La normativa italiana tutela i lavoratori esposti all’asbesto attraverso specifici vantaggi pensionistici. Il riconoscimento del beneficio contributivo amianto permette di moltiplicare i periodi lavorativi utili ai fini del calcolo della pensione. Molti lavoratori avviano le procedure amministrative con notevole ritardo rispetto al momento in cui cessano l’attività lavorativa a rischio.
La legge stabilisce regole temporali molto rigide per l’esercizio di queste azioni giudiziarie e amministrative. Il diritto a richiedere la maggiorazione contributiva si estingue se il titolare resta inerte per oltre dieci anni. La corretta individuazione del momento di partenza di questo termine temporale rappresenta il punto centrale di numerose controversie legali tra lavoratori ed enti previdenziali.
La vicenda e il decorso dei termini temporali
Un lavoratore ha svolto per anni mansioni a contatto con fibre nocive sul proprio luogo di lavoro. Nel luglio 2002 l’interessato ha presentato la prima domanda all’ente assicuratore per ottenere la certificazione dell’esposizione qualificata. L’ente ha inizialmente negato il rilascio del documento richiesto.
Il lavoratore ha presentato una richiesta di riesame nel 2010 e ha ottenuto il riscontro positivo soltanto nel 2013. Forte della certificazione ottenuta, l’interessato ha depositato la domanda formale all’ente previdenziale nel luglio 2014. L’ente ha respinto l’istanza e la Corte d’Appello ha confermato la decadenza per prescrizione decennale. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione.
Il ruolo delle istanze presentate all’ente assicuratore
Il ricorso si fondava sull’impossibilità oggettiva di azionare il diritto prima del rilascio formale del certificato da parte dell’ente assicuratore. Secondo la tesi difensiva del lavoratore, il tempo trascorso per il riesame amministrativo doveva sospendere o interrompere il decorso della prescrizione. La difesa sosteneva inoltre che il diritto alla salute e alla previdenza dovesse prevalere sui vincoli temporali ordinari.
La giurisprudenza di legittimità adotta tuttavia un criterio differente basato sulla consapevolezza soggettiva del danno. La presentazione dell’istanza iniziale dimostra in modo inequivocabile che il dipendente era pienamente conscio della propria esposizione all’amianto. Tale consapevolezza rende immediatamente azionabile la pretesa contributiva nei confronti dell’istituto di previdenza.
Le motivazioni dei giudici sul beneficio contributivo amianto
I Giudici di Cassazione hanno dichiarato tutti i motivi di ricorso infondati e hanno confermato integralmente la sentenza di secondo grado. Il termine iniziale di prescrizione decorre dalla data di inoltro della prima domanda all’ente assicuratore. In quel momento si perfeziona la consapevolezza del lavoratore circa il rischio subito durante la carriera lavorativa.
La Corte ha precisato che la pendenza della pratica amministrativa o il diniego iniziale non impedivano al lavoratore di presentare formale domanda all’ente previdenziale. L’istanza di riesame rivolta all’ente assicuratore non produce alcun effetto interruttivo della prescrizione verso l’ente previdenziale. Si tratta infatti di un soggetto del tutto estraneo al rapporto giuridico previdenziale principale avente ad oggetto il beneficio contributivo amianto.
Le conclusioni della Cassazione sulla prescrizione del diritto
La decisione finale stabilisce la perdita definitiva del diritto al ricalcolo della posizione contributiva per superamento del limite decennale. Il lavoratore ha atteso dodici anni dalla prima domanda prima di adire formalmente l’ente previdenziale competente. Questa inerzia prolungata ha consumato irreparabilmente la facoltà di ottenere i vantaggi pensionistici previsti dalla legge speciale.
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del dipendente in via definitiva. Il lavoratore soccombente deve pagare le spese del giudizio di legittimità per un importo pari a quattromila euro oltre agli accessori di legge. La tempestività delle istanze verso il corretto ente gestore costituisce un requisito imprescindibile per tutelare i propri diritti previdenziali.
Da quale momento decorre la prescrizione per richiedere la maggiorazione contributiva da amianto?
Il termine di prescrizione decennale decorre dalla data in cui il lavoratore presenta la prima domanda di certificazione all’INAIL, poiché tale atto dimostra la piena consapevolezza dell’esposizione al rischio.
Le richieste di riesame inviate all’INAIL bloccano la prescrizione nei confronti dell’INPS?
No, le istanze o i solleciti inviati all’INAIL non interrompono i termini di prescrizione verso l’INPS, in quanto l’INAIL è un soggetto terzo ed estraneo al rapporto previdenziale pensionistico.
Cosa accade se si inoltra la richiesta all’INPS oltre i dieci anni dalla prima domanda?
La richiesta viene rigettata per prescrizione e il lavoratore perde definitivamente la possibilità di ottenere i benefici previdenziali legati all’esposizione all’amianto.