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Contributi previdenziali amministratori locali: sì anche senza stop

Un libero professionista, eletto assessore comunale, ha chiesto all’ente locale il pagamento dei contributi previdenziali minimi obbligatori alla propria Cassa professionale. L’Amministrazione Comunale ha rifiutato il versamento, sostenendo che il beneficio spettasse solo in caso di totale sospensione dell’attività professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che per i lavoratori autonomi non è richiesta la sospensione dell’attività lavorativa. L’espressione di legge si riferisce unicamente alla natura previdenziale del versamento e non alle condizioni previste per i dipendenti. Di conseguenza, l’ente pubblico deve versare i contributi previdenziali amministratori locali anche se il professionista continua a esercitare la propria attività.

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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 24615 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 24615/2023)

Il diritto ai contributi previdenziali amministratori locali per i professionisti

La tutela previdenziale di chi svolge funzioni pubbliche rappresenta un pilastro fondamentale del nostro ordinamento costituzionale. Di recente, la Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale riguardante i contributi previdenziali amministratori locali per i liberi professionisti che assumono cariche pubbliche, come quella di assessore comunale. Molti enti pubblici ritengono erroneamente che il professionista debba sospendere la propria attività lavorativa per ottenere il versamento dei contributi previdenziali da parte del Comune. La Suprema Corte ha smentito questa interpretazione, stabilendo regole chiare a favore dei lavoratori autonomi.

Il caso concreto: la pretesa dell’ente pubblico

La vicenda nasce dal rifiuto di un’Amministrazione Comunale di versare i contributi previdenziali minimi obbligatori alla Cassa Forense in favore di un avvocato che ricopriva la carica di assessore. Il Comune sosteneva che il professionista non avesse diritto al beneficio perché non aveva sospeso la propria attività libero-professionale durante il mandato politico. Secondo l’ente pubblico, la legge imponeva la sospensione dell’attività lavorativa sia per i dipendenti sia per i lavoratori autonomi come condizione essenziale per ottenere il pagamento dei contributi. Il professionista ha quindi avviato un’azione legale per vedere riconosciuto il proprio diritto, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. L’ente pubblico ha infine proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

La differenza tra dipendenti e lavoratori autonomi

La normativa di riferimento prevede che l’amministrazione locale versi gli oneri previdenziali per i propri amministratori. Per i lavoratori dipendenti, questo beneficio è legato alla richiesta di aspettativa non retribuita. Per i lavoratori autonomi, la legge stabilisce il pagamento di una cifra forfettaria annuale da destinare alla rispettiva cassa di previdenza. L’ente pubblico pretendeva di applicare la stessa regola dei dipendenti anche ai professionisti, esigendo la chiusura o la sospensione dello studio professionale. Tuttavia, l’aspettativa è un istituto tipico ed esclusivo del lavoro subordinato. Imporre la totale inattività a un professionista significherebbe distruggere la sua presenza sul mercato e rendere impossibile la ripresa dell’attività al termine del mandato pubblico.

Le motivazioni della decisione sui contributi previdenziali amministratori locali

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso dell’ente pubblico con motivazioni lineari e rigorose. La sentenza chiarisce che l’espressione normativa che estende il beneficio ai lavoratori autonomi serve unicamente a definire la natura previdenziale del versamento. Essa non impone in alcun modo la condizione dell’astensione dal lavoro, che risulta incompatibile con la natura stessa del lavoro autonomo. La Costituzione garantisce a tutti i cittadini il diritto di svolgere funzioni pubbliche elettive senza subire pregiudizi per la propria carriera e per la futura pensione. Per i liberi professionisti, questa tutela si realizza consentendo la prosecuzione dell’attività e compensando la ridotta capacità di guadagno e di contribuzione causata dall’impegno pubblico.

Le conclusioni della Cassazione sui contributi previdenziali amministratori locali

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell’ente pubblico al pagamento dei contributi previdenziali in favore della Cassa del professionista. La decisione stabilisce che i Comuni devono farsi carico delle quote forfettarie previdenziali per gli amministratori locali che svolgono attività libero-professionale, senza pretendere la sospensione della loro attività privata. L’ente pubblico soccombente deve inoltre pagare le spese del giudizio di legittimità. Questa pronuncia tutela i professionisti impegnati nella gestione della cosa pubblica, garantendo la continuità della loro copertura previdenziale senza compromettere il futuro della loro attività autonoma.

Un professionista che diventa assessore deve chiudere lo studio per avere i contributi dal Comune?
No, il libero professionista può continuare a svolgere la propria attività e ha comunque diritto al pagamento dei contributi previdenziali da parte dell’ente locale.

Come viene calcolato il contributo previdenziale versato dal Comune per il professionista?
Il Comune versa una quota forfettaria annuale calcolata in base ai parametri della cassa previdenziale di appartenenza del professionista.

Qual è lo scopo di questa tutela previdenziale per gli amministratori locali?
La legge tutela il diritto costituzionale di svolgere funzioni pubbliche senza subire danni alla propria posizione previdenziale e alla futura pensione.

Termini giuridici

TUEL
Testo Unico degli Enti Locali, ovvero la legge principale che disciplina l'organizzazione e le funzioni dei Comuni e delle Province.
Aspettativa non retribuita
La sospensione temporanea del rapporto di lavoro dipendente, durante la quale il lavoratore non riceve lo stipendio ma conserva il posto.
Soccombenza
Il principio legale per cui la parte che perde la causa giudiziaria deve pagare le spese del processo alla parte che ha vinto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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