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Apprendistato e sgravi: la Cassazione apre il dibattito

La Corte di Cassazione affronta il tema della spettanza degli sgravi contributivi per l’assunzione di un lavoratore precedentemente occupato con contratto di apprendistato. Il caso nasce dall’opposizione di uno studio professionale contro l’Istituto previdenziale, che aveva negato l’esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015. La questione centrale riguarda la natura giuridica dell’apprendistato: se esso debba essere considerato un rapporto a tempo indeterminato già consolidato, precludendo così nuovi incentivi, o se la facoltà di recesso al termine della formazione lo renda assimilabile a un rapporto precario. Data la rilevanza della questione, la Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza.

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Apprendistato e sgravi: la Cassazione apre il dibattito

Il contratto di apprendistato rappresenta da sempre uno strumento ibrido nel panorama giuslavoristico italiano, sospeso tra la finalità formativa e la stabilità occupazionale. Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi su un tema di cruciale importanza per le imprese: la possibilità di fruire degli esoneri contributivi quando si assume un lavoratore che ha appena concluso un periodo di formazione presso un altro datore di lavoro.

Il caso: l’opposizione agli addebiti contributivi

La vicenda trae origine dal ricorso di uno studio professionale che aveva beneficiato delle agevolazioni previste dalla Legge 190/2014 per l’assunzione di una dipendente. L’Istituto previdenziale aveva tuttavia disconosciuto il beneficio, sostenendo che la lavoratrice, essendo stata precedentemente occupata come apprendista, non potesse essere considerata un ‘nuovo’ lavoratore stabile, poiché l’apprendistato è già di per sé un contratto a tempo indeterminato.

L’evoluzione dell’apprendistato nel diritto del lavoro

I giudici di merito, nei precedenti gradi di giudizio, avevano dato ragione allo studio professionale. Secondo tale interpretazione, la condizione dell’apprendista al termine della formazione è assimilabile a quella di un lavoratore a tempo determinato. Questo perché il datore di lavoro conserva la facoltà di recedere dal rapporto con una semplice dichiarazione, rendendo la stabilità del posto di lavoro solo eventuale e condizionata al mancato esercizio del recesso.

Apprendistato e requisiti per l’esonero contributivo

L’Istituto previdenziale ha impugnato tale decisione, sostenendo che la finalità della norma sia quella di incentivare la creazione di nuova occupazione stabile e non di premiare il passaggio tra rapporti già tecnicamente a tempo indeterminato. La questione solleva un dubbio interpretativo non indifferente: l’apprendistato deve essere considerato un rapporto ‘stabile’ fin dal primo giorno o solo dopo il superamento del periodo di formazione?

La decisione della Cassazione

Con l’ordinanza interlocutoria in esame, la Suprema Corte ha rilevato che la questione non può essere risolta in camera di consiglio. La natura ‘bifasica’ del contratto di apprendistato e le sue implicazioni sul diritto agli sgravi contributivi richiedono un approfondimento nomofilattico. Per questo motivo, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza, dove le parti potranno confrontarsi oralmente su un tema che impatta migliaia di aziende.

Le motivazioni

La Corte ritiene necessaria una riflessione preliminare sulla natura giuridica del rapporto. Sebbene la legge definisca l’apprendistato come contratto a tempo indeterminato, la struttura bifasica (formazione seguita da eventuale stabilità) crea un’incertezza sulla reale natura del vincolo nel semestre antecedente alla nuova assunzione. L’interpretazione logica e teleologica della normativa sugli sgravi deve bilanciare l’esigenza di stabilità con la realtà operativa dei contratti formativi, dove il rischio di recesso datoriale ex art. 2118 c.c. è concreto e immediato al termine del periodo di apprendimento.

Le conclusioni

In attesa della sentenza definitiva, emerge chiaramente come la qualificazione dell’apprendistato non sia un mero esercizio teorico, ma abbia riflessi economici diretti per i datori di lavoro. Se la Cassazione dovesse confermare l’assimilabilità dell’apprendista al lavoratore a termine ai fini degli sgravi, si aprirebbero nuove opportunità di pianificazione fiscale per le assunzioni. Al contrario, una lettura restrittiva confermerebbe la linea dell’Istituto previdenziale, limitando l’accesso agli incentivi per chi proviene da percorsi formativi già avviati.

L’assunzione di un ex apprendista permette di ottenere sgravi contributivi?
La questione è attualmente al vaglio della Cassazione per stabilire se l’apprendistato pregresso sia equiparabile a un rapporto a tempo indeterminato, precludendo così nuovi incentivi.

Cosa succede al termine del periodo di formazione nell’apprendistato?
Il datore di lavoro può recedere liberamente dal contratto ai sensi dell’articolo 2118 del Codice Civile, altrimenti il rapporto prosegue come ordinario lavoro a tempo indeterminato.

Perché l’Istituto previdenziale nega l’esonero contributivo in questi casi?
L’ente sostiene che l’apprendista sia già un lavoratore stabile fin dall’inizio del rapporto, escludendo quindi il diritto a nuovi incentivi volti a creare occupazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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