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Acqua non potabile: chi decide sul risarcimento?

Alcuni utenti hanno citato in giudizio un gestore del servizio idrico per la fornitura di acqua non potabile contenente livelli eccessivi di arsenico e fluoruri. Il gestore ha chiamato in causa l’Ente Regionale per essere manlevato da eventuali condanne. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha piena giurisdizione non solo sulla domanda risarcitoria degli utenti, ma anche sulla domanda di manleva proposta dal gestore verso la Regione, trattandosi di una conseguenza diretta dell’inadempimento contrattuale nel rapporto di utenza.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Acqua non potabile: la Cassazione chiarisce la giurisdizione sul risarcimento

La fornitura di acqua non potabile rappresenta una grave violazione degli obblighi contrattuali del gestore idrico. Quando i cittadini subiscono danni a causa di valori di arsenico o fluoruri superiori ai limiti di legge, sorge il diritto al risarcimento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un nodo cruciale: quale giudice deve decidere se il gestore chiama in causa la Regione per essere manlevato?

Il caso della fornitura di acqua non potabile

La vicenda nasce dalle richieste risarcitorie di diversi utenti privati contro una società di gestione del servizio idrico integrato. Gli utenti lamentavano la somministrazione di acqua non idonea al consumo umano, chiedendo il ristoro dei danni patrimoniali e biologici, oltre alla restituzione parziale dei canoni versati. Il gestore, pur difendendosi nel merito, aveva chiamato in causa l’Ente Regionale, sostenendo che la responsabilità della mancata potabilizzazione fosse da imputare a carenze infrastrutturali e omissioni negli interventi di manutenzione di competenza pubblica.

Il conflitto di giurisdizione

In sede di appello, il Tribunale aveva confermato il risarcimento agli utenti ma aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva, ritenendo che tale questione spettasse al giudice amministrativo. La società di gestione ha quindi fatto ricorso in Cassazione per vedere riconosciuta la competenza del giudice civile anche per il rapporto interno con la Regione.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. Gli Ermellini hanno ribadito che l’azione risarcitoria proposta dall’utente contro il gestore per acqua non potabile rientra pienamente nella giurisdizione del giudice ordinario. Questo perché la controversia riguarda l’esatto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto individuale di utenza. L’attività di programmazione della Pubblica Amministrazione rimane solo un presupposto esterno al contratto.

Estensione della giurisdizione alla manleva

Il punto focale della sentenza riguarda la domanda di garanzia impropria. La Corte ha chiarito che la domanda di manleva proposta dal gestore verso l’Ente Regionale è il riflesso della domanda principale degli utenti. Se il giudice ordinario è competente a decidere sul danno subito dal cittadino, deve esserlo necessariamente anche sulla richiesta del gestore di essere tenuto indenne da tale danno, evitando una frammentazione dei processi che danneggerebbe l’efficienza della giustizia.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura civilistica del rapporto di somministrazione. La violazione dei limiti di sostanze tossiche nell’acqua costituisce un inadempimento contrattuale. Poiché la domanda di manleva è accessoria rispetto a quella principale risarcitoria, non può essere scissa. La Cassazione ha sottolineato che l’insufficienza degli interventi manutentivi regionali, pur avendo rilievo amministrativo, nel contesto di una causa di risarcimento danni assume una valenza prettamente civilistica legata alla responsabilità per inadempimento.

Le conclusioni

Le conclusioni dell’ordinanza stabiliscono un principio di diritto fondamentale per la tutela dei consumatori e la gestione dei servizi pubblici. La giurisdizione del giudice ordinario è confermata per l’intera vicenda processuale. Questo garantisce che un unico magistrato possa valutare sia la responsabilità del gestore verso l’utenza per la fornitura di acqua non potabile, sia l’eventuale rivalsa del gestore stesso verso gli enti superiori. La sentenza cassa la decisione precedente e rinvia al Tribunale per il giudizio di merito, assicurando una visione unitaria della responsabilità civile nel settore idrico.

Cosa succede se il gestore fornisce acqua con arsenico?
L’utente ha diritto a richiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e biologici, oltre alla riduzione del canone, davanti al giudice ordinario per inadempimento contrattuale.

Quale giudice è competente per le cause contro il gestore idrico?
La giurisdizione spetta al giudice ordinario, poiché la controversia riguarda il rapporto contrattuale di somministrazione tra utente e gestore.

Il gestore può chiamare in causa la Regione per i danni?
Sì, il gestore può proporre una domanda di manleva davanti allo stesso giudice ordinario per essere tenuto indenne dalle somme che deve pagare agli utenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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