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Rinuncia al ricorso in Cassazione: i garanti si arrendono alla banca

I garanti di una società insolvente si sono opposti al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo il rigetto dell’opposizione nei primi due gradi di giudizio, i garanti hanno proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte. Successivamente, i ricorrenti hanno deciso di non proseguire la battaglia legale e hanno notificato un formale atto di rinuncia alla controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l’estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.

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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 12937 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 1 n. 12937/2022)

Che cos’è la rinuncia al ricorso in Cassazione e come funziona

La Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel sistema italiano. Quando una parte decide di non proseguire questo percorso, lo strumento corretto è la rinuncia al ricorso in Cassazione. Questo atto formale deve essere redatto per iscritto e firmato direttamente dalla parte interessata o dal suo difensore munito di procura speciale. Successivamente, l’atto deve essere notificato alle altre parti costituite nel processo. La legge regola minuziosamente questa procedura agli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile.

La rinuncia è un atto unilaterale che non richiede l’accettazione della controparte per essere efficace, ma produce l’effetto immediato di estinguere il processo. Spesso le parti giungono a un accordo transattivo stragiudiziale e scelgono questa via per chiudere definitivamente la lite senza attendere la decisione dei giudici, risparmiando tempo e ulteriori costi legali. La rinuncia al ricorso in Cassazione rappresenta quindi una scelta strategica consapevole. Molto spesso, i ricorrenti scelgono questa strada dopo aver valutato attentamente i rischi di un rigetto o dopo aver trovato un accordo bonario fuori dalle aule di tribunale.

Il caso concreto: la fideiussione e il debito non pagato

Il caso concreto traeva origine da una complessa vicenda di garanzie personali. Due soggetti avevano assunto il ruolo di garanti, tecnicamente chiamati fideiussori, per i debiti contratti da una società a responsabilità limitata. Quando la società debitrice principale è diventata insolvente, non riuscendo più a pagare i propri debiti, la banca creditrice ha agito per vie legali. L’istituto di credito ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo, ossia un ordine di pagamento immediato, contro i garanti.

I garanti hanno proposto opposizione davanti al tribunale per contestare la validità della garanzia e l’importo richiesto. Sia il tribunale di primo grado che la Corte d’Appello hanno respinto l’opposizione, confermando il dovere dei garanti di pagare la somma dovuta alla banca. I garanti hanno quindi deciso di impugnare la sentenza d’appello davanti alla Corte di Cassazione per cercare di ribaltare la decisione sfavorevole.

Le motivazioni della decisione sulla rinuncia al ricorso in Cassazione

Le motivazioni della decisione sulla rinuncia al ricorso in Cassazione si fondano sull’applicazione rigorosa delle norme del codice di procedura civile. I giudici della Suprema Corte, esaminando il fascicolo, hanno preso atto del documento depositato dai ricorrenti. I garanti hanno sottoscritto personalmente l’atto di rinuncia e lo hanno notificato alla banca creditrice.

Poiché l’atto rispettava tutti i requisiti di forma e di notifica previsti dall’articolo 390 del codice di procedura civile, la Corte non ha dovuto esaminare il merito della vicenda finanziaria o la validità della fideiussione. I magistrati hanno semplicemente applicato l’articolo 391 del codice di procedura civile, che impone di dichiarare l’estinzione del processo quando si verifica una rinuncia regolare. La rinuncia priva la Corte del potere di decidere sui motivi del ricorso originario.

Le conclusioni sul giudizio estinto

Le conclusioni sul giudizio estinto evidenziano la fine definitiva della controversia sul piano processuale. Con la dichiarazione di estinzione emessa dalla Corte di Cassazione, la sentenza della Corte d’Appello passa in giudicato e diventa definitiva. Questo significa che i garanti dovranno adempiere ai loro obblighi di pagamento stabiliti nei gradi precedenti.

Per quanto riguarda le spese del giudizio di legittimità, la Corte ha disposto la totale compensazione tra le parti. Ciascun soggetto pagherà i propri difensori, senza che una parte debba rimborsare le spese di lite all’altra. Questa decisione mette un punto fermo a una lunga vicenda giudiziaria, dimostrando come la rinuncia al ricorso in Cassazione rappresenti una via d’uscita formale e sicura per evitare ulteriori aggravi di spese quando si decide di non coltivare più la causa.

Cosa comporta la rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia comporta l’estinzione immediata del processo davanti alla Suprema Corte e il passaggio in giudicato della sentenza emessa nei gradi precedenti.

Chi deve firmare l’atto di rinuncia al ricorso?
L’atto deve essere firmato personalmente dalla parte che ha proposto il ricorso oppure dal suo avvocato munito di una procura speciale.

Come vengono regolate le spese legali dopo la rinuncia?
La Corte di Cassazione può disporre la compensazione delle spese tra le parti, specialmente se vi è un accordo in tal senso, oppure porle a carico del rinunciante.

Termini giuridici

Rinuncia al ricorso
Atto formale con cui la parte che ha proposto appello o ricorso dichiara di non voler più proseguire il giudizio.
Estinzione del giudizio
La conclusione anticipata di un processo senza che il giudice decida sul merito della controversia.
Fideiussore
Il soggetto che garantisce con il proprio patrimonio l'adempimento di un debito contratto da un altro soggetto.
Decreto ingiuntivo
Un provvedimento rapido con cui il giudice ordina a un debitore di pagare una determinata somma di denaro.
Compensazione delle spese
La decisione del giudice che impone a ciascuna parte di pagare i propri avvocati, senza rimborsi reciproci.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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