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Tentato furto in abitazione: la finestra rotta nega lo sconto

Un uomo si è introdotto in una casa rompendo l’infisso di una finestra per rubare oggetti di valore, ma non ha trovato nulla ed è fuggito. Accusato di tentato furto in abitazione aggravato, è stato condannato a un anno di reclusione. L’imputato ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo l’applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che non fosse stato rubato nulla e che il danno fosse minimo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nel tentato furto in abitazione, per valutare la tenuità del danno occorre ipotizzare il valore dei beni che si volevano sottrarre e considerare anche i danni strutturali causati per entrare, come la rottura dell’infisso, che esclude la particolare tenuità. L’imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 38341 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 38341/2023)

Il caso concreto: l’intrusione e il tentato furto in abitazione

Un uomo ha forzato la finestra di una casa privata per compiere un furto. Dopo aver rotto l’infisso, si è introdotto abusivamente nell’abitazione della vittima. Il suo obiettivo era impossessarsi di beni di valore. Tuttavia, l’uomo non ha trovato alcun oggetto prezioso da rubare ed è fuggito a mani vuote. Le forze dell’ordine lo hanno individuato e la giustizia lo ha processato per il reato di tentato furto in abitazione aggravato.

Il Tribunale ha condannato l’imputato a un anno di reclusione e a duecento euro di multa. La Corte di appello ha confermato interamente questa decisione. L’uomo ha quindi deciso di proporre ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente ha contestato la quantificazione della pena e il mancato riconoscimento di una importante circostanza attenuante.

La richiesta dell’attenuante per il danno minimo

La difesa dell’imputato ha incentrato il ricorso principalmente sulla richiesta di applicazione dell’attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale. Secondo la tesi difensiva, il reato non si era consumato e nessun bene era stato effettivamente sottratto alla vittima. Di conseguenza, il danno economico per la persona offesa doveva considerarsi quasi inesistente o comunque di valore minimo.

L’imputato ha sostenuto che i giudici di merito avrebbero dovuto considerare solo il danno reale accertato dalla polizia giudiziaria. Questo danno consisteva unicamente nella rottura di un semplice infisso della finestra. Per la difesa, la rottura di un infisso rappresenta un danno di lievissima entità, del tutto compatibile con la concessione dello sconto di pena previsto dalla legge.

La valutazione del danno nel tentato furto in abitazione

La Corte di Cassazione ha affrontato la questione stabilendo regole precise per valutare la gravità del danno nei reati non consumati. Nei reati contro il patrimonio, l’attenuante del danno di speciale tenuità si applica al tentativo solo a determinate condizioni. Il giudice deve poter desumere con assoluta certezza, dalle modalità del fatto, che il danno sarebbe stato minimo se il reato fosse stato portato a compimento.

Questa valutazione richiede una prognosi postuma (un giudizio ipotetico effettuato dopo i fatti). Il magistrato deve esaminare la condotta e le prove per stimare il valore dei beni che il colpevole voleva sottrarre. Se non emergono elementi chiari sul valore della refurtiva potenziale, non è possibile concedere l’attenuante. Nel caso specifico, non vi era alcuna prova che nell’abitazione vi fossero solo oggetti di scarso valore.

Le motivazioni della Cassazione sul tentato furto in abitazione

I giudici di legittimità hanno respinto le tesi della difesa con argomentazioni molto rigorose. La Corte ha chiarito che il danno patrimoniale non comprende solo il valore dei beni che il ladro intendeva rubare. Nel calcolo complessivo del pregiudizio economico rientrano anche tutti gli altri effetti negativi subiti dalla vittima a causa del reato.

La rottura dell’infisso della finestra costituisce un danno materiale concreto e immediato. Questo danno strutturale impedisce di considerare l’azione come un fatto di speciale tenuità. La riparazione di un infisso comporta una spesa economica non indifferente per il proprietario di casa. Pertanto, il danno non può essere definito lievissimo o quasi irrisorio. La Cassazione ha confermato che la capacità economica della vittima di sopportare il costo della riparazione non ha alcuna rilevanza giuridica.

Le conclusioni: la conferma della condanna

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Questa decisione comporta la perdita definitiva della causa per l’imputato e la conferma della condanna inflitta nei precedenti gradi di giudizio. L’uomo dovrà scontare la pena stabilita e non potrà beneficiare di alcuno sconto legato alla speciale tenuità del danno.

Oltre alla conferma della condanna penale, la Suprema Corte ha applicato le sanzioni accessorie previste dalla legge per i ricorsi infondati. L’imputato è stato condannato al pagamento di tutte le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, dovrà versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia ribadisce la linea dura della giurisprudenza contro i furti in abitazione, tutelando i cittadini anche dai danni materiali subiti durante i tentativi di intrusione.

Si può ottenere lo sconto di pena per speciale tenuità se il furto è solo tentato?
Lo sconto è concedibile solo se si dimostra con certezza che il danno sarebbe stato minimo qualora il furto fosse stato portato a compimento.

Il danno alla finestra esclude la speciale tenuità del danno patrimoniale?
La rottura di un infisso per entrare in casa costituisce un danno materiale concreto che impedisce di qualificare il fatto come di lieve entità.

Come si valuta il valore dei beni non rubati nel tentativo di furto?
Il giudice deve compiere una ricostruzione ipotetica basata sulle prove per stimare il valore economico degli oggetti che il ladro voleva sottrarre.

Termini giuridici

Tentativo
Condotta di chi compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un reato, senza che l'azione si compia o l'evento si verifichi.
Attenuante della speciale tenuità
Diminuzione della pena prevista quando il danno patrimoniale cagionato alla persona offesa è di valore economico quasi nullo.
Prognosi postuma
Giudizio ipotetico compiuto dal giudice dopo i fatti, ma riferito al momento in cui l'azione è stata commessa.
Inammissibilità
Provvedimento che impedisce l'esame nel merito di un ricorso a causa del mancato rispetto di requisiti formali o legali.
Dosimetria della pena
Attività con cui il giudice determina la misura concreta della sanzione penale tra i limiti minimi e massimi edittali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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