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Istigazione alla corruzione: la Cassazione respinge il ricorso

La Corte d’Appello confermava la condanna nei confronti de L’Imputato per il delitto di istigazione alla corruzione commesso ai danni di pubblici ufficiali durante un controllo. I giudici fondavano la decisione sulle dichiarazioni rese dagli agenti di polizia operanti. L’Imputato proponeva ricorso per cassazione, contestando l’attendibilità dei testimoni e la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte dichiarava inammissibile il ricorso originario. L’Imputato impugnava nuovamente l’ordinanza di inammissibilità lamentando un presunto errore del giudice di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la piena inammissibilità dell’impugnazione: il ricorrente ha riproposto censure di merito non consentite. La Corte ha condannato L’Imputato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 38148 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 2 n. 38148/2022)

La condanna per istigazione alla corruzione e il valore delle testimonianze

Il reato di istigazione alla corruzione scatta quando un cittadino offre indebitamente denaro o favori a un pubblico ufficiale. Nella vicenda in esame, i giudici di merito hanno condannato L’Imputato a seguito delle dichiarazioni rese dagli agenti di polizia intervenuti sul posto. Le parole delle forze dell’ordine hanno costituito la base solida per accertare l’offerta illecita. L’Imputato ha tentato di ribaltare l’esito processuale sostenendo una diversa versione dei fatti ed evidenziando presunte incongruenze nelle testimonianze acquisite.

I limiti stringenti del ricorso per cassazione

Il processo penale prevede una netta divisione tra accertamento del fatto e controllo della corretta applicazione della legge. Il Tribunale e la Corte di Appello valutano le prove storiche, sentono i testimoni e ricostruiscono la dinamica materiale. La Corte di Cassazione svolge invece una funzione di pura legittimità (controllo del rispetto delle norme giuridiche). La legge vieta espressamente al ricorrente di richiedere ai giudici di terzo grado una nuova interpretazione delle prove.

L’Imputato ha presentato ricorso sostenendo che i magistrati avevano valutato male le risultanze processuali. La Suprema Corte ha respinto tale impostazione rilevando che le doglianze si traducevano in una critica di merito non consentita. Quando la motivazione della sentenza precedente appare logica, coerente e priva di violazioni normative, il ricorso non può trovare ingresso.

Il tentativo di contestare l’ordinanza di inammissibilità

Nonostante la prima declaratoria di inammissibilità, L’Imputato ha impugnato il provvedimento della Suprema Corte. Il difensore ha dedotto un presunto travisamento o errore valutativo da parte dei giudici di legittimità. Il ricorso mirava a rimettere in discussione, ancora una volta, la credibilità delle indicazioni fornite dagli agenti di polizia operanti.

Questa strategia ha generato una sovrapposizione viziosa di impugnazioni. La parte ha cercato di trasformare un giudizio di legittimità in un terzo grado di merito, insistendo su profili fattuali ormai definitivamente preclusi dalla legge processuale penale.

Le motivazioni sulla validità della condanna per istigazione alla corruzione

La Suprema Corte ha rilevato la piena infondatezza dell’impugnazione straordinaria proposta. Il provvedimento gravato ha espresso un chiaro carattere valutativo e non deriva affatto da una fuorviata rappresentazione percettiva dei documenti di causa. I giudici hanno chiarito che la condanna per istigazione alla corruzione poggia saldamente sulle credibili e lineari dichiarazioni dei pubblici ufficiali.

Il ricorrente ha riproposto doglianze attinenti alla valutazione delle prove, incorrendo in una doppia inammissibilità. Le censure mosse non integravano alcun errore materiale o di fatto correggibile, ma esprimevano un mero dissenso rispetto alle conclusioni logiche raggiunte dai giudici.

Le conclusioni: conferma della sanzione e spese processuali

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso da L’Imputato. Questa decisione consolida definitivamente la condanna penale inflitta nei gradi precedenti. Chi presenta ricorsi manifestamente inammissibili per colpa subisce conseguenze economiche dirette.

I magistrati hanno condannato L’Imputato al pagamento integrale delle spese del procedimento. La Corte ha inoltre disposto il pagamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende, sanzionando l’abuso dello strumento processuale.

La Corte di Cassazione può rivalutare la credibilità dei testimoni operanti?
No, la Corte di Cassazione valuta solo la legittimità della decisione e la logicità della motivazione, senza compiere un nuovo esame dei testimoni o dei fatti.

Quando si perfeziona il delitto di istigazione alla corruzione?
Il reato si perfeziona nel momento esatto in cui il privato formula la proposta o offre il denaro al pubblico ufficiale, a prescindere dal rifiuto di quest’ultimo.

Quali conseguenze comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
Il ricorrente subisce il passaggio in giudicato della condanna, il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.

Termini giuridici

Istigazione alla corruzione
Reato commesso da chi offre o promette denaro o altra utilità a un pubblico ufficiale per indurlo a compiere o omettere un atto del proprio ufficio.
Giudizio di legittimità
Fase processuale davanti alla Corte di Cassazione che verifica il rispetto delle norme di legge senza rivalutare i fatti storici.
Giudizio di merito
Gradi di giudizio (Tribunale e Corte d'Appello) in cui i giudici esaminano direttamente i fatti, le prove e i testimoni.
Cassa delle ammende
Fondo statale destinato al finanziamento di progetti carcerari a cui versa una sanzione chi propone ricorsi inammissibili per colpa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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