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Misure protettive: quando il Tribunale le nega

Il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di conferma delle misure protettive presentata da una società retail in crisi. La decisione si fonda sull’assenza di un piano di risanamento credibile, valutando l’operazione come meramente liquidatoria e priva del necessario fumus boni iuris per proteggere il patrimonio dalle azioni dei creditori.

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Riferimento Ordinanza del Tribunale di Milano del 06/07/2026 (Trib. Milano 06/07/2026)

Misure protettive e crisi d’impresa: i limiti del risanamento

Il ricorso alla composizione negoziata della crisi rappresenta uno strumento fondamentale per le aziende che intendono superare un momento di difficoltà finanziaria. Tuttavia, l’accesso a questa procedura non garantisce automaticamente l’ottenimento delle misure protettive necessarie a bloccare le iniziative dei creditori. Una recente ordinanza del Tribunale di Milano ha tracciato un confine netto tra il legittimo tentativo di risanamento e l’uso distorto dello strumento legale.

I fatti e il piano di risanamento proposto

Il caso riguarda una società operante nel settore del retail di moda che, a fronte di un debito complessivo di oltre 9 milioni di euro e un patrimonio netto fortemente negativo, ha richiesto l’accesso alla composizione negoziata. La strategia proposta si basava sulla cosiddetta continuità indiretta: una gestione temporanea finalizzata alla successiva cessione o affitto dei rami d’azienda a terzi interessati.

Contestualmente, la società ha chiesto la conferma delle misure protettive tipiche per impedire ai creditori di avviare azioni esecutive o cautelari sul patrimonio sociale. Tuttavia, l’analisi dell’esperto nominato e del Tribunale ha evidenziato criticità profonde nella struttura del piano.

Le varianti delle misure protettive e il parere dell’esperto

L’esperto ha depositato un parere motivato negativo, evidenziando come la proposta della società mancasse di elementi essenziali. In particolare, è stata sottolineata l’assenza di un’offerta irrevocabile da parte di potenziali acquirenti, l’inattendibilità delle proiezioni finanziarie di cassa e la mancanza di un piano di ripagamento dettagliato per i creditori.

Secondo l’organo di vigilanza, l’operazione non appariva finalizzata al risanamento, bensì a una dismissione atomistica dei beni (merci e arredi) in un’ottica puramente liquidatoria. Questo scenario, privo di una solida base industriale, ha reso impossibile confermare le misure protettive richieste, poiché queste ultime devono essere sempre strumentali al successo delle trattative e non una semplice passerella verso la liquidazione giudiziale.

Perché il Tribunale ha negato le tutele

Il Tribunale di Milano ha ribadito che la composizione negoziata non può essere utilizzata per sterilizzare l’aggressione patrimoniale dei creditori se non esiste una concreta chance di successo. La mancanza di una valutazione indipendente del valore aziendale e l’incertezza sulle fonti di realizzo hanno portato il giudice a ritenere il piano inidoneo.

Le misure protettive sono state negate poiché la loro concessione avrebbe arrecato un pregiudizio sproporzionato ai creditori, i quali si sarebbero trovati bloccati in una procedura che, nei fatti, non offriva prospettive migliori rispetto alla liquidazione ordinaria.

Le motivazioni

Le motivazioni del rigetto risiedono principalmente nell’assenza del fumus boni iuris. Il Tribunale ha osservato che il piano si reggeva su eventi futuri e incerti, come la manifestazione di interesse non vincolante di soggetti terzi, senza alcuna indicazione di cifre concrete per il canone di affitto o il prezzo di vendita. Inoltre, è stata rilevata una violazione dei canoni di trasparenza e veridicità, in quanto il debitore non ha fornito una stima comparativa tra lo scenario di risanamento e quello liquidatorio, impedendo ai creditori di valutare la convenienza della proposta. Il giudice ha quindi ravvisato un uso potenzialmente abusivo della procedura, volto unicamente a dilatare i tempi a danno del ceto creditorio.

Le conclusioni

Le conclusioni dell’ordinanza sanciscono che, in difetto di un progetto di risanamento serio, attendibile e documentato, non è possibile confermare le tutele legali richieste. Il Tribunale ha revocato anche i provvedimenti emessi in via d’urgenza, sottolineando che la protezione del patrimonio deve essere sempre finalizzata alla continuità aziendale e non alla semplice liquidazione del magazzino. Questa decisione rappresenta un monito per le imprese: la composizione negoziata richiede un impegno concreto e trasparente, supportato da numeri definiti e trattative effettivamente in corso, per poter beneficiare dello scudo legale contro le azioni esecutive.

Cosa succede se il piano di risanamento è ritenuto meramente liquidatorio?
Il Tribunale nega la conferma delle misure protettive poiché lo strumento della composizione negoziata è riservato al risanamento aziendale e non alla semplice liquidazione dei beni.

È possibile ottenere misure protettive senza offerte d’acquisto concrete?
No, se il piano si basa sulla cessione dell’azienda, la mancanza di offerte serie e vincolanti rende le prospettive di risanamento troppo incerte per giustificare il blocco dei creditori.

Qual è il ruolo del parere dell’esperto nella conferma delle tutele?
Il parere dell’esperto è determinante; se rileva l’assenza di fattibilità economica o la mancanza di trasparenza nel piano, il giudice difficilmente concederà la protezione del patrimonio.

Termini giuridici

Composizione negoziata
Percorso stragiudiziale volto a favorire il risanamento di imprese in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico.
Fumus boni iuris
La ragionevole probabilità che il diritto vantato o la prospettiva di successo del piano esista e sia fondata.
Continuità indiretta
Modalità di risanamento in cui l'attività d'impresa prosegue attraverso un soggetto diverso dal debitore originario, tramite affitto o cessione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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