddito per una vita dignitosa.

L’assegno di divorzio è sempre dovuto in caso di disparità di reddito?
No, non è automatico. Tuttavia, secondo la sentenza, una significativa disparità economica tra gli ex coniugi è il presupposto fondamentale per il riconoscimento di un assegno con funzione assistenziale, finalizzato a garantire al coniuge più debole i mezzi per condurre un’esistenza dignitosa.

Qual è la differenza tra funzione assistenziale e compensativa dell’assegno di divorzio?
La funzione assistenziale mira a sostenere economicamente l’ex coniuge privo di mezzi adeguati. La funzione compensativa-perequativa, invece, ha lo scopo di ripagare il coniuge per i sacrifici professionali ed economici fatti durante il matrimonio a vantaggio della famiglia e della carriera dell’altro.

La breve durata del matrimonio esclude il diritto all’assegno di divorzio?
No. La sentenza chiarisce che, nonostante la breve durata del matrimonio, l’assegno è stato riconosciuto in funzione del suo scopo assistenziale, basato sulla necessità di garantire un’esistenza dignitosa all’ex coniuge economicamente più debole, a prescindere dalla durata del legame coniugale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati