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Falsa dichiarazione di domicilio: la Cassazione conferma il reato

Un Accusato è stato riconosciuto colpevole di reati legati agli stupefacenti e di aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. Il suo ricorso contestava che la falsità riguardasse solo il domicilio, sostenendo che non dovesse configurare il reato di falsa attestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l’indicazione del domicilio rientra tra le qualità personali utili all’identificazione. Pertanto, la **falsa dichiarazione di domicilio** costituisce reato. L’Accusato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27099 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 27099/2022)

Introduzione: La Falsa Dichiarazione di Domicilio e le sue Conseguenze

La falsa dichiarazione di domicilio è un argomento che spesso genera dubbi e incertezze. Molti pensano che fornire un indirizzo non corretto possa essere una leggerezza senza gravi conseguenze legali. Tuttavia, la giurisprudenza italiana ha una posizione chiara e consolidata su questo punto. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito l’importanza della veridicità delle dichiarazioni rese a un pubblico ufficiale, specialmente quando riguardano dati personali come il domicilio. Questa decisione sottolinea come anche un’informazione apparentemente minore possa avere un peso significativo nel diritto penale.

Il Caso: Un Ricorso Inammissibile sulla Falsa Dichiarazione di Domicilio

Il caso ha riguardato un Accusato, già condannato in primo e secondo grado per reati legati agli stupefacenti e per aver fornito false dichiarazioni a un pubblico ufficiale. L’Accusato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Egli sosteneva che la sua dichiarazione fosse falsa solo per quanto riguardava il domicilio. Secondo la sua difesa, questa specifica falsità non avrebbe dovuto configurare il reato di falsa attestazione. L’Accusato chiedeva quindi una revisione della condanna relativa a questo specifico capo d’accusa. La Corte ha esaminato attentamente la questione, valutando la fondatezza delle argomentazioni presentate.

Cosa si intende per Falsa Dichiarazione di Domicilio?

Il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale è previsto dall’articolo 495 del Codice Penale. Questa norma punisce chi dichiara o attesta falsamente a un pubblico ufficiale la propria identità, il proprio stato o altre qualità personali. La questione centrale in questo caso era se il domicilio rientrasse tra queste ‘qualità personali’. La legge intende per qualità personali tutti quegli elementi che contribuiscono a definire l’individuo e la sua posizione nella società. La falsa dichiarazione di domicilio rientra in questa definizione, poiché il domicilio è un dato essenziale per l’identificazione e la reperibilità di una persona.

L’Importanza delle Qualità Personali nell’Identificazione

La giurisprudenza ha da tempo chiarito che le indicazioni relative alla residenza o al domicilio di una persona non sono dettagli secondari. Esse costituiscono, infatti, elementi fondamentali per individuare l’identità di un individuo. Queste informazioni sono cruciali per l’amministrazione pubblica e per la giustizia. Permettono di stabilire dove una persona può essere legalmente rintracciata e dove si concentra la sua vita civile e professionale. Dichiarare il falso su questi aspetti significa alterare la propria identità legale, con potenziali ripercussioni su procedimenti e notifiche ufficiali.

Le Motivazioni della Cassazione sulla Falsa Dichiarazione di Domicilio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni dell’Accusato fossero in palese contrasto con la normativa e con la consolidata giurisprudenza. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: le indicazioni relative alla residenza e al domicilio sono a tutti gli effetti ‘qualità e condizioni personali’. Queste informazioni sono indispensabili per l’identificazione di una persona. Pertanto, una falsa dichiarazione di domicilio non è una semplice inesattezza, ma un vero e proprio reato. La decisione ha confermato l’orientamento secondo cui la falsità su questi dati incide direttamente sulla corretta identificazione dell’individuo, configurando il reato previsto dall’articolo 495 del Codice Penale.

Le Conclusioni: Il Ricorrente Condannato

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la condanna dell’Accusato è diventata definitiva. La Corte di Cassazione ha condannato il Ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, ha disposto il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito: la legge prende sul serio le dichiarazioni rese ai pubblici ufficiali. Anche un’informazione come il domicilio, se dichiarata falsamente, può portare a gravi conseguenze penali. È essenziale fornire sempre dati veritieri e completi per evitare problemi con la giustizia.

La falsa dichiarazione di domicilio è sempre un reato?
Sì, secondo la giurisprudenza consolidata, la falsa dichiarazione di domicilio a un pubblico ufficiale è considerata un reato in quanto il domicilio rientra tra le qualità personali essenziali per l’identificazione di un individuo.

Cosa si intende per ‘qualità e condizioni personali’ in questo contesto?
Si intendono tutti quegli elementi che contribuiscono a definire l’identità di una persona, come il nome, il cognome, lo stato civile, la residenza e il domicilio. Dichiarare il falso su questi aspetti può alterare la propria identità legale.

Quali sono le conseguenze di una dichiarazione di domicilio falsa?
Le conseguenze possono includere una condanna penale per il reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale, il pagamento delle spese processuali e l’obbligo di versare una somma alla Cassa delle ammende, come stabilito dalla Corte di Cassazione.

Termini giuridici

Inammissibile
Non accettabile o non valido per essere esaminato da un giudice, spesso per vizi di forma o mancanza di requisiti.
Ricorso
Una richiesta formale presentata a un giudice di grado superiore per chiedere la revisione di una decisione precedente.
Domicilio
Il luogo dove una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi, anche se non vi abita stabilmente.
Residenza
Il luogo dove una persona ha la sua dimora abituale, ovvero dove vive di fatto in modo stabile.
Cassa delle ammende
Un fondo statale alimentato dalle multe e sanzioni penali, utilizzato per finanziare attività e progetti nel settore della giustizia.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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