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Abuso contratti a termine: risarcimento e novità

La Corte di Cassazione affronta il tema dell’abuso contratti a termine nel settore pubblico, analizzando se la stabilizzazione del lavoratore escluda il risarcimento del danno. Con l’ordinanza interlocutoria, la Corte rimette la questione alla pubblica udienza per valutare l’impatto delle recenti riforme del 2024 sui giudizi pendenti.

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Abuso contratti a termine: cosa cambia per il risarcimento?

Il tema dell’abuso contratti a termine nella Pubblica Amministrazione è al centro di una nuova e rilevante evoluzione giurisprudenziale. Recentemente, la Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria che riapre il dibattito sulla natura del risarcimento dovuto ai lavoratori precari, specialmente quando questi ultimi siano stati successivamente stabilizzati dall’ente pubblico.

Il caso della stabilizzazione e l’abuso contratti a termine

La vicenda trae origine dal ricorso di una lavoratrice che, dopo anni di impiego con contratti a tempo determinato presso un Comune, aveva richiesto il risarcimento del danno per l’illegittima reiterazione dei rapporti precari. La Corte d’Appello territoriale aveva dichiarato cessata la materia del contendere, ritenendo che l’avvenuta assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) avesse un effetto pienamente sanante, eliminando ogni pretesa risarcitoria.

La lavoratrice ha contestato questa visione, sostenendo che la stabilizzazione non può assorbire automaticamente il danno derivante dal periodo di precariato, specialmente in termini di perdita di opportunità e pregiudizio professionale subito nel tempo.

Le novità legislative sull’abuso contratti a termine

Un elemento di forte novità è rappresentato dall’intervento legislativo del 2024. Il D.L. n. 131 del 2024, convertito nella Legge n. 166 del 2024, ha modificato il regime sanzionatorio per l’abuso contratti a termine nel pubblico impiego. La nuova norma stabilisce un’indennità risarcitoria compresa tra un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità dell’ultima retribuzione, lasciando però salva la possibilità per il dipendente di provare un danno maggiore.

Questo mutamento del quadro normativo impone alla Cassazione di chiarire due aspetti fondamentali: l’applicabilità della nuova norma ai processi ancora in corso e se il legislatore abbia inteso sganciare il risarcimento dalla mancata stabilizzazione, garantendo l’indennizzo in ogni caso di abuso.

Verso la pubblica udienza per la massima chiarezza

Data la complessità e il rilievo nomofilattico delle questioni, la Suprema Corte ha deciso di non decidere immediatamente in camera di consiglio. Il collegio ha ravvisato la necessità di un passaggio in udienza pubblica. Questo permetterà un confronto più ampio, con l’intervento del Pubblico Ministero e delle parti, per definire principi di diritto che avranno un impatto su migliaia di lavoratori precari.

Le motivazioni

La Corte rileva che la precedente interpretazione, secondo cui la stabilizzazione costituiva una misura sanzionatoria idonea a riparare l’illecito, deve essere confrontata con il nuovo testo dell’articolo 36 del d.lgs. n. 165 del 2001. La novella legislativa sembra introdurre un sistema sanzionatorio più rigido e predeterminato, che potrebbe prescindere dall’eventuale successiva assunzione del lavoratore, focalizzandosi esclusivamente sulla gravità della violazione commessa dall’ente pubblico attraverso la successione di contratti a termine.

Le conclusioni

Il rinvio alla pubblica udienza rappresenta un momento cruciale per l’interpretazione del diritto al lavoro nel settore pubblico. La decisione finale dovrà stabilire se il sistema italiano garantisca una tutela sufficientemente dissuasiva contro l’uso distorto dei contratti a tempo determinato, in linea con le direttive europee. Le conclusioni della Corte serviranno a chiarire se il risarcimento del danno sia un diritto intoccabile che sorge per il solo fatto dell’abuso, indipendentemente dai successivi sviluppi della carriera del lavoratore.

La stabilizzazione del lavoratore pubblico cancella sempre il diritto al risarcimento del danno?
Fino ad oggi parte della giurisprudenza riteneva di sì, ma la Cassazione sta valutando se le nuove leggi del 2024 garantiscano comunque un indennizzo minimo per il periodo di precariato subito.

Qual è l’entità del risarcimento prevista dalle nuove norme per l’abuso dei contratti?
La nuova disciplina prevede un’indennità variabile tra 4 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione, ferma restando la facoltà per il lavoratore di dimostrare di aver subito un danno ancora maggiore.

Le riforme del 2024 si applicano anche alle cause legali già iniziate?
Questo è uno dei dubbi che la Corte di Cassazione dovrà sciogliere in pubblica udienza, determinando se la novella trovi applicazione retroattiva per i rapporti di lavoro ancora oggetto di giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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