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Codice Civile
Codice Penale

Carmine Paul Alexander TEDESCO - Avvocato

Trasferimento del lavoratore e richiesta dei motivi

La comunicazione del trasferimento del lavoratore, come pure la richiesta dei motivi e la relativa risposta, in difetto di una diversa previsione, sono assoggettate al principio generale di libertà delle forme (Cass. Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Ordinanza n. 20691 del 28 giugno 2022

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Revisione assegno divorzile, morte del coniuge ricorrente

La L. 10 dicembre 1970, n. 898, articolo 4, commi 12, 13 e 14, (articolo sostituito dal Decreto Legge 14 marzo 2005, n. 35, conv. A sua volta, la L. n. 898 del 1970, articolo 9, prevede che, qualora sopravvengano “giustificati motivi”, dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, con procedimento in camera di consiglio, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni sulla misura e sulle modalità dell’assegno.

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Mediatore, diritto alla provvigione

L’articolo 1755 c. c. , comma 1, prevede che il mediatore ha diritto alla provvigione se l’affare è concluso per effetto del suo intervento. Con riferimento alla vendita, il ruolo determinante della agenzia è stato desunto dalla deposizione testimoniale della stessa venditrice, secondo cui grazie all’intervento dell’agenzia di mediazione l’affare è stato concluso.

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Trasferimento dipendente, assistenza persona invalida

Trasferimento del dipendente, diritto di scelta della sede più vicina alla persona invalida da assistere, non è un diritto soggettivo assoluto. La L. n. 104 del 1992, articolo 33, comma 5, disciplina, in sostanza, uno strumento indiretto di tutela in favore delle persone in condizione di handicap, attraverso l’agevolazione del familiare lavoratore nella scelta della sede ove svolgere l’attività lavorativa al fine di rendere quest’ultima il più possibile compatibile con la funzione solidaristica di assistenza del soggetto invalido, ma non è l’unico strumento posto a tutela della solidarietà assistenziale.

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Diritto della ex-moglie all’assegno di mantenimento

Nel caso esaminato, il ricorrente si duole che la Corte di appello abbia ritenuto sussistere il diritto della ex-moglie di ricevere l’assegno di mantenimento, senza una prova positiva dell’impossibilità di quest’ultima di procurarsi i mezzi adeguati per vivere autonomamente, per ragioni oggettive, avendo escluso la effettiva attitudine lavorativa della ex-moglie con un richiamo al fatto notorio, di cui però non vi sarebbe riscontro, all’età e alla mancanza di titolo di studio.

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Separazione dei coniugi, trasferimento in altra città

Il coniuge separato che intenda trasferire la sua residenza lontano da quella dell’altro coniuge, non perde – per ciò solo – l’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o ad esserne collocatario, in quanto “stabilimento e trasferimento della propria residenza e sede lavorativa costituiscono oggetto di libera e non coercibile opzione dell’individuo, espressione di diritti fondamentali di rango costituzionale”. In definitiva, la soluzione adottata dalla Corte di appello aveva inteso operare un bilanciamento fra gli interessi e le esigenze dei due genitori che teneva conto, da un lato, delle prospettive lavorative della madre e, dall’altro, della possibilità per il padre di regolare in modo elastico gli incontri col minore, ormai ben inserito nel nuovo contesto territoriale e scolastico.

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Illecita accumulazione patrimoniale

Detta in altri termini, la presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale, prevista nella speciale ipotesi di confisca di cui al L. n. 356 del 7 agosto 1992, articolo 12-sexies, non opera nel caso in cui il cespite sequestrato sia formalmente intestato ad un terzo ma si assume si trovi nella effettiva titolarità della persona condannata per uno dei reati indicati nella disposizione menzionata.

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Affidamento condiviso, elevata conflittualità tra i genitori

L’affidamento condiviso è da ritenersi il regime ordinario, anche nel caso in cui i genitori abbiano cessato il rapporto di convivenza, ed il grave conflitto fra gli stessi non è, di per sé solo, idoneo ad escluderlo (cfr. La mera conflittualità, infatti, non preclude il ricorso al regime preferenziale dell’affidamento condiviso, ove si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole, mentre può assumere connotati ostativi alla relativa applicazione ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, e, dunque, tali da pregiudicare il loro interesse (cfr.

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Società cancellata, obbligazioni non assolte

Responsabilità dei soci in ordine alle obbligazioni non assolte dalla società cancellata, presupposto di un attivo nel bilancio di liquidazione. La responsabilità dei soci, ex articolo 2495 c. c. , comma 2, in ordine alle obbligazioni non assolte dalla società cancellata, è limitata alla quota (eventualmente) riscossa in base al bilancio finale di liquidazione.

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Il contratto derivante dal delitto di estorsione è nullo

Il contratto derivante dalla condotta penalmente rilevante del delitto di estorsione è nullo, perché viola norme imperative. In conclusione, deve riaffermarsi che il contratto derivante dalla condotta penalmente rilevante del delitto di estorsione è nullo, perché viola norme imperative, è contrario all’ordine pubblico e costituisce il profitto del reato, così assumendo un chiaro connotato di illiceità.

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