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Condanne Confermate: Inammissibilità Ricorso Penale in Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale presentato da due imputati, condannati in appello per reati contro il patrimonio (truffa, ricettazione e falsità in atti). I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove, l’identificazione e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto le doglianze infondate o miranti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Ha confermato la correttezza della motivazione della Corte d’Appello sulla colpevolezza e sulla congruità della pena, escludendo vizi logici. La decisione comporta la conferma delle condanne e l’obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19950 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 19950/2022)

L’Inammissibilità del Ricorso Penale: Quando la Suprema Corte dice “No”

La inammissibilità ricorso penale è una decisione della Suprema Corte che chiude definitivamente la strada a ulteriori contestazioni. Significa che il ricorso presentato non può essere esaminato nel merito. Questo accade quando non rispetta le regole procedurali o quando le argomentazioni proposte non sono di competenza della Corte di Cassazione. Comprendere i motivi di questa decisione è fondamentale per chiunque si trovi ad affrontare un procedimento penale.

Il Caso: Reati contro il Patrimonio e le Condanne

Due individui, che chiameremo il Primo Ricorrente e il Secondo Ricorrente, sono stati condannati dalla Corte d’Appello per diversi reati. Questi includevano la truffa, la ricettazione (cioè il ricevere beni sapendo che provengono da un reato) e la falsità in atti. La Corte d’Appello ha confermato le loro condanne. I due hanno deciso di presentare un ricorso alla Suprema Corte, sperando di ottenere un annullamento o una revisione della sentenza. Essi contestavano vari aspetti della decisione di appello, dalla valutazione delle prove alla determinazione della pena.

Le Ragioni dell’Inammissibilità per il Primo Ricorrente

Il Primo Ricorrente ha presentato diverse obiezioni. Ha sostenuto che la Corte d’Appello non aveva valutato correttamente le sue dichiarazioni. La Suprema Corte ha respinto questa argomentazione. Ha spiegato che il ricorso chiedeva una nuova valutazione dei fatti e delle prove. Questo non è permesso in Cassazione. La Suprema Corte esamina solo se la legge è stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza è logica e completa. La Corte d’Appello aveva già ritenuto le dichiarazioni del Primo Ricorrente non credibili, perché in conflitto con altre prove e con le dichiarazioni di un Testimone Chiave.

Il Primo Ricorrente ha anche contestato la mancata concessione di attenuanti. Le attenuanti sono circostanze che possono ridurre la pena. La Suprema Corte ha ritenuto queste contestazioni infondate. I giudici di merito avevano già escluso che il danno causato dai reati fosse di lieve entità. Hanno motivato in modo coerente la loro decisione, basandosi sulle prove raccolte. Anche le lamentele sulla eccessività della pena sono state respinte. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice, purché sia motivata in base ai criteri di legge.

Anche il Secondo Ricorrente vede l’Inammissibilità del suo Ricorso Penale

Anche il ricorso del Secondo Ricorrente è stato dichiarato inammissibile. I suoi avvocati contestavano l’accertamento della sua identità. Anche in questo caso, la Suprema Corte ha ribadito che si trattava di una richiesta di riesaminare i fatti. La Corte d’Appello aveva già accertato l’identità del Secondo Ricorrente. Lo aveva fatto basandosi sulle dichiarazioni concordanti di diversi Testimoni. Queste dichiarazioni erano state confermate dalla corrispondenza dei tratti somatici.

Il Secondo Ricorrente ha poi messo in discussione l’utilizzabilità di alcune testimonianze. La Suprema Corte ha chiarito che le sue obiezioni non erano fondate. Le dichiarazioni dei Testimoni erano sufficienti per l’identificazione. Non era necessario un ulteriore approfondimento. Infine, anche per il Secondo Ricorrente, le contestazioni sulla pena e sulla mancata concessione di attenuanti sono state considerate inammissibili. La motivazione della Corte d’Appello sulla pena era ritenuta corretta e aderente alle prove.

La Discrezionalità del Giudice nella Determinazione della Pena

La legge italiana affida al giudice un ampio potere discrezionale nella determinazione della pena. Questo potere deve essere esercitato tenendo conto di specifici criteri. Questi includono la gravità del reato, la capacità a delinquere del colpevole e le circostanze aggravanti o attenuanti. Il giudice deve motivare la sua decisione, ma non è sempre necessaria una spiegazione analitica per ogni singolo elemento. Basta che affermi che la pena è congrua o equa. Una spiegazione più dettagliata è richiesta solo se la pena è molto superiore alla media prevista dalla legge. Questo principio è stato ribadito dalla Suprema Corte in diverse occasioni, confermando la correttezza della decisione della Corte d’Appello in questo caso specifico di inammissibilità ricorso penale.

Le Motivazioni della Suprema Corte sull’Inammissibilità

La Suprema Corte ha motivato l’inammissibilità ricorso penale per entrambi i ricorrenti. Ha spiegato che le loro doglianze non indicavano vizi logici o errori di diritto nella sentenza d’appello. Piuttosto, chiedevano una nuova valutazione delle prove e dei fatti. Questo tipo di richiesta non rientra nelle competenze della Cassazione. La Corte ha confermato che la Corte d’Appello aveva motivato in modo adeguato sia l’accertamento della responsabilità che la determinazione della pena. Non c’erano errori che potessero giustificare un annullamento della sentenza. Le decisioni dei giudici di merito erano coerenti con le prove e rispettavano la legge.

Le Conclusioni: Cosa Comporta l’Inammissibilità del Ricorso Penale

La dichiarazione di inammissibilità ricorso penale ha conseguenze immediate e definitive. Significa che le condanne inflitte dalla Corte d’Appello diventano irrevocabili. I ricorrenti devono quindi scontare la pena stabilita. Inoltre, la Suprema Corte ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Devono anche versare una somma di 3000,00 euro a favore della Cassa delle Ammende. Questa somma è una sanzione pecuniaria prevista dalla legge quando un ricorso viene dichiarato inammissibile. La decisione della Suprema Corte chiude così il procedimento, confermando la validità delle sentenze precedenti.

Cosa significa che un ricorso è inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando non può essere esaminato nel merito dal giudice perché non rispetta le regole procedurali o i requisiti di legge, ad esempio se chiede di riesaminare fatti già accertati in altri gradi di giudizio.

La Suprema Corte può riesaminare le prove di un caso?
No, la Suprema Corte (Cassazione) non riesamina le prove o i fatti di un caso. Il suo compito è verificare se la legge è stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza è logica e completa, senza vizi di diritto.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in ambito penale?
Le conseguenze sono che la sentenza impugnata diventa definitiva e irrevocabile. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro a favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Ricorso per cassazione
Un appello finale presentato alla Corte Suprema (Cassazione) per contestare una sentenza, ma solo per questioni di diritto, non per riesaminare i fatti.
Inammissibile
Un atto o un ricorso che non può essere accettato o esaminato dal giudice perché non rispetta le regole procedurali o i requisiti di legge.
Attenuante
Una circostanza che rende meno grave un reato o la condotta di chi lo ha commesso, portando a una riduzione della pena.
Aggravante
Una circostanza che rende più grave un reato o la condotta di chi lo ha commesso, comportando un aumento della pena.
Dispositivo (P.Q.M.)
La parte finale di una sentenza o ordinanza che contiene la decisione definitiva del giudice, cioè cosa è stato stabilito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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