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Inammissibilità dell’appello: risarcire il danno non basta

L’Imputata, condannata in primo grado per tentato furto aggravato, ha proposto appello chiedendo la riduzione della pena al minimo edittale, evidenziando il risarcimento del danno effettuato. La Corte d’Appello ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello per difetto di specificità dei motivi, poiché l’atto non contestava la presenza di precedenti penali che giustificavano lo scostamento dal minimo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l’impugnazione deve confrontarsi direttamente con le motivazioni del primo giudice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell’Imputata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 39187 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 4 n. 39187/2023)

Quando scatta l’inammissibilità dell’appello penale

L’impugnazione di una sentenza penale richiede il rispetto di regole formali e sostanziali molto rigide. Tra queste regole, la chiarezza e la precisione dei motivi di impugnazione rivestono un ruolo fondamentale. Quando la difesa si limita a formule generiche senza contestare direttamente le ragioni del giudice, scatta inevitabilmente l’inammissibilità dell’appello. Questo meccanismo processuale impedisce al giudice di secondo grado di esaminare il merito della questione, rendendo definitiva la condanna precedente. La recente pronuncia della Corte di Cassazione analizza proprio questo aspetto, chiarendo i confini del dovere di specificità dei motivi di gravame (impugnazione).

Il caso concreto del tentato furto

La vicenda trae origine da un tentativo di furto aggravato commesso da un soggetto, definito come L’Imputata. Il Tribunale di primo grado ha ritenuto L’Imputata responsabile del reato. Il giudice ha applicato le circostanze attenuanti generiche e quelle per il risarcimento del danno. Tuttavia, il tribunale ha deciso di non applicare il minimo della pena previsto dalla legge. Questa scelta è dipesa dalla presenza di precedenti penali specifici a carico del soggetto. Il primo giudice ha quindi stabilito una pena leggermente superiore al minimo edittale (la pena minima stabilita dalla legge).

L’importanza di contestare ogni punto della decisione

Il difensore dell’Imputata ha proposto appello contro la sentenza di primo grado. La richiesta principale riguardava la riduzione della pena fino al minimo edittale. La difesa ha basato la richiesta sul fatto che L’Imputata avesse risarcito interamente il danno prima del giudizio. Tuttavia, l’atto di appello non ha affrontato il vero nodo della decisione del primo giudice. La difesa ha ignorato il fatto che il tribunale avesse già valutato il risarcimento per concedere le attenuanti. Soprattutto, l’appello non ha contestato l’esistenza dei precedenti penali specifici che giustificavano la pena più alta. Per questo motivo, la Corte d’Appello ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità dell’appello

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità dell’appello si fondano sul principio di specificità dei motivi di impugnazione. I giudici della Cassazione hanno richiamato una importante decisione delle Sezioni Unite. L’appello non può limitarsi a una generica richiesta di riduzione della pena. L’atto deve contenere una critica mirata e puntuale contro i singoli passaggi della sentenza impugnata. Nel caso specifico, il primo giudice aveva spiegato chiaramente perché la pena superava il minimo edittale. L’atto di appello avrebbe dovuto spiegare perché i precedenti penali non fossero rilevanti o perché la valutazione del giudice fosse errata. La totale mancanza di questo confronto rende i motivi aspecifici (generici) e determina l’inammissibilità dell’appello.

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico confermano la condanna dell’Imputata. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso della difesa e hanno dichiarato l’inammissibilità dell’appello. Questa decisione comporta conseguenze economiche e processuali molto pesanti per la ricorrente. L’Imputata deve pagare le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questo pagamento aggiuntivo scatta quando il ricorso viene dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente. La sentenza di condanna di primo grado diventa così definitiva e irrevocabile.

Cosa significa che l’appello è inammissibile per difetto di specificità?
Significa che l’atto di appello non contesta in modo preciso e dettagliato le singole motivazioni usate dal giudice di primo grado per decidere la condanna.

Il risarcimento del danno garantisce sempre l’applicazione della pena minima?
No, il risarcimento del danno permette di ottenere una riduzione della pena tramite le attenuanti, ma il giudice può comunque decidere una pena superiore al minimo se ci sono precedenti penali.

Cosa succede se la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso penale?
La condanna precedente diventa definitiva e il ricorrente viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità dell'appello
L'impossibilità per il giudice di esaminare il ricorso nel merito perché non rispetta le regole di forma o contenuto stabilite dalla legge.
Minimo edittale
La pena minima stabilita dalla legge per un determinato reato.
Specificità dei motivi
L'obbligo di indicare in modo chiaro e dettagliato i punti della sentenza che si vogliono contestare e i motivi della critica.
Cassa delle Ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le somme pagate da chi presenta ricorsi inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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