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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi

Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l’irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell’anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d’Appello.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Assegno ad personam e trasferimento del dipendente: i chiarimenti della Cassazione

Il passaggio di un lavoratore dal settore privato, o da un ente pubblico particolare, alla pubblica amministrazione solleva spesso complesse questioni sul mantenimento del trattamento economico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su come calcolare l’assegno ad personam, lo strumento che garantisce la cosiddetta “irriducibilità della retribuzione”, specificando quali voci possono essere incluse e quali no.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un dipendente di un Istituto per la Promozione Industriale, un ente pubblico, che è stato trasferito nei ruoli di un Ministero a seguito della soppressione del suo ente di provenienza. Il lavoratore si è rivolto al Tribunale per ottenere il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata e l’inclusione, nel suo nuovo trattamento economico, di diverse voci retributive di cui godeva in precedenza. Tra queste figuravano una quota del premio di produttività, i versamenti a un fondo di previdenza complementare, il valore di polizze assicurative e un premio annuale legato all’assistenza sanitaria.

La Corte d’Appello, riformando parzialmente la decisione di primo grado, aveva riconosciuto il diritto del lavoratore all’anzianità di servizio e all’inclusione delle polizze assicurative nell’assegno personale, escludendo però altre voci. Contro questa decisione, sia il Ministero che il lavoratore hanno proposto ricorso in Cassazione.

L’applicazione dell’assegno ad personam secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, ribaltando la visione della Corte d’Appello. I giudici supremi hanno chiarito un punto fondamentale: al trasferimento in questione non si applica la norma generale sui passaggi di personale tra pubbliche amministrazioni (art. 31 del D.Lgs. 165/2001), bensì una norma speciale (art. 7, comma 20, del D.L. 78/2010) prevista specificamente per la soppressione dell’ente di provenienza del lavoratore.

Questa norma speciale garantisce la sola conservazione del trattamento retributivo fondamentale e accessorio, a condizione che sia caratterizzato da fissità e continuità. Di conseguenza, non tutto ciò che il lavoratore percepiva prima può essere automaticamente trasferito nella nuova busta paga.

La questione dell’anzianità di servizio e dell’assegno ad personam

La Corte ha stabilito che l’anzianità di servizio pregressa non costituisce un diritto assoluto da far valere nei confronti del nuovo datore di lavoro per ottenere progressioni di carriera basate sulla nuova disciplina. La sua conservazione è garantita solo se la sua perdita comporterebbe un peggioramento economico immediato. L’ordinamento, infatti, tutela i diritti già acquisiti e presenti nel patrimonio del lavoratore, non le mere aspettative future.

Le Motivazioni

La Cassazione ha motivato la sua decisione distinguendo tra le componenti della retribuzione. Il trattamento fondamentale è quello legato alla prestazione base, all’orario di lavoro e alla qualifica. Il trattamento accessorio, invece, è legato alla performance o a particolari condizioni di lavoro. La norma speciale applicabile al caso garantisce la conservazione di entrambe le tipologie di trattamento, ma solo per le voci che presentano i requisiti di fissità e continuità.

Sulla base di questo principio, la Corte ha ritenuto errata la decisione dei giudici d’appello di includere nell’assegno ad personam il valore delle polizze assicurative. Questi benefici, pur avendo natura retributiva (in quanto non sono mere liberalità del datore di lavoro), non rientrano nel perimetro del trattamento fondamentale ed accessorio fisso e continuativo tutelato dalla norma speciale.

Inoltre, la Corte ha accolto anche il motivo di ricorso del Ministero relativo al premio di assistenza sanitaria, ritenendo che la Corte d’Appello avesse erroneamente dichiarato inammissibile il motivo di appello del Ministero, che invece era sufficientemente specifico. Infine, il ricorso del lavoratore (incidentale) è stato giudicato inammissibile per vizi di formulazione, in quanto si limitava a contestare l’interpretazione dei contratti aziendali senza addurre specifiche violazioni di legge.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione fornisce un’interpretazione restrittiva delle tutele in caso di trasferimento da enti pubblici soppressi. Il principio chiave è che l’assegno ad personam non è un contenitore generico per replicare integralmente la busta paga precedente. Esso serve a salvaguardare esclusivamente le componenti retributive fisse e continuative. Voci variabili, premi non consolidati e fringe benefit come le polizze assicurative, se non previsti dalla disciplina speciale, sono esclusi dal calcolo. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questi principi.

In caso di trasferimento di un dipendente da un ente pubblico soppresso a un Ministero, quale norma regola il trattamento economico?
Secondo la Corte di Cassazione, si applica la norma speciale prevista per la specifica fattispecie di soppressione (in questo caso l’art. 7, comma 20, del d.l. n. 78/2010) e non la norma generale sui trasferimenti nel pubblico impiego (art. 31 del d.lgs. n. 165/2001).

L’anzianità di servizio maturata presso l’ente di provenienza viene conservata per intero dopo il trasferimento?
No, l’anzianità pregressa non è un diritto che può essere opposto al nuovo datore di lavoro per ottenere ricostruzioni di carriera. La sua conservazione è garantita solo nella misura in cui il suo mancato riconoscimento provochi un peggioramento economico immediato, ma non per le mere aspettative di progressione futura.

Quali elementi retributivi rientrano nel calcolo dell’assegno ad personam per garantire l’irriducibilità della retribuzione?
Rientrano nel calcolo solo le voci del trattamento economico fondamentale e accessorio che sono caratterizzate da fissità e continuità. Sono escluse le voci variabili, non consolidate o i fringe benefit come le polizze assicurative, a meno che la norma speciale non lo preveda espressamente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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