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Accertamento tecnico preventivo e urgenza

Il Tribunale ha rigettato un ricorso per accertamento tecnico preventivo riguardante opere in cemento armato realizzate su un fondo gravato da servitù. Il giudice ha stabilito che, trattandosi di manufatti permanenti e non suscettibili di alterazione rapida, non sussiste il periculum in mora di natura probatoria necessario per l’ammissibilità dello strumento preventivo.

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Accertamento tecnico preventivo e urgenza probatoria

L’accertamento tecnico preventivo è uno strumento di istruzione preventiva volto a cristallizzare lo stato di luoghi o cose prima che possano mutare. Tuttavia, il ricorso a tale procedura non è automatico, ma richiede la prova di un’urgenza specifica legata alla conservazione della prova stessa.

I fatti della controversia immobiliare

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un proprietario di un immobile che lamentava limitazioni all’esercizio della propria servitù di transito. Secondo il ricorrente, il vicino avrebbe realizzato opere edili, tra cui travi in cemento armato e muri di contenimento, che avrebbero ristretto il passaggio in galleria e creato un potenziale pericolo di crollo, come segnalato da un intervento dei Vigili del Fuoco. Il ricorrente chiedeva dunque la nomina urgente di un perito per accertare lo stato dei luoghi, temendo che la controparte potesse occultare ulteriormente i lavori effettuati.

La resistenza in giudizio

La parte resistente si è costituita contestando la sussistenza dei presupposti di legge. Ha argomentato che le opere non impedivano il transito e, soprattutto, che non vi era alcun rischio di veder svanire la possibilità di provare i fatti, trattandosi di strutture edilizie fisse e visibili.

La decisione dell’autorità giudiziaria

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile, rigettando l’istanza del ricorrente. Il punto centrale della decisione riguarda la corretta interpretazione del concetto di urgenza. Il giudice ha evidenziato che la tutela richiesta tramite l’accertamento tecnico preventivo non deve mirare a proteggere il godimento del diritto sostanziale (il passaggio), ma esclusivamente la possibilità di acquisire una prova che altrimenti andrebbe perduta.

Le motivazioni

Il provvedimento chiarisce che il periculum richiesto dall’art. 696 c.p.c. ha natura squisitamente probatoria. Le opere descritte nel ricorso consistono in manufatti in calcestruzzo armato e tiranti, ovvero interventi edili di natura permanente incorporati nel suolo. Per loro natura, tali opere non sono soggette a perimento o rimozione occulta nel breve termine. Un consulente tecnico nominato in una causa ordinaria potrebbe agevolmente rilevarle e misurarle anche a distanza di tempo, con la medesima precisione. Anche il timore che ulteriori lavori possano aggravare la situazione non integra l’urgenza probatoria: se nuovi manufatti venissero realizzati, sarebbero anch’essi rilevabili in futuro. Il disagio nel non poter utilizzare pienamente la servitù riguarda la lesione del diritto reale, che va tutelata con altre azioni legali, non con l’anticipazione della prova tecnica.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza stabilisce che non si può ricorrere all’accertamento tecnico preventivo per risolvere contestazioni sull’esercizio di una servitù se le prove dei fatti (le opere edili) sono destinate a permanere immutate. La mancanza di un rischio concreto di dispersione della prova rende superfluo l’intervento d’urgenza del giudice. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al rimborso delle spese processuali in favore della controparte, liquidate in base alla soccombenza.

Qual è il presupposto fondamentale per l’ammissibilità di un accertamento tecnico preventivo?
Il presupposto fondamentale è il periculum in mora di natura probatoria, ovvero il rischio concreto che lo stato dei luoghi o delle cose si alteri prima che la prova possa essere acquisita in un normale giudizio di merito.

Perché la natura permanente delle opere edili esclude l’urgenza del provvedimento?
Perché manufatti in cemento armato incorporati al suolo non sono soggetti a rapido perimento o occultamento, permettendo a un perito di esaminarli con piena attendibilità anche in un momento successivo.

Cosa succede se il ricorrente teme un danno al proprio diritto ma non la perdita della prova?
In questo caso l’accertamento tecnico preventivo non è lo strumento corretto, poiché esso non serve a tutelare il godimento del diritto sostanziale, ma solo a garantire la disponibilità di una prova futura.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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