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Codice Civile
Codice Penale

Carmine Paul Alexander TEDESCO - Avvocato

Indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo

L’indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo deve essere commisurata, non più in base ad una media delle retribuzioni precedentemente percepite dal lavoratore ante illegittima estromissione, ma in base alla retribuzione che quest’ultimo avrebbe percepito, se avesse effettivamente lavorato (Cass. Peraltro, la funzione dell’indennità L. n. 300 del 1970, ex articolo 18, è quella di ripristinare lo status quo ante al licenziamento illegittimo ed è proprio in ragione di ciò che la sua commisurazione deve essere calcolata in base alla retribuzione che il lavoratore avrebbe concretamente percepito ove non fosse stato illegittimamente estromesso dall’azienda (Cass.

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Figlio maggiorenne, diritto al mantenimento

Già si era chiarito che l’obbligo del genitore non convivente di contribuire al mantenimento del figlio maggiorenne non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni” (Cass.

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Licenziamento in epoca anteriore al trasferimento d’azienda

Secondo un orientamento consolidato, la fattispecie del trasferimento di azienda regolata dall’articolo 2112 c. c. ricorre tutte le volte in cui, rimanendo immutata l’organizzazione aziendale, vi sia soltanto la sostituzione della persona del titolare, indipendentemente dallo strumento tecnico-giuridico adottato. n. 4130 del 2014 secondo cui “Il rapporto di lavoro del lavoratore, illegittimamente licenziato prima del trasferimento di azienda, continua con il cessionario dell’azienda qualora, per effetto della sentenza intervenuta tra le parti originarie del rapporto, il recesso sia stato annullato”).

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Leasing, liceità della clausola penale

La Suprema Corte ha più volte confermato la piena liceità di clausole che prevedano l’irripetibilità dei canoni versati al concedente e la non eccessività di clausole penali, laddove consentano alla società di leasing di ottenere lo stesso utile che avrebbe conseguito se il contratto fosse stato adempiuto regolarmente. Sul piano risarcitorio, l’articolo 1382 c. c. , consente alle parti di predeterminare la quantificazione del danno: e in astratto nulla vieta che il danno sia quantificato in misura pari ai canoni ancora dovuti al momento della risoluzione.

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Perdita di esercizio, limiti del terzo della misura di capitale

La dottrina largamente maggioritaria e parte significativa della giurisprudenza di merito affermano che il fatto determinante lo scioglimento della società non è la riduzione del capitale al disotto del minimo legale, per effetto di una perdita di qualunque consistenza quantitativa, ma che l’evento dissolutivo in parola si verifica solo quando la perdita di esercizio è superiore al terzo del capitale e lo riduce al disotto di tale ammontare minimo. Nell’azione di responsabilità promossa dal curatore di fallimento ai sensi della L. Fall. ,

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Contratto di appalto, difformità e dei vizi dell’opera

Nel contratto di appalto di un’opera, la legge non dispone a carico di quale parte gravi l’obbligo della redazione del progetto, onde sono decisive al riguardo le specifiche pattuizioni negoziali, che possono, perciò, essere basate anche su un preventivo predisposto dall’appaltatore – con la specifica indicazione dei lavori da eseguire – che sia incondizionatamente accettato dal committente, così dandosi luogo alla formazione di un valido ed efficace accordo contrattuale (Cass.

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Carattere ritorsivo del licenziamento

In ipotesi di allegazione, da parte del lavoratore, del carattere ritorsivo del licenziamento e, quindi, di una domanda di accertamento della nullità del provvedimento datoriale per motivo illecito ai sensi dell’articolo 1345 c. c. , occorre che l’intento ritorsivo del datore di lavoro, la cui prova è a carico del lavoratore (cfr.

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Mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili

Dunque, le condizioni della azione di risarcimento danni nei confronti degli amministratori, riconducibile all’attività da essi posta in essere dopo il verificarsi di una causa di scioglimento, sono il compimento, dopo tale evento, di atti di gestione non aventi una finalità meramente conservativa del patrimonio sociale (liquidatoria), il danno ed il nesso di causalità tra condotta e danno. Non vi è dubbio che il compimento da parte dell’amministratore, dopo il verificarsi della causa di scioglimento, di atti non aventi una finalità liquidatoria dia luogo a quell’inadempimento astrattamente idoneo a porsi come causa del danno di cui si pretende il risarcimento, prima condizione richiesta per l’affermazione della responsabilità dell’amministratore (Cass.

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Contratto di agenzia, patto di non concorrenza

Prima che fosse espressamente disciplinato dall’articolo 1751-bis c. c. , la giurisprudenza di legittimità riconduceva all’articolo 2596 c. c. , il patto di non concorrenza per il periodo successivo alla cessazione del contratto di agenzia. Con la successiva L. 29 dicembre 2000, n. 422, articolo 23 (entrata in vigore il 4 febbraio 2001) si è aggiunto un comma 2 all’articolo 1751-bis c. c. , del seguente tenore: “L’accettazione del patto di non concorrenza comporta, in occasione della cessazione del rapporto, la corresponsione all’agente commerciale di una indennità di natura non provvigionale.

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