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Inammissibilità del ricorso per genericità: ricorso respinto

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per genericità presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d’Appello. Il ricorrente lamentava vizi di motivazione nella valutazione delle prove, senza però contestare in modo specifico e correlato le ragioni della decisione impugnata. La Suprema Corte ha ribadito che l’atto di impugnazione non può ignorare le motivazioni del provvedimento censurato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 34665 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 34665/2023)

Quando il ricorso in Cassazione è inammissibile per genericità dei motivi

La Suprema Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale per la difesa penale, ovvero l’inammissibilità del ricorso per genericità. Spesso si ritiene che basti contestare genericamente la decisione del giudice di merito per ottenere un nuovo esame. Tuttavia, la legge impone regole severe. Se il ricorso si limita a evocare vizi senza confrontarsi direttamente con le motivazioni della sentenza impugnata, i giudici non possono entrare nel merito della questione. Il cittadino che decide di ricorrere al terzo grado di giudizio deve quindi rispettare criteri di specificità molto rigidi.

Il caso concreto e l’impugnazione della sentenza

La vicenda nasce dal ricorso presentato da un cittadino, denominato Il Ricorrente, contro una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Palermo. Il Ricorrente ha deciso di impugnare la decisione dei giudici di secondo grado lamentando una cattiva valutazione delle prove. Secondo la tesi difensiva, la motivazione della sentenza d’appello conteneva gravi vizi logici e giuridici. Tuttavia, l’atto di ricorso si è limitato a enunciare questi difetti in modo astratto. La difesa non ha indicato quali punti precisi della decisione d’appello fossero errati e perché. Questo errore di impostazione ha segnato l’esito del giudizio davanti alla Suprema Corte.

Il principio di specificità dei motivi di ricorso

La specificità non è un semplice formalismo burocratico. Essa rappresenta un pilastro del corretto funzionamento del sistema giudiziario. La Corte di Cassazione non è un terzo grado di merito in cui si possono ridiscutere i fatti della causa. I giudici di legittimità devono solo verificare se la legge è stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza precedente è logica. Di conseguenza, l’atto di ricorso deve essere strutturato come una critica mirata. Il difensore deve prendere le singole frasi della sentenza d’appello e dimostrare dove risiede l’errore di diritto o l’illogicità. Se l’atto si limita a una contestazione generica o ripetitiva, la Corte non può fare altro che rilevare il difetto formale. Chi propone il ricorso deve creare un collegamento logico e diretto tra le critiche sollevate e le argomentazioni usate dal giudice nella sentenza impugnata. Non è sufficiente riproporre le stesse difese già presentate nei gradi precedenti.

Le motivazioni sulla inammissibilità del ricorso per genericità

I giudici della settima sezione penale hanno chiarito le ragioni del rigetto. Il motivo di ricorso proposto dal Ricorrente è risultato del tutto generico. L’atto non conteneva alcuna effettiva censura (contestazione formale) nei confronti della decisione impugnata. La difesa si è limitata a evocare i vizi di motivazione in modo teorico, senza calarli nella realtà del provvedimento della Corte d’Appello. La Cassazione ha richiamato la propria giurisprudenza consolidata sul tema. Il ricorso è inammissibile per aspecificità (mancanza di precisione) quando manca la correlazione tra le ragioni della decisione e quelle poste a fondamento dell’impugnazione. L’atto non può ignorare le affermazioni del provvedimento censurato. Nel caso in esame, i giudici hanno rilevato che il ricorso era meramente riproduttivo di questioni già ampiamente superate. Il Ricorrente non ha saputo confutare le singole risposte fornite dalla Corte d’Appello. Questo comportamento processuale rende l’impugnazione del tutto inutile.

Le conclusioni sul caso specifico

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso presentato dal Ricorrente. Questa decisione comporta conseguenze pratiche molto pesanti per la parte che ha perso la causa. Oltre al rigetto definitivo delle sue richieste, Il Ricorrente deve pagare le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, i giudici lo hanno condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa somma viene applicata proprio per sanzionare la presentazione di ricorsi manifestamente infondati o generici, che intasano inutilmente la macchina della giustizia. La sentenza d’appello è così diventata definitiva e irrevocabile.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione troppo generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile senza che i giudici entrino nel merito della questione, e il ricorrente viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.

Perché non basta ripetere le difese dei gradi precedenti nel ricorso?
Perché il ricorso deve contestare specificamente le motivazioni della sentenza d’appello, dimostrando gli errori logici o giuridici commessi da quel giudice.

A quanto ammonta la sanzione per un ricorso inammissibile?
La sanzione pecuniaria da versare alla Cassa delle ammende viene stabilita dal giudice e, nel caso specifico, è stata fissata in tremila euro.

Termini giuridici

Inammissibilità
La condizione di un atto che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché privo dei requisiti minimi previsti dalla legge.
Aspecificità
La mancanza di un collegamento diretto e preciso tra le critiche sollevate da chi fa ricorso e le motivazioni della sentenza impugnata.
Cassa delle ammende
Un fondo statale gestito dal Ministero della Giustizia in cui confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde i ricorsi giudiziari.
Censura
La contestazione formale mossa contro una decisione del giudice precedente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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