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Aliunde perceptum: quando dedurlo nel processo?

La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la deduzione dell’aliunde perceptum. In un caso di contratto a tempo determinato illegittimo, un’azienda è stata condannata a pagare le retribuzioni mancate. In fase di esecuzione, ha tentato di detrarre i guadagni alternativi della lavoratrice. La Corte ha stabilito che tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non in fase esecutiva, poiché il titolo esecutivo, ormai passato in giudicato, non poteva essere modificato. La deduzione è possibile solo per i redditi percepiti dopo che la sentenza è divenuta definitiva.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Aliunde Perceptum: La Cassazione Spiega Quando e Come Dedurlo

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale nel diritto del lavoro: la deduzione dell’aliunde perceptum dal risarcimento del danno spettante al lavoratore. Questa decisione sottolinea l’importanza della tempestività processuale, stabilendo che la questione dei redditi percepiti altrove dal dipendente deve essere sollevata durante il giudizio di merito, e non in un secondo momento, durante la fase di esecuzione della sentenza.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un contratto a tempo determinato stipulato tra una nota società di servizi e una sua dipendente. Il tribunale, in sede di rinvio, dichiarava la nullità del termine apposto al contratto, accertando l’esistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Di conseguenza, la società veniva condannata a corrispondere alla lavoratrice tutte le retribuzioni maturate dalla scadenza del contratto fino alla sua effettiva riassunzione.

Forte di questa sentenza, munita di formula esecutiva, la lavoratrice notificava un atto di precetto per una somma considerevole, calcolata su oltre un decennio di retribuzioni mancate. La società datrice di lavoro si opponeva all’esecuzione, sostenendo che dall’importo totale dovesse essere detratto l’aliunde perceptum, ovvero quanto la lavoratrice aveva guadagnato svolgendo altre attività lavorative in quel lungo periodo.

La Questione dell’Aliunde Perceptum e il Giudicato

Il cuore della controversia ruotava attorno a una domanda fondamentale: è possibile sollevare la questione dell’aliunde perceptum per la prima volta durante il processo di opposizione all’esecuzione, oppure tale eccezione doveva essere formulata nel corso del giudizio che ha portato alla sentenza di condanna?

La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dato una risposta netta. I giudici hanno chiarito che il processo di opposizione all’esecuzione non può servire a integrare o modificare il contenuto del titolo esecutivo (in questo caso, la sentenza di condanna). Se il titolo è chiaro e univoco, non ammette integrazioni esterne.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda sul principio del giudicato. La sentenza originale del 2012, che condannava la società al pagamento delle retribuzioni, non faceva alcun riferimento all’aliunde perceptum. Questo silenzio non era una svista, ma la conseguenza del fatto che la società non aveva mai sollevato tale eccezione durante il processo di cognizione. Non avendo impugnato la sentenza su questo specifico punto, si è formato un giudicato che ha “cristallizzato” il diritto della lavoratrice a ricevere tutte le retribuzioni, senza detrazioni per il periodo antecedente alla pronuncia.

La Suprema Corte ha precisato che la questione dell’aliunde perceptum avrebbe potuto essere sollevata nel giudizio di merito, dove il giudice avrebbe potuto accertare i fatti e determinare l’esatto ammontare del risarcimento. Una volta che la sentenza è passata in giudicato, non è più possibile rimettere in discussione elementi che facevano parte del thema decidendum originario. L’unica possibilità di far valere l’aliunde perceptum in sede di opposizione all’esecuzione riguarda eventuali redditi percepiti dalla lavoratrice dopo il passaggio in giudicato della sentenza, in quanto rappresenterebbero un fatto estintivo o modificativo del diritto sorto successivamente alla formazione del titolo esecutivo.

Le Conclusioni

La decisione offre un’importante lezione pratica per i datori di lavoro. Qualsiasi eccezione volta a ridurre l’ammontare del risarcimento del danno, come appunto l’aliunde perceptum, deve essere sollevata e provata diligentemente durante il giudizio di merito. Attendere la fase esecutiva per contestare l’importo dovuto si rivela una strategia processuale errata e tardiva. Per i lavoratori, invece, questa pronuncia rafforza la stabilità delle decisioni giudiziarie, garantendo che un diritto accertato con sentenza definitiva non possa essere eroso da eccezioni sollevate fuori tempo massimo.

Quando deve essere sollevata dal datore di lavoro l’eccezione di aliunde perceptum?
L’eccezione deve essere sollevata durante il giudizio di merito, ovvero il processo in cui si accerta il diritto del lavoratore al risarcimento. Non può essere proposta per la prima volta in sede di opposizione all’esecuzione della sentenza.

Cosa succede se la sentenza di condanna non menziona l’aliunde perceptum?
Se la sentenza non ne fa menzione perché il datore di lavoro non ha sollevato l’eccezione, su quel punto si forma il giudicato. Ciò significa che la decisione diventa definitiva e l’importo del risarcimento non può essere ridotto in fase esecutiva per i redditi percepiti dal lavoratore prima della sentenza stessa.

È mai possibile dedurre l’aliunde perceptum dopo che la sentenza è diventata definitiva?
Sì, ma solo per i redditi che il lavoratore ha percepito nel periodo successivo al passaggio in giudicato della sentenza. In questo caso, l’aliunde perceptum opera come un fatto modificativo o estintivo del diritto di credito sorto dopo la formazione del titolo esecutivo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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