Malattia professionale minatore: la conferma della Corte d’Appello
Il riconoscimento di una malattia professionale minatore costituisce una tutela fondamentale per chi ha dedicato la vita a un’attività usurante in condizioni ambientali estreme. In una recente sentenza, la Corte d’Appello di Cagliari ha affrontato il caso di un lavoratore impiegato per decenni in galleria, confermando il suo diritto alla rendita nonostante le contestazioni dell’ente previdenziale sulla tempistica della domanda e sulla durata dell’esposizione al rischio.
Il caso e l’esposizione al rischio nel settore estrattivo
Il lavoratore aveva operato come minatore cavatore in sottosuolo dal 1977 al 2016. L’ambiente di lavoro, descritto dettagliatamente durante il giudizio, era caratterizzato da aerazione forzata, temperature elevate superiori ai 30 gradi e un’umidità costante. L’utilizzo quotidiano di strumenti ad aria compressa, come motopicchi e perforatrici, aveva esposto l’uomo a vibrazioni continue e a un inquinamento acustico ben oltre i limiti consentiti.
L’istituto assicuratore aveva inizialmente negato le prestazioni, sostenendo che l’attività lavorativa a rischio fosse terminata nel 2003. Secondo questa tesi, la domanda presentata nel 2019 sarebbe stata tardiva, poiché il periodo massimo di indennizzabilità per le patologie denunciate (osteoartropatia e ipoacusia) sarebbe scaduto da anni.
La decisione sulla malattia professionale minatore
I giudici d’appello hanno confermato integralmente la sentenza di primo grado, ritenendo le prove raccolte sufficienti a dimostrare la continuità del rischio. La chiave della decisione è risieduta nelle testimonianze raccolte: diversi colleghi hanno confermato che il lavoratore aveva continuato a operare in galleria, con le medesime mansioni gravose, anche tra il 2012 e il 2016 presso diverse aziende del settore.
Questo accertamento di fatto ha permesso di neutralizzare l’eccezione dell’ente: l’esposizione al rischio non era cessata nel 2003, ma solo nel 2016. Di conseguenza, alla data della presentazione della domanda amministrativa nel 2019, i termini di legge per la presunzione legale di derivazione professionale erano pienamente rispettati.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta valutazione del rischio tecnopatico prolungato. I giudici hanno chiarito che non vi è stata alcuna interruzione del nesso causale, poiché l’ambiente di lavoro nelle diverse miniere in cui il lavoratore ha operato era del tutto analogo a quello iniziale. La Consulenza Tecnica d’Ufficio ha inoltre confermato che le patologie (osteoartropatie del sistema polso-gomito-spalla e ipoacusia bilaterale) erano direttamente riconducibili alle vibrazioni e ai traumi pressori sonori subiti durante l’intera carriera. La quantificazione del danno biologico complessivo al 21% è stata ritenuta coerente con le tabelle di legge e non specificamente contestata dall’appello dell’ente.
Le conclusioni
Le conclusioni della sentenza sanciscono il rigetto dell’appello dell’istituto e la conferma definitiva della rendita per il lavoratore. Oltre al riconoscimento del diritto economico, la Corte ha condannato l’ente alla rifusione delle spese processuali e al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato. La pronuncia sottolinea come, in assenza di documentazione aziendale completa sul rischio (come i rilievi fonometrici), la prova testimoniale assuma un valore decisivo per ricostruire la verità dei fatti e tutelare la salute dei lavoratori.
Come si prova l’esposizione al rischio se l’azienda non ha conservato i rilievi fonometrici?
In mancanza di dati documentali come i rilievi fonometrici o i DVR, il lavoratore può dimostrare l’esposizione al rischio mediante prove testimoniali che descrivano le attrezzature usate e le condizioni ambientali.
Cosa fare se l’INAIL sostiene che il rischio professionale è cessato troppo tempo prima della domanda?
È necessario dimostrare, anche tramite testimoni o libretti di lavoro, che l’attività usurante è proseguita presso altri datori di lavoro o con diverse modalità fino a una data più recente.
Qual è il grado di invalidità necessario per ottenere una rendita per ipoacusia e osteoartropatia?
Il grado di invalidità deve superare le soglie previste per il danno biologico; nel caso esaminato, il cumulo delle patologie ha portato a un riconoscimento complessivo del 21%.