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Condono edilizio: vietata la sanatoria con frazionamento

Due comproprietarie hanno presentato dodici istanze separate di condono edilizio per altrettanti appartamenti inseriti in un unico fabbricato abusivo. La volumetria totale dell’immobile superava ampiamente la soglia di tremila metri cubi imposta dalla legge per la sanatoria. L’amministrazione comunale ha rigettato le istanze considerando l’edificio nella sua unitarietà. I giudici amministrativi hanno confermato il diniego, evidenziando il disegno costruttivo unitario e il comune centro di interesse familiare. Le proprietarie hanno quindi proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione per contestare la giurisdizione, sostenendo un abuso di potere interpretativo del giudice d’appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione unitaria del manufatto costituisce una corretta applicazione della legge e non un’invasione di potere legislativo, condannando le ricorrenti alle spese e a sanzioni per lite temeraria.

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Pubblicato il 2 settembre 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Unite Num. 24735 Anno 2026 (Cass. civ. sez. unite n. 24735/2026)

Il limite di volumetria nel condono edilizio

La disciplina sul condono edilizio fissa limiti volumetrici precisi e invalicabili per impedire abusi su larga scala. La legge vieta la sanatoria di nuove costruzioni che superino complessivamente tremila metri cubi. Spesso i proprietari tentano di aggirare la soglia frazionando l’immobile in più unità e presentando domande separate. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato che l’amministrazione e i giudici devono considerare l’opera nella sua interezza quando emerge un disegno unitario.

La frammentazione fittizia delle domande di condono edilizio

La vicenda riguarda un edificio multipiano abusivo di oltre cinquemila metri cubi, composto da dodici appartamenti e tre locali al piano terra. Due sorelle comproprietarie hanno inoltrato dodici distinte istanze di sanatoria. Ciascuna domanda rispettava singolarmente il limite volumetrico di settecentocinquanta metri cubi. Il Comune ha respinto tutte le richieste. L’ente ha rilevato la presenza di un’unica struttura servita da una sola scala di accesso e imputabile al medesimo centro di interessi familiari. La suddivisione artificiosa delle domande non consente di eludere il tetto massimo di tremila metri cubi previsto dal decreto legge numero 269 del 2003.

Il ricorso alle Sezioni Unite per eccesso di potere

Le proprietarie hanno impugnato la sentenza del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite civili. La difesa ha sostenuto che il giudice amministrativo avesse creato una norma inesistente, superando i limiti della propria giurisdizione e violando il diritto di proprietà tutelato a livello europeo. Secondo le ricorrenti, la legge imporrebbe la valutazione unitaria solo in presenza di un condominio formalmente costituito, escludendo l’impatto dei vincoli di parentela tra proprietari di unità distinte.

Le motivazioni sulla corretta applicazione del condono edilizio

I Supremi Giudici hanno respinto integralmente le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. Il giudice speciale non ha creato una regola nuova, ma ha svolto la propria funzione istituzionale interpretando la norma applicabile. La verifica dell’unitarietà dell’opera abusiva appartiene alla valutazione del fatto e all’applicazione logica della normativa urbanistica. L’esistenza di una scala comune, la costruzione in aderenza e lo stretto legame familiare dimostrano un unico centro di interesse. Di conseguenza, l’accorpamento delle volumetrie costituisce una corretta lettura sistematica della legge sul condono edilizio e non un’invasione di campo riservata al legislatore o all’amministrazione.

Le conclusioni sul rigetto definitivo del condono edilizio

La decisione delle Sezioni Unite consolida un orientamento rigoroso contro le pratiche elusive in materia urbanistica. Il tentativo di frazionare artificiosamente un grande fabbricato abusivo non supera il vaglio di legittimità. Le ricorrenti hanno perso definitivamente la causa e hanno subito la condanna al rimborso delle spese di lite in favore del Comune. La Corte ha inoltre applicato pesanti sanzioni pecuniarie per lite temeraria verso la controparte e verso la Cassa delle Ammende, confermando l’inammissibilità dell’impugnazione.

Posso frazionare una palazzina abusiva per ottenere il condono edilizio delle singole unità?
No, l’opera abusiva viene valutata nella sua unitarietà complessiva quando i singoli appartamenti fanno parte di un unico disegno costruttivo e fanno capo allo stesso centro di interessi.

Qual è il limite massimo di volume consentito per condonare un intero nuovo fabbricato?
La normativa di riferimento per l’ultimo condono stabilisce che la nuova costruzione non possa superare complessivamente il volume totale di tremila metri cubi.

Cosa accade se si impugna una decisione del Consiglio di Stato contestando la giurisdizione senza fondamento?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e può condannare il ricorrente al risarcimento per lite temeraria e al versamento di una sanzione alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Condono edilizio
Provvedimento straordinario di legge che permette di regolarizzare opere realizzate senza permesso di costruire entro precisi limiti di tempo e volume.
Eccesso di potere giurisdizionale
Situazione in cui un giudice oltrepassa i confini delle proprie funzioni, invadendo la sfera riservata alla legge o alla pubblica amministrazione.
Sussunzione
Operazione logica con cui il giudice riconduce un fatto concreto e specifico all'interno di una norma giuridica generale e astratta.
Error in iudicando
Errore commesso dal giudice nell'interpretare o nell'applicare una norma di legge al caso concreto esaminato.
Soccombenza
Principio processuale per cui la parte che perde la causa deve rimborsare le spese legali sostenute dalla parte vincitrice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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