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Tentato furto in abitazione: pena minima e ricorso inammissibile

L’Imputata ha subito una condanna alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione e trecento euro di multa per il reato di tentato furto in abitazione pluriaggravato. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando presunte violazioni di legge e una carenza di motivazione riguardo al calcolo e all’entità della sanzione inflitta. I Giudici di legittimità hanno respinto l’impugnazione, giudicando il motivo manifestamente infondato. La Corte territoriale aveva infatti motivato in modo logico e coerente la quantificazione della pena, stabilendo una sanzione base già prossima al minimo stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la condanna e imponendo alla ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47228 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 47228/2022)

Il caso del tentato furto in abitazione e il calcolo della pena

Il reato di tentato furto in abitazione rappresenta una condotta severamente punita dal nostro ordinamento, che tutela sia il patrimonio sia l’inviolabilità del domicilio. Nel caso esaminato, una persona ha subito una condanna penale per aver tentato di introdursi in una dimora privata allo scopo di sottrarre beni, con l’aggravante di plurime circostanze qualificanti. I giudici di merito hanno quantificato la sanzione finale in un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di trecento euro.

La difesa della condannata ha deciso di proporre ricorso per Cassazione contro tale determinazione. Il ricorso contestava la quantificazione della sanzione, sostenendo una violazione di legge e un difetto di motivazione da parte dei giudici di secondo grado.

I criteri legali per la determinazione della sanzione

La legge penale assegna al giudice un potere discrezionale nella scelta della pena tra il limite minimo e il limite massimo previsti dalla norma. Questo potere non è arbitrario, ma deve seguire parametri rigorosi come la gravità del danno, l’intensità del dolo e i precedenti penali del soggetto.

Quando un giudice fissa la pena base in una misura molto vicina al limite minimo previsto dalla legge penale, la giurisprudenza richiede un onere di spiegazione meno stringente. L’applicazione di una pena vicina al minimo dimostra già di per sé un trattamento sanzionatorio favorevole verso l’imputato.

I limiti del ricorso per Cassazione contro la pena

La Corte di Cassazione non riesamina i fatti storici e non quantifica nuovamente le pene inflitte. Il compito della Suprema Corte consiste nel verificare la corretta applicazione delle norme giuridiche e la logicità della motivazione adottata.

Un ricorso basato solo su critiche generiche alla misura della pena rischia una dichiarazione di inammissibilità (cioè il rigetto immediato senza discussione nel merito). Se l’atto difensivo non dimostra una reale contraddizione logica nella sentenza precedente, i giudici supremi non possono intervenire.

Le motivazioni: la quantificazione della pena nel tentato furto in abitazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato, sottolineando la linearità logica del provvedimento impugnato. La Corte territoriale ha risposto in modo adeguato a tutte le deduzioni sollevate dalla difesa durante il processo.

Inoltre, la Corte d’Appello ha fissato la pena base per il reato di tentato furto in abitazione a un livello prossimo al minimo edittale (il valore più basso consentito dalla legge penale per quel tipo di reato). Questo elemento rende la motivazione del tutto coerente e insindacabile, privando di fondamento giuridico le censure proposte dal difensore.

Le conclusioni: conferma della condanna per tentato furto in abitazione

La Corte di Cassazione ha concluso il procedimento dichiarando l’inammissibilità totale del ricorso. Questa pronuncia consolida in via definitiva la condanna penale per l’imputata.

Il rigetto dell’impugnazione comporta pesanti conseguenze economiche. La ricorrente deve pagare integralmente le spese del procedimento giudiziario e versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver attivato un giudizio di legittimità privo dei presupposti minimi di ammissibilità.

Quando un ricorso per contestare l’entità della pena viene dichiarato inammissibile?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile quando solleva censure generiche e non dimostra vizi logici o violazioni di legge nella decisione del giudice, specialmente se la pena inflitta è già vicina al minimo previsto dalla legge.

Quali conseguenze comporta la dichiarazione di inammissibilità in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità rende definitiva la condanna inflitta nei gradi precedenti e obbliga il ricorrente a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Perché il tentato furto in abitazione prevede sanzioni severe?
La legge punisce severamente questo reato perché tutela non soltanto il diritto di proprietà sui beni, ma anche la sicurezza personale e la privacy all’interno del domicilio privato.

Termini giuridici

Tentato furto in abitazione
Reato commesso da chi compie atti idonei e diretti a sottrarre beni all'interno di una dimora privata, senza riuscire a completare l'azione per cause indipendenti dalla propria volontà.
Minimo edittale
Il limite minimo di pena che la legge stabilisce per uno specifico reato.
Inammissibilità del ricorso
Condizione in cui un'impugnazione non può essere esaminata nel merito perché priva dei requisiti minimi di legge o manifestamente priva di fondamento.
Cassa delle ammende
Fondo istituito presso il Ministero della Giustizia destinato al finanziamento di progetti di reinserimento dei detenuti e all'edilizia penitenziaria, alimentato anche dalle sanzioni pecuniarie per ricorsi inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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