La disciplina sul condono edilizio fissa limiti volumetrici precisi e invalicabili per impedire abusi su larga scala. La legge vieta la sanatoria di nuove costruzioni che superino complessivamente tremila metri cubi. Spesso i proprietari tentano di aggirare la soglia frazionando l’immobile in più unità e presentando domande separate. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha confermato che l’amministrazione e i giudici devono considerare l’opera nella sua interezza quando emerge un disegno unitario.
La frammentazione fittizia delle domande di condono edilizio
La vicenda riguarda un edificio multipiano abusivo di oltre cinquemila metri cubi, composto da dodici appartamenti e tre locali al piano terra. Due sorelle comproprietarie hanno inoltrato dodici distinte istanze di sanatoria. Ciascuna domanda rispettava singolarmente il limite volumetrico di settecentocinquanta metri cubi. Il Comune ha respinto tutte le richieste. L’ente ha rilevato la presenza di un’unica struttura servita da una sola scala di accesso e imputabile al medesimo centro di interessi familiari. La suddivisione artificiosa delle domande non consente di eludere il tetto massimo di tremila metri cubi previsto dal decreto legge numero 269 del 2003.
Il ricorso alle Sezioni Unite per eccesso di potere
Le proprietarie hanno impugnato la sentenza del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite civili. La difesa ha sostenuto che il giudice amministrativo avesse creato una norma inesistente, superando i limiti della propria giurisdizione e violando il diritto di proprietà tutelato a livello europeo. Secondo le ricorrenti, la legge imporrebbe la valutazione unitaria solo in presenza di un condominio formalmente costituito, escludendo l’impatto dei vincoli di parentela tra proprietari di unità distinte.
Le motivazioni sulla corretta applicazione del condono edilizio
I Supremi Giudici hanno respinto integralmente le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. Il giudice speciale non ha creato una regola nuova, ma ha svolto la propria funzione istituzionale interpretando la norma applicabile. La verifica dell’unitarietà dell’opera abusiva appartiene alla valutazione del fatto e all’applicazione logica della normativa urbanistica. L’esistenza di una scala comune, la costruzione in aderenza e lo stretto legame familiare dimostrano un unico centro di interesse. Di conseguenza, l’accorpamento delle volumetrie costituisce una corretta lettura sistematica della legge sul condono edilizio e non un’invasione di campo riservata al legislatore o all’amministrazione.
Le conclusioni sul rigetto definitivo del condono edilizio
La decisione delle Sezioni Unite consolida un orientamento rigoroso contro le pratiche elusive in materia urbanistica. Il tentativo di frazionare artificiosamente un grande fabbricato abusivo non supera il vaglio di legittimità. Le ricorrenti hanno perso definitivamente la causa e hanno subito la condanna al rimborso delle spese di lite in favore del Comune. La Corte ha inoltre applicato pesanti sanzioni pecuniarie per lite temeraria verso la controparte e verso la Cassa delle Ammende, confermando l’inammissibilità dell’impugnazione.
Posso frazionare una palazzina abusiva per ottenere il condono edilizio delle singole unità?
No, l’opera abusiva viene valutata nella sua unitarietà complessiva quando i singoli appartamenti fanno parte di un unico disegno costruttivo e fanno capo allo stesso centro di interessi.
Qual è il limite massimo di volume consentito per condonare un intero nuovo fabbricato?
La normativa di riferimento per l’ultimo condono stabilisce che la nuova costruzione non possa superare complessivamente il volume totale di tremila metri cubi.
Cosa accade se si impugna una decisione del Consiglio di Stato contestando la giurisdizione senza fondamento?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e può condannare il ricorrente al risarcimento per lite temeraria e al versamento di una sanzione alla Cassa delle Ammende.