Il diritto all’assunzione e gli accordi sindacali collettivi
Quando un’azienda cessa l’attività e una nuova impresa subentra, gli accordi sindacali possono prevedere il passaggio dei lavoratori. Tuttavia, ottenere il riconoscimento del proprio diritto all’assunzione non è automatico. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato con una recente ordinanza. Il caso riguarda un pilota di aerei che ha richiesto l’assunzione forzata presso la nuova compagnia aerea subentrante. Il pilota basava la sua richiesta su un accordo sindacale che stabiliva l’obbligo di assumere un numero minimo di lavoratori.
Il caso del pilota e l’accordo di ricollocazione
Il lavoratore, un comandante di aerei precedentemente in cassa integrazione, ha citato in giudizio le nuove società nate dalla ristrutturazione della vecchia compagnia di bandiera. L’accordo sindacale quadro prevedeva l’assunzione di oltre dodicimila dipendenti, tra cui una quota specifica di piloti. Il lavoratore sosteneva che il mancato raggiungimento del numero minimo di assunzioni da parte dell’azienda facesse sorgere automaticamente il suo diritto individuale a essere assunto. I giudici di merito hanno respinto la domanda del lavoratore. Il pilota ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.
La giurisprudenza qualifica gli accordi sindacali di ricollocazione come contratti a favore di terzi (accordi in cui i beneficiari sono soggetti estranei alla firma). Questo tipo di contratto fa nascere un diritto direttamente in capo ai singoli lavoratori. Tuttavia, sorge un problema quando l’accordo non indica i lavoratori nominativamente. In questo caso, l’accordo fissa solo i criteri di selezione per individuare chi ha diritto al passaggio nella nuova azienda. I criteri stabiliti dalle parti includevano le esigenze organizzative della nuova impresa, i profili professionali e, solo come terzo criterio sussidiario, l’anzianità di servizio.
La decisione stabilisce una regola fondamentale sull’onere della prova (il dovere di dimostrare i fatti in giudizio). Il singolo lavoratore che rivendica il diritto all’assunzione deve dimostrare in tribunale il possesso di tutti i requisiti previsti dall’accordo. Non è sufficiente dimostrare che l’azienda ha assunto meno persone rispetto al numero previsto dall’accordo sindacale. Il lavoratore deve allegare e provare che, applicando i criteri di selezione in via comparativa con gli altri candidati, la scelta dell’azienda avrebbe dovuto ricadere necessariamente sulla sua persona.
Le motivazioni della sentenza sul diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pilota confermando la decisione dei giudici di appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che il pilota ha fondato la propria pretesa esclusivamente sul criterio dell’anzianità di servizio. Il lavoratore non ha fornito alcuna prova comparativa rispetto agli altri piloti potenzialmente interessati. L’anzianità era solo uno dei criteri previsti e non quello prevalente, che era invece legato alle esigenze organizzative aziendali. Di conseguenza, senza la prova del possesso dei requisiti selettivi, il diritto soggettivo perfetto non può essere riconosciuto in giudizio.
Le conclusioni sul caso specifico
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale del pilota e quello incidentale della compagnia aerea. Il pilota ha perso la causa e deve pagare le spese di giudizio in favore delle società resistenti. Questa pronuncia conferma che gli accordi collettivi non garantiscono un diritto automatico all’assunzione senza una prova rigorosa dei requisiti individuali. I lavoratori che intendono agire in giudizio devono documentare con precisione la propria posizione rispetto ai criteri selettivi concordati dai sindacati.
L’accordo sindacale che prevede assunzioni garantisce sempre il posto di lavoro al singolo dipendente?
No, se l’accordo non indica i nomi dei lavoratori ma solo i criteri di selezione, il dipendente deve dimostrare di possedere i requisiti richiesti per poter pretendere l’assunzione.
Chi deve dimostrare il possesso dei requisiti per l’assunzione in caso di contestazione?
L’onere della prova spetta interamente al lavoratore, il quale deve dimostrare in giudizio che la scelta dell’azienda sarebbe dovuta ricadere su di lui in base ai criteri dell’accordo.
L’anzianità di servizio è sempre il criterio prevalente nelle assunzioni collettive?
L’anzianità di servizio non è automatica e prevalente, ma dipende da quanto stabilito nell’accordo sindacale, che spesso dà priorità alle esigenze organizzative e professionali dell’azienda.