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Arbitrato irrituale: quando il ricorso non è ammesso

Un fornitore cita in giudizio un’azienda per inadempimento contrattuale. L’azienda eccepisce la presenza di una clausola compromissoria. La Corte di Cassazione, analizzando il contratto, qualifica l’arbitrato come ‘arbitrato irrituale’, poiché la decisione degli arbitri era intesa come un accordo diretto tra le parti. Di conseguenza, dichiara inammissibile l’istanza di regolamento di competenza proposta dal fornitore, confermando che tale rimedio è previsto solo per l’arbitrato rituale.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Arbitrato Irrituale: la Cassazione chiarisce i limiti del Regolamento di Competenza

Quando le parti inseriscono una clausola arbitrale in un contratto, è fondamentale comprenderne la natura. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito la cruciale distinzione tra arbitrato rituale e arbitrato irrituale, chiarendo come questa differenza impatti direttamente sugli strumenti processuali a disposizione delle parti. Questo caso evidenzia come la qualificazione della clausola sia determinante per l’ammissibilità del regolamento di competenza.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un contratto di fornitura di biomassa stipulato nel 2014. Un fornitore si era impegnato a cedere un quantitativo minimo annuo di vinacce a una società acquirente, destinato all’alimentazione di un impianto di produzione energetica. A seguito di un presunto inadempimento da parte della società, il fornitore la citava in giudizio davanti al Tribunale di Bari, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali.

La società convenuta, costituendosi in giudizio, eccepiva l’incompetenza del giudice ordinario, sostenendo che la controversia dovesse essere devoluta a un collegio arbitrale in virtù di una clausola compromissoria contenuta nel contratto.

L’Ordinanza del Tribunale e il Ricorso in Cassazione

Il Tribunale di Bari, con un’ordinanza del luglio 2022, accoglieva l’eccezione della società, declinando la propria competenza in favore degli arbitri. È interessante notare che lo stesso Tribunale, in una precedente ordinanza del 2018, aveva invece respinto la medesima eccezione.

Avverso la seconda ordinanza, il fornitore proponeva istanza di regolamento di competenza alla Corte di Cassazione, lamentando, tra le altre cose, che il Tribunale non potesse tornare su una decisione già presa in merito alla competenza.

La Questione dell’Arbitrato Irrituale in Cassazione

La Corte di Cassazione ha incentrato la sua analisi su un aspetto pregiudiziale: la qualificazione della natura, rituale o arbitrato irrituale, della clausola compromissoria prevista dal contratto. Questa distinzione è fondamentale perché il regolamento di competenza è un rimedio esperibile solo nel caso di arbitrato rituale.

L’Analisi della Clausola Contrattuale

La Corte ha esaminato direttamente il testo della clausola (art. 28.3 del contratto), la quale stabiliva che qualsiasi controversia dovesse essere risolta con “giudizio arbitrale irrituale”. Ancora più decisiva era la previsione secondo cui le “determinazioni” del Collegio Arbitrale avrebbero impegnato le parti “come diretto accordo tra le medesime”.

Secondo la Cassazione, sebbene espressioni come “secondo equità” o “giudizio inappellabile” possano trovarsi in entrambi i tipi di arbitrato, la frase che attribuisce alla decisione arbitrale il valore di un accordo diretto tra le parti è un indice inequivocabile della volontà di dare vita a un arbitrato irrituale.

Le Motivazioni

La Corte Suprema ha spiegato che, ai sensi dell’art. 808-ter c.p.c., le parti possono stabilire per iscritto che la controversia sia definita dagli arbitri con una “determinazione contrattuale”. In questo caso, la decisione degli arbitri non ha l’efficacia di una sentenza, ma quella di un contratto. La pronuncia del giudice che neghi la propria competenza in favore di un arbitrato irrituale non è, pertanto, impugnabile con il regolamento di competenza, strumento processuale le cui norme si applicano esclusivamente all’arbitrato rituale.

La Corte ha quindi riconosciuto la natura irrituale dell’arbitrato previsto dal contratto, con la conseguenza diretta di dichiarare inammissibile l’istanza di regolamento di competenza avanzata dal fornitore.

Le Conclusioni

In conclusione, l’ordinanza riafferma un principio cardine del diritto processuale: la scelta tra arbitrato rituale e irrituale non è una mera sfumatura terminologica, ma una decisione che determina il regime giuridico applicabile e i rimedi esperibili. Quando le parti qualificano espressamente l’arbitrato come “irrituale” e, soprattutto, prevedono che la decisione degli arbitri valga come “diretto accordo” tra loro, stanno optando per una risoluzione della lite su un piano negoziale e non giurisdizionale. Questa scelta preclude la possibilità di utilizzare strumenti, come il regolamento di competenza, pensati per il sistema della giustizia ordinaria e dell’arbitrato rituale ad essa assimilato.

Qual è la differenza fondamentale tra arbitrato rituale e irrituale secondo questa ordinanza?
Nell’arbitrato rituale, la decisione degli arbitri (lodo) ha gli stessi effetti di una sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria. Nell’arbitrato irrituale, invece, la decisione degli arbitri ha il valore di un accordo contrattuale concluso direttamente tra le parti.

Perché il regolamento di competenza non è ammissibile in caso di arbitrato irrituale?
Il regolamento di competenza è un rimedio previsto per contestare le decisioni dei giudici sulla competenza giurisdizionale. Poiché l’arbitrato irrituale si pone su un piano negoziale e non giurisdizionale, la decisione del giudice che declina la competenza in suo favore non è soggetta a questo specifico mezzo di impugnazione, le cui norme si applicano solo all’arbitrato rituale.

Quali parole in una clausola contrattuale indicano un arbitrato irrituale?
Secondo la Corte, l’indicazione decisiva è la previsione che le “determinazioni” degli arbitri “impegneranno le parti come diretto accordo tra le medesime”. Anche l’uso esplicito del termine “arbitrato irrituale” è un chiaro indicatore della volontà delle parti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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