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Abusi edilizi e recesso: quando è legittimo

Una promissaria acquirente ha scoperto significativi abusi edilizi in un immobile dopo aver firmato un contratto preliminare. I venditori avevano falsamente dichiarato che l’immobile era stato costruito prima del 1967. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell’acquirente di recedere dal contratto e di ricevere il doppio della caparra versata, stabilendo che tali difformità costituiscono un grave inadempimento contrattuale, anche se non rendono nullo il contratto stesso.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Abusi Edilizi nel Preliminare: Quando il Recesso è Legittimo?

La stipula di un contratto preliminare di compravendita immobiliare è un passo fondamentale, ma cosa succede se l’acquirente scopre gravi abusi edilizi dopo aver già versato una cospicua caparra? La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 17148/2024, offre un’analisi cruciale su questo tema, distinguendo tra la validità del contratto e l’inadempimento del venditore, e chiarendo quando il recesso e la richiesta del doppio della caparra sono pienamente legittimi.

I Fatti del Caso: Una Compravendita Complicata

Una promissaria acquirente citava in giudizio i promittenti venditori dopo aver stipulato un contratto preliminare per un immobile. Nel contratto, i venditori avevano dichiarato che l’edificio era stato realizzato prima del settembre 1967. Tuttavia, una perizia di fiducia rivelava una realtà ben diversa: l’immobile presentava una “totale irregolarità urbanistica”, non essendo mai stato oggetto di concessione edilizia né di successiva sanatoria. Erano inoltre presenti opere abusive più recenti, come la realizzazione di un soppalco e di un servizio igienico, che ne alteravano la consistenza.

Di fronte a questa scoperta, l’acquirente chiedeva l’annullamento del contratto o, in subordine, l’accertamento della legittimità del proprio recesso per grave inadempimento, con la conseguente condanna dei venditori al pagamento del doppio della caparra versata.

Il Tribunale di primo grado e la Corte d’Appello davano ragione all’acquirente, confermando il suo diritto a recedere e a ottenere il doppio della caparra. I venditori, soccombenti, decidevano di ricorrere in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione e gli abusi edilizi

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando le decisioni dei giudici di merito. Gli Ermellini hanno stabilito che la presenza di difformità urbanistiche non dichiarate, e non conoscibili dall’acquirente, costituisce un grave inadempimento contrattuale da parte del venditore. Tale inadempimento legittima pienamente l’acquirente a esercitare il diritto di recesso e a pretendere la restituzione del doppio della caparra confirmatoria, come previsto dall’articolo 1385 del codice civile.

Le Motivazioni: Nullità vs. Inadempimento

Il punto centrale della decisione risiede nella distinzione tra la validità del contratto (il cosiddetto “vizio genetico”) e l’inadempimento nella sua fase esecutiva (il “vizio funzionale”).

La Distinzione Chiave: Nullità Formale e Inadempimento Sostanziale

I venditori sostenevano che la presenza di abusi avrebbe dovuto portare a una dichiarazione di nullità del contratto, non a una risoluzione per inadempimento. La Cassazione, richiamando un importante orientamento delle Sezioni Unite (sent. n. 8230/2019), ha chiarito che la nullità di un atto di compravendita si verifica per ragioni prevalentemente formali: ad esempio, la mancata indicazione nel rogito del titolo edilizio (permesso di costruire, etc.).

Tuttavia, la questione della conformità sostanziale del bene al titolo dichiarato attiene alla fase dell’esecuzione del contratto. Se il venditore consegna un bene diverso o con caratteristiche difformi da quelle promesse – come un immobile con gravi abusi edilizi non dichiarati – commette un inadempimento contrattuale. In questo caso, la falsa dichiarazione circa l’epoca di costruzione e la presenza di opere abusive non sanabili hanno integrato un grave inadempimento.

La Gravità degli Abusi Edilizi come Inadempimento

La Corte ha qualificato la non conformità urbanistica come un vizio riconducibile all’articolo 1489 c.c. (cosa gravata da oneri o da diritti di godimento di terzi). Gli abusi riscontrati, come l’aumento della superficie utile tramite soppalco e l’assenza totale di titolo edilizio per il piano seminterrato, erano tutt’altro che minori. Essi non solo diminuivano il valore dell’immobile, ma lo esponevano al potere sanzionatorio della Pubblica Amministrazione (es. ordine di demolizione), limitandone il godimento.

Poiché l’inadempimento dei venditori è stato ritenuto colpevole e di non scarsa importanza, l’acquirente aveva tutto il diritto di avvalersi dello strumento del recesso, che rappresenta una forma di risoluzione stragiudiziale del contratto, attivabile proprio in presenza di una caparra confirmatoria.

Le Conclusioni: Implicazioni per Acquirenti e Venditori

Questa ordinanza consolida un principio fondamentale a tutela di chi acquista un immobile. La validità formale di un contratto preliminare non protegge il venditore se il bene promesso in vendita è sostanzialmente diverso a causa di abusi edilizi. L’acquirente ha diritto di ricevere un bene conforme a quanto pattuito e libero da vizi che ne possano compromettere la commerciabilità e il godimento.

Per i venditori, la lezione è chiara: la massima trasparenza sulla situazione urbanistica dell’immobile è essenziale. Dichiarazioni non veritiere possono portare non solo alla perdita dell’affare, ma anche alla condanna a pagare il doppio della caparra ricevuta. Per gli acquirenti, invece, emerge l’importanza di effettuare verifiche tecniche approfondite prima del rogito, anche se il preliminare è già stato firmato.

Un immobile con abusi edilizi può essere oggetto di un contratto preliminare valido?
Sì, il contratto preliminare è valido. La nullità, secondo la Cassazione, deriva da vizi formali come la mancata indicazione del titolo edilizio nell’atto definitivo, non dalla presenza di abusi in sé. Tuttavia, la presenza di abusi incide sull’adempimento del venditore.

La scoperta di abusi edilizi dopo la firma del preliminare giustifica sempre il recesso dell’acquirente?
Giustifica il recesso se gli abusi costituiscono un inadempimento di non scarsa importanza. Nel caso esaminato, le difformità erano gravi (aumento di superficie, intero piano privo di titolo edilizio, non condonabilità), quindi il recesso e la richiesta del doppio della caparra erano legittimi.

Qual è la differenza tra nullità del contratto e inadempimento per abusi edilizi?
La nullità è un vizio genetico che rende il contratto invalido fin dall’inizio, legato a difetti formali (es. mancanza del titolo abilitativo nel rogito). L’inadempimento è un vizio funzionale che si verifica durante l’esecuzione del contratto, quando una delle parti non rispetta le obbligazioni assunte (es. consegnare un bene con abusi non dichiarati). L’inadempimento può portare alla risoluzione del contratto o al recesso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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