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Accreditamento Sanitario: quando è automatico?

Una società di factoring ha citato in giudizio un’Azienda Sanitaria Locale per il pagamento di prestazioni sanitarie fornite da una clinica privata. Il contenzioso verteva sulla questione se la conversione di posti letto ordinari in day-hospital estendesse automaticamente l’esistente accreditamento sanitario. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che una nuova o modificata attività richiede un’estensione specifica ed esplicita dell’accreditamento, che non può essere considerata automatica o implicita. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Accreditamento Sanitario: La Conversione di Posti Letto Non è Automatica

L’accreditamento sanitario rappresenta un pilastro fondamentale nel rapporto tra strutture sanitarie private e il Servizio Sanitario Nazionale. Ma cosa succede quando una struttura modifica la propria offerta, ad esempio convertendo posti letto ordinari in day-hospital? Tale modifica estende automaticamente la convenzione esistente? Con l’ordinanza n. 17394 del 2024, la Corte di Cassazione ha fornito una risposta chiara e netta, stabilendo un principio di rigore formale a tutela dell’interesse pubblico.

Il Caso: Una Convenzione Sanitaria Messa in Discussione

Una società di factoring, in qualità di cessionaria del credito di una casa di cura privata, agiva in giudizio contro un’Azienda Sanitaria Locale (ASL) per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie erogate nel 2006. L’ASL si opponeva al pagamento integrale, sostenendo, tra le varie ragioni, il superamento del tetto massimo di giornate erogabili in regime di day-hospital.

Il cuore della controversia risiedeva nella legittimità della richiesta di pagamento per le prestazioni effettuate nei posti letto che la clinica aveva convertito da degenza ordinaria a day-hospital. La società creditrice sosteneva che, in base a delibere regionali, la clinica avesse il diritto di effettuare tale conversione e che, di conseguenza, la convenzione esistente si estendesse automaticamente anche ai nuovi posti, rendendo le prestazioni pienamente rimborsabili. L’ASL, al contrario, riteneva che la semplice facoltà di conversione non implicasse un automatico accreditamento per la nuova tipologia di attività.

L’Iter Giudiziario: Dal Tribunale alla Cassazione

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano dato solo parzialmente ragione alla società creditrice. In particolare, i giudici di merito avevano stabilito che la conversione dei posti letto non comportava un automatico accreditamento anche per i posti convertiti. Era necessario un passaggio formale ulteriore, un’esplicita approvazione da parte dell’ente pubblico, per includere le nuove attività nella convenzione.

La società, insoddisfatta, ricorreva in Cassazione, lamentando una violazione di legge e un’errata interpretazione delle delibere regionali e del materiale probatorio.

Le Motivazioni della Cassazione sull’Accreditamento Sanitario

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso in ogni suo punto, offrendo importanti chiarimenti sui principi che regolano l’accreditamento sanitario.

L’Onere della Prova: Fatto Costitutivo vs. Eccezione

Il primo punto affrontato dalla Corte riguarda l’onere della prova. La ricorrente sosteneva che, non essendo contestata la legittimità della conversione, spettasse all’ASL eccepire la mancanza di accreditamento. La Cassazione ha ribaltato questa prospettiva, chiarendo la differenza tra ‘fatto costitutivo’ ed ‘eccezione in senso stretto’.
L’esistenza di una valida autorizzazione e di un accreditamento per le specifiche prestazioni di cui si chiede il pagamento è un fatto costitutivo del diritto stesso. Pertanto, è la struttura sanitaria (o chi per essa agisce) a dover dimostrare di essere stata autorizzata a erogare quelle prestazioni in regime di convenzione. Non si tratta di un fatto impeditivo che la controparte deve eccepire.

Il Principio di Diritto: Nessun Automatismo nell’Estensione dell’Accreditamento Sanitario

Il fulcro della decisione risiede nell’esclusione di qualsiasi automatismo. La Corte ha affermato con forza che la facoltà, concessa da una delibera regionale, di convertire posti letto non implica automaticamente l’estensione dell’accreditamento. Questa interpretazione è supportata anche dalla giurisprudenza amministrativa (richiamando una sentenza del Consiglio di Stato), secondo cui le attività convenzionate sono esclusivamente quelle previste nell’accordo originario.
Qualsiasi nuova attività, anche se derivante dalla conversione di una precedente, richiede una nuova valutazione e un’approvazione esplicita da parte del potere pubblico. Questo perché la modifica può comportare variazioni organizzative e qualitative che l’ente ha il diritto e il dovere di verificare prima di estendere la copertura finanziaria pubblica. Il silenzio dell’amministrazione, in questo contesto, non può essere interpretato come assenso.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Decisione

La decisione della Cassazione ribadisce un principio di certezza e rigore nei rapporti tra sanità privata e pubblica. Per le strutture sanitarie, l’insegnamento è chiaro: ogni modifica sostanziale dell’offerta di servizi accreditati deve essere seguita da una richiesta formale di estensione o modifica della convenzione. Non è prudente fare affidamento su presunte estensioni automatiche o sul silenzio-assenso dell’ente pubblico. Per le pubbliche amministrazioni, la sentenza rafforza il potere di controllo e verifica sulla qualità e appropriatezza delle prestazioni erogate in convenzione, garantendo che i fondi pubblici siano destinati solo a servizi esplicitamente autorizzati e accreditati.

La conversione di posti letto ordinari in posti letto day-hospital in una struttura sanitaria privata estende automaticamente l’accreditamento esistente?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la conversione di un’attività in un’altra, anche se autorizzata in via generale, non comporta un’estensione automatica della convenzione o dell’accreditamento. È necessario un atto esplicito da parte dell’ente pubblico che verifichi i nuovi requisiti e approvi la modifica.

A chi spetta l’onere di provare l’esistenza dell’accreditamento per le prestazioni sanitarie richieste in pagamento?
L’onere della prova spetta a chi richiede il pagamento (la struttura sanitaria o il suo cessionario del credito). L’esistenza di un valido accreditamento per le specifiche prestazioni fornite è un fatto costitutivo del diritto al pagamento e non un’eccezione che la controparte (l’ASL) deve sollevare.

Il silenzio della Pubblica Amministrazione può essere interpretato come un consenso all’estensione di un accreditamento sanitario?
No. La Corte ha stabilito che dal mero silenzio delle delibere regionali sulla necessità di un nuovo consenso non si può dedurre che tale consenso non sia necessario. Il principio generale è che le attività convenzionate sono solo quelle originariamente previste, con esclusione di quelle nuove o modificate, per le quali serve un’approvazione esplicita.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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