LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Abuso di posizione dominante: quando la prova non basta

Due società nel settore dei servizi a valore aggiunto hanno citato in giudizio un importante operatore di telecomunicazioni per abuso di posizione dominante, sostenendo che l’operatore, loro concorrente, avesse ingiustamente sospeso i pagamenti per escluderle dal mercato. Il tribunale e la corte d’appello hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che la sospensione fosse un atto anticoncorrenziale piuttosto che una disputa contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli attori non avevano fornito prove adeguate dell’abuso contestato e sottolineando come la “doppia conforme” (due decisioni di merito concordi) precluda un riesame dei fatti in sede di legittimità.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Abuso di Posizione Dominante: La Prova è Regina

Nelle complesse dinamiche di mercato, la linea di demarcazione tra una legittima strategia commerciale e un abuso di posizione dominante può essere sottile e difficile da provare. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 17449/2024) ha ribadito un principio fondamentale: senza una prova rigorosa e circostanziata della condotta abusiva, l’accusa, per quanto grave, è destinata a cadere. Il caso analizzato offre spunti cruciali sull’onere della prova e sui limiti del sindacato della Suprema Corte.

I Fatti di Causa: Concorrenza nel Mercato dei Servizi a Valore Aggiunto

La vicenda vedeva contrapposte due società operanti nel mercato delle numerazioni non geografiche (NNG) per la fornitura di servizi a valore aggiunto (oroscopi, televoto, etc.) e un colosso delle telecomunicazioni. Quest’ultimo non solo era un diretto concorrente nel medesimo mercato, ma gestiva anche l’infrastruttura di rete e, soprattutto, il sistema di fatturazione e riscossione dei corrispettivi pagati dagli utenti finali.

Le società minori accusavano il gigante delle TLC di aver abusato della sua posizione dominante sospendendo, tra il 2005 e il 2009, il trasferimento dei pagamenti loro dovuti. Secondo la loro tesi, tale sospensione non era una semplice inadempienza contrattuale, ma una precisa strategia escludente, volta a metterle in difficoltà finanziaria per eliminarle dal mercato.

La Decisione dei Giudici di Merito: Una Questione Contrattuale, non Concorrenziale

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto le domande delle due società. Pur riconoscendo la posizione dominante dell’operatore telefonico in alcuni segmenti di mercato, i giudici hanno ritenuto che non fosse stata fornita la prova decisiva: quella del carattere abusivo della condotta.

In altre parole, le attrici non sono riuscite a dimostrare che la sospensione dei pagamenti fosse un atto pretestuoso e anticoncorrenziale, piuttosto che una reazione a presunte frodi o, al più, un’inadempienza rilevante solo sul piano dei rapporti contrattuali. Si è così creata una situazione di “doppia conforme”, con due sentenze di merito che, sulla base della stessa valutazione dei fatti, giungevano alla medesima conclusione.

L’Abuso di Posizione Dominante secondo la Cassazione: I Limiti del Giudizio di Legittimità

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, mettendo un punto fermo sulla vicenda. La decisione si fonda su principi procedurali e sostanziali di grande importanza.

In primo luogo, la Suprema Corte ha ricordato il proprio ruolo di giudice di legittimità: il suo compito non è rivalutare le prove e i fatti del processo, ma solo verificare che i giudici di merito abbiano applicato correttamente la legge. Di fronte a una “doppia conforme”, l’articolo 348-ter del codice di procedura civile limita drasticamente la possibilità di contestare la ricostruzione dei fatti.

Il fulcro della decisione risiede però nell’onere della prova. La Cassazione ha stabilito che la discussione sulla corretta definizione del “mercato rilevante”, su cui insistevano le ricorrenti, era irrilevante. Anche ammettendo la loro definizione di mercato, rimaneva il fatto insuperabile che non avevano provato l’abuso. Mancava la dimostrazione del nesso causale tra la posizione dominante e una condotta illecita finalizzata all’esclusione dei concorrenti.

Le Motivazioni

La Cassazione ha sottolineato che il ricorso presentato era, nella sostanza, un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito, chiedendo alla Corte di riesaminare le prove in modo diverso da come avevano fatto Tribunale e Corte d’Appello. Questa operazione è preclusa in sede di legittimità. I giudici di merito avevano concluso, con una motivazione coerente e non sindacabile, che le prove raccolte non erano idonee a sostenere l’accusa di abuso. La sospensione dei pagamenti, secondo le corti inferiori, era stata inquadrata nell’ambito di una disputa contrattuale, anche sulla base di precedenti valutazioni dell’Autorità Garante (Agcom), e non come una strategia anticoncorrenziale. Di conseguenza, in assenza della prova dell’elemento fondamentale (la condotta abusiva), ogni altra questione, inclusa quella sulla perimetrazione del mercato, perdeva di rilevanza.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per le imprese che intendono agire in giudizio per abuso di posizione dominante. Non è sufficiente essere danneggiati da un’azienda dominante per ottenere un risarcimento. È indispensabile fornire prove concrete, specifiche e convincenti che dimostrino che la condotta del concorrente più forte non sia espressione di una normale dialettica di mercato (per quanto aspra), ma una deliberata strategia escludente, priva di giustificazioni oggettive. La decisione ribadisce la centralità dell’onere probatorio e i rigidi limiti procedurali che governano il processo civile, specialmente nel passaggio al giudizio di Cassazione.

È sufficiente dimostrare di aver subito un danno da un’azienda in posizione dominante per ottenere un risarcimento per abuso?
No. Secondo la sentenza, non è sufficiente. È necessario provare che il danno deriva da una condotta specificamente abusiva, ovvero un comportamento che non rientra in una normale concorrenza basata sul merito e che ha lo scopo di escludere i concorrenti dal mercato. Una semplice inadempienza contrattuale non costituisce automaticamente un abuso.

Cosa significa “doppia conforme” e che impatto ha sul ricorso in Cassazione?
Si ha una “doppia conforme” quando la sentenza della Corte d’Appello conferma interamente la decisione del tribunale di primo grado basandosi sulla stessa ricostruzione dei fatti. In questo caso, la legge limita fortemente la possibilità di presentare ricorso in Cassazione per vizi di motivazione, rendendo di fatto inammissibile un riesame delle prove e dei fatti.

La definizione del “mercato rilevante” è sempre l’elemento decisivo in una causa per abuso di posizione dominante?
No. Sebbene la definizione del mercato rilevante sia un’operazione preliminare fondamentale, la sentenza chiarisce che diventa secondaria se non viene prima fornita la prova della condotta abusiva. Se non si dimostra l’abuso, qualsiasi discussione su quale sia il mercato corretto diventa irrilevante ai fini della decisione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati