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Appello Indennità Accompagnamento: Quando è Ammesso?

Una cittadina si vede negare l’indennità di accompagnamento perché assente alla visita medica, ma la convocazione era arrivata tardi. La Corte d’Appello ribalta la decisione, stabilendo un importante principio sull’ammissibilità dell’appello per indennità di accompagnamento quando non si è svolto l’accertamento tecnico preventivo e riconosce il diritto alla prestazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Appello Indennità di Accompagnamento: La Sentenza che Chiarisce l’Ammissibilità

Una recente sentenza della Corte di Appello di Salerno ha riaffermato un principio fondamentale in materia di tutele assistenziali, chiarendo i limiti dell’inappellabilità delle decisioni di primo grado. Il caso riguarda una cittadina la cui domanda per l’indennità di accompagnamento era stata dichiarata inammissibile. La decisione della Corte non solo ha corretto un errore procedurale, ma ha anche stabilito quando è possibile presentare un appello per l’indennità di accompagnamento, garantendo la piena tutela dei diritti del cittadino. Analizziamo i dettagli di questa importante pronuncia.

Il Caso: Domanda Respinsa per Assenza alla Visita Medica

Una signora aveva presentato domanda per ottenere il riconoscimento del proprio stato di invalido civile e la conseguente indennità di accompagnamento. Il Tribunale di primo grado, tuttavia, aveva dichiarato la sua domanda inammissibile. La motivazione? La ricorrente non si era presentata alla visita medica di controllo presso la Commissione Medica dell’Istituto previdenziale.

Il punto cruciale, sollevato in sede di appello, era che la convocazione per la visita, fissata per il 7 dicembre 2021, era stata notificata alla richiedente solo il 16 dicembre 2021, ovvero nove giorni dopo la data dell’appuntamento. Era, quindi, materialmente impossibile per lei presentarsi.

La Questione Giuridica: L’Ammissibilità dell’Appello per l’Indennità di Accompagnamento

Prima di entrare nel merito della vicenda, la Corte di Appello ha dovuto risolvere una questione preliminare fondamentale: la sentenza di primo grado era appellabile? La normativa sull’accertamento tecnico preventivo (ATP, art. 445-bis c.p.c.) prevede che le sentenze che definiscono il giudizio successivo a un dissenso sulle conclusioni del consulente tecnico non siano appellabili.

Tuttavia, la Corte ha sottolineato, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione (sent. n. 22868/2021), che tale inappellabilità è una deroga eccezionale alla regola generale. Essa si applica solo ed esclusivamente ai giudizi che seguono la specifica procedura dell’ATP. Nel caso in esame, il giudizio di primo grado non si era svolto secondo le forme dell’accertamento tecnico preventivo. Di conseguenza, la regola generale dell’appellabilità delle sentenze di primo grado tornava ad applicarsi pienamente.

Le Motivazioni della Corte di Appello

Una volta stabilita l’ammissibilità del gravame, i giudici di secondo grado hanno esaminato la fondatezza delle doglianze dell’appellante. La Corte ha riconosciuto che l’assenza della ricorrente alla visita medica era pienamente giustificata dalla notifica tardiva della convocazione. L’impossibilità di partecipare non era quindi imputabile alla cittadina, ma a un errore dell’Istituto.

Superato l’ostacolo procedurale che aveva bloccato il primo giudizio, la Corte ha disposto una nuova consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per accertare le reali condizioni di salute della signora. L’esito della perizia è stato inequivocabile: la consulente ha accertato una condizione di “Demenza senile da vasculopatia cerebrale cronica in soggetto non deambulante in autonomia” e altre gravi patologie, concludendo che la signora “NON è in grado di compiere in autonomia gli atti quotidiani della vita a decorrere dal 01/08/2022”.

Le Conclusioni: Diritto all’Indennità e Principio di Diritto

Sulla base delle risultanze della CTU, la Corte di Appello ha riformato integralmente la sentenza di primo grado. Ha dichiarato il diritto della ricorrente all’indennità di accompagnamento a far data dal 1° agosto 2022 e ha condannato l’Istituto previdenziale al pagamento dei ratei arretrati e delle spese legali di entrambi i gradi di giudizio.

Questa sentenza è importante perché ribadisce due concetti chiave. Primo, un errore procedurale dell’amministrazione non può pregiudicare il diritto sostanziale del cittadino alla tutela assistenziale. Secondo, il principio di inappellabilità previsto per i giudizi in materia di invalidità è una norma eccezionale e non può essere estesa per analogia a casi non espressamente previsti, come un giudizio ordinario in cui non si è svolto l’accertamento tecnico preventivo.

Una sentenza di primo grado che decide su una prestazione di invalidità civile è sempre inappellabile?
No. Secondo la sentenza, la regola dell’inappellabilità si applica solo alle sentenze emesse al termine del giudizio che segue la procedura di accertamento tecnico preventivo (art. 445-bis c.p.c.). Se il giudizio di primo grado si è svolto con rito ordinario, senza un preventivo accertamento tecnico, la sentenza resta soggetta ai normali mezzi di impugnazione, tra cui l’appello.

Cosa succede se un cittadino non si presenta alla visita medica dell’Istituto perché la convocazione è arrivata in ritardo?
L’assenza è considerata giustificata. Come dimostra questo caso, se la comunicazione della data della visita medica perviene all’interessato in una data successiva a quella fissata per l’appuntamento, l’impossibilità di presentarsi non può essere imputata al cittadino. Di conseguenza, la domanda non può essere dichiarata inammissibile per questo motivo.

In appello, il giudice può decidere direttamente sul diritto alla prestazione se il primo giudice si è fermato a una questione procedurale?
Sì. Quando l’appello viene accolto perché la decisione di primo grado si basava su un errore procedurale (in questo caso, l’errata dichiarazione di inammissibilità), il giudice d’appello ha il potere e il dovere di esaminare integralmente il merito della causa. Questo principio, noto come effetto devolutivo dell’appello, comporta che il giudice di secondo grado decida su tutte le questioni che non sono state esaminate in primo grado.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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