Definizione
Diminuzione della pena prevista quando il danno patrimoniale cagionato alla persona offesa è di valore economico quasi nullo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 91 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 80% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 10%
- Rigettato 11%
- Inammissibile 80%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 761%
- Penale Sez. 522%
- Penale Sez. 217%
Precedenti più richiamati
- Cass. 45985/2013in 4 provvedimenti
- Cass. 46504/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 7888/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 19308/2010in 4 provvedimenti
- Cass. 50987/2015in 8 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un automobilista è stato condannato per il reato di ricettazione perché guidava un'automobile rubata con targhe falsificate. L'uomo sosteneva di aver ricevuto il mezzo in prestito da un conoscente di cui ignorava le generalità complete e senza aver stabilito tempi di restituzione. L'imputato chiedeva di derubricare il fatto in incauto acquisto e di ottenere l'attenuante per la particolare tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato che la mancata spiegazione credibile sul possesso e le targhe contraffatte dimostrano la consapevolezza della provenienza illecita. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità a causa del valore economico del veicolo e della necessità della vittima di acquistarne un altro. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino condannato per il furto d'acqua mediante un allaccio abusivo alla rete idrica pubblica. Il giudice di secondo grado ha confermato la penale responsabilità dell'imputato, applicando l'aggravante della destinazione del bene a un pubblico servizio e negando l'attenuante del danno economico di speciale tenuità. L'uomo ha presentato ricorso lamentando errori sulla qualificazione dell'aggravante e contestando la mancata concessione dello sconto di pena. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione dichiarandola del tutto inammissibile. Il collegamento abusivo e permanente dimostra infatti un prelievo continuativo nel tempo, che esclude un danno economico irrisorio. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso de L'Imputato, condannato per cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa contestava la mancata applicazione dell'attenuante della speciale tenuità patrimoniale, sostenendo che le forze dell'ordine non avevano trovato denaro contante addosso al soggetto né nella sua casa. I giudici supremi hanno respinto la tesi. L'assenza di guadagno economico immediato non concede sconti automatici sulla pena. La concessione dell'attenuante richiede infatti un doppio controllo: il giudice deve valutare sia il guadagno perseguito, sia il danno effettivo provocato dal reato. Considerata la quantità di stupefacente e il rilevante numero di dosi ricavabili, la condotta resta pericolosa. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un uomo è stato condannato in sede di appello per i reati di spaccio di lieve entità e falsa attestazione della propria identità a un pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti, la sussistenza dei reati e la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è consentito richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha confermato l'esclusione dell'attenuante richiesta a causa del numero di dosi e della concentrazione di principio attivo della sostanza stupefacente. Il condannato deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato è stato condannato per furto aggravato dopo aver sottratto borse, cellulari e portafogli sotto gli ombrelloni in spiaggia. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi di reato tentato, poiché inseguito subito dopo l'allarme, e lamentando difetti nella notifica degli atti e la mancata concessione delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando la differenza tra Furto consumato e tentato furto. I giudici hanno stabilito che il reato è consumato se l'autore ottiene l'autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per pochi istanti e a breve distanza. Inoltre, la rinuncia del difensore al mandato non cancella l'elezione di domicilio. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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L'amministratore di una società fallita ha subito una condanna per bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e deducendo vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, privo di argomentazioni giuridiche puntuali e meramente ripetitivo delle doglianze già respinte in appello. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Amministratore di una società fallita è stato accusato del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver prelevato oltre sessantasette mila euro dalle casse sociali, registrandoli come spese non documentate. La difesa ha sostenuto che il denaro fosse servito per pagare stipendi e fornitori, chiedendo l'attenuante per la speciale tenuità del danno e l'annullamento della condanna. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'imputato per la mancata giustificazione dei prelievi, evidenziando che dichiarazioni generiche non superano l'onere probatorio a suo carico. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del reato dal punto di vista penale per intervenuta prescrizione. Resta invece fermo l'obbligo civile di risarcire integralmente il danno cagionato al fallimento della società.
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L'amministratrice formale e l'amministratore di fatto di una società fallita hanno subito una condanna penale per distrazione di fondi e tenuta irregolare dei registri contabili. I giudici hanno accertato che la contabilità inattendibile impediva la corretta ricostruzione degli affari e del patrimonio aziendale. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione, sostenendo la necessità del dolo specifico e richiedendo l'attenuante del danno di particolare tenuità per la somma sottratta. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che il delitto di bancarotta fraudolenta documentale per tenuta caotica dei conti richiede unicamente il dolo generico. I giudici hanno inoltre negato l'attenuante, poiché la distrazione incideva pesantemente sull'attivo residuo dell'impresa, condannando i ricorrenti al versamento delle spese e di una sanzione.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione nei confronti di un'imputata. La difesa contestava l'attendibilità dei testimoni e chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, per riconoscere l'attenuante economica non basta considerare il mero valore commerciale del bene rubato. Il giudice deve valutare il complessivo pregiudizio arrecato alla vittima, sia in termini effettivi sia potenziali. A seguito del rigetto, la ricorrente deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria nei confronti di un uomo che ha sottratto materiale all'interno di un'area accessibile, ritenendolo erroneamente abbandonato. L'addetto alla sicurezza ha cercato di recuperare i beni dall'auto del soggetto, annunciando l'intervento delle forze dell'ordine. A quel punto l'uomo ha tentato di investire il vigilante con il proprio veicolo per fuggire e assicurarsi la refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, respingendo la tesi della convinzione di prelevare beni privi di valore o abbandonati. I giudici hanno escluso anche le attenuanti per la particolare tenuità del danno economico a causa dell'estrema gravità della violenza esercitata contro la guardia, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione la condanna per reati legati agli stupefacenti di lieve entità. La difesa contestava la determinazione della pena e il mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità del danno o del lucro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Corte territoriale ha adeguatamente giustificato il diniego della circostanza attenuante basandosi su specifici elementi concreti. Poiché la ricostruzione dei fatti appartiene in modo esclusivo ai giudici di merito, la Cassazione non può riesaminare la valutazione se questa risulta logicamente motivata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo vende mezza dose di eroina intascando appena venti euro. Il Tribunale lo condanna per spaccio di lieve entità, negando l'attenuante di speciale tenuità economica. L'imputato presenta ricorso sostenendo che il guadagno minimo giustifichi uno sconto di pena automatico. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione e conferma la condanna. I giudici stabiliscono che l'attenuante di speciale tenuità richiede una valutazione complessiva dell'offesa al bene giuridico. Nel caso esaminato, l'attività stabile di spaccio sul territorio e i precedenti penali rendono la condotta pericolosa, a prescindere dal misero profitto economico di venti euro.
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L'Imputata ha tentato di asportare merce da un ipermercato. Durante la fuga, ha adoperato violenza contro un Addetto alla sicurezza che cercava di fermarla. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentativo di rapina impropria. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato e lo sconto di pena per il modesto valore della merce. I giudici hanno stabilito che il tentativo di rapina impropria sussiste anche se la violenza avviene a distanza dalla sottrazione, purché l'azione sia unica. Inoltre, la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità non si applica automaticamente per il basso valore dei beni. La rapina tutela infatti anche la libertà e l'integrità fisica e morale della vittima, aggredita durante l'azione.
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Un uomo si è impossessato di un tester di profumo all'interno di una farmacia ed ha estratto un coltello per garantirsi la fuga e il possesso dell'oggetto. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto gli arresti domiciliari per il reato di rapina aggravata. La difesa dell'indagato ha impugnato il provvedimento sostenendo che un tester da esposizione non possiede un reale valore economico e non può integrare il delitto di rapina. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che anche un bene dal valore economico modestissimo integra la rapina aggravata, poiché la sottrazione priva l'esercente di un bene aziendale utile e lede la sua libertà personale attraverso la minaccia armata.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati legati agli stupefacenti, lamentando la mancata concessione della attenuante della speciale tenuità del danno prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente il rifiuto del beneficio, evidenziando il concreto pericolo per la salute pubblica derivante dalla specifica sostanza illecita. La Suprema Corte ha ribadito che tale apprezzamento appartiene alla valutazione discrezionale dei giudici di merito e non può essere rivalutato in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità, la misura della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su argomentazioni generiche e già respinte dai giudici di merito. La Suprema Corte ha ricordato che la valutazione dell'attenuante della speciale tenuità richiede l'esame del guadagno perseguito, del profitto ottenuto e del pericolo creato dal reato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese del processo e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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L'amministratore di una società dichiarata fallita è stato condannato in appello per il reato di bancarotta fraudolenta documentale a causa dell'assenza dei libri contabili relativi a diversi anni di gestione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato e annullato la condanna. I giudici supremi hanno chiarito che l'omessa tenuta o la sparizione dei registri contabili richiede la prova del dolo specifico, ossia la precisa intenzione di recare pregiudizio ai creditori. La sentenza impugnata non aveva motivato adeguatamente su questo elemento intenzionale. Inoltre, la Cassazione ha precisato che l'attenuante della speciale tenuità del danno non si calcola sul totale del passivo, ma sul danno effettivo arrecato alle operazioni di ricostruzione del patrimonio. La causa dovrà svolgersi nuovamente dinanzi a un'altra Corte d'Appello.
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L'Imputato, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del lucro di speciale tenuità e il diniego delle pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo all'attenuante, i giudici hanno evidenziato che il numero di dosi pronte per la vendita e il valore della sostanza escludevano un guadagno irrilevante. In merito alle pene sostitutive, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: la pena pecuniaria è stata negata per l'incapacità economica del condannato, privo di reddito, mentre il lavoro di pubblica utilità è stato respinto per i gravi precedenti penali e per l'assenza di efficacia rieducativa. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Due uomini sono stati condannati per rapina aggravata in concorso dopo aver aggredito una coppia in strada e aver sottratto loro denaro e cellulari. Gli aggressori hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la violenza fosse nata da un semplice litigio e che l'impossessamento dei beni fosse stato un evento autonomo o non voluto da tutti. Hanno inoltre chiesto sconti di pena per danno di lieve entità e risarcimento parziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne. I giudici hanno chiarito che la rapina aggravata in concorso sussiste anche con dolo sopravvenuto durante l'aggressione e che l'attenuante della tenuità non si applica ai reati che violano la libertà e la sicurezza personale, oltre al patrimonio. Gli imputati dovranno pagare le spese e una sanzione di tremila euro ciascuno.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per truffa e sostituzione di persona, contestando la mancata declaratoria di prescrizione, vizi nella valutazione delle prove e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I Supremi Giudici hanno rigettato tutte le doglianze. In punto di diritto, la Corte ha chiarito che ai reati commessi a fine 2017 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla riforma Orlando (Legge 103/2017), impedendo l'estinzione del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove o censurare motivazioni congrue del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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