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Assegno sociale: sì anche se si rinuncia al mantenimento

Il Richiedente ha impugnato il rifiuto dell’INPS di concedergli l’assegno sociale. I giudici di merito avevano negato la prestazione perché l’uomo aveva rinunciato all’assegno di mantenimento dalla moglie separata, ritenendo che tale scelta escludesse lo stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l’unico requisito per l’assegno sociale è l’effettiva assenza o insufficienza di reddito. La rinuncia al mantenimento o la mancata richiesta di somme all’ex coniuge non escludono il diritto alla prestazione assistenziale, poiché la legge non richiede che lo stato di bisogno sia incolpevole. La sentenza è stata cassata con rinvio.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 26315 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 26315/2023)

Il diritto all’assegno sociale e la rinuncia al mantenimento

L’assegno sociale rappresenta una misura di sostegno fondamentale per i cittadini che si trovano in condizioni economiche disagiate. Lo Stato eroga questa prestazione assistenziale per garantire un livello minimo di sussistenza a chi non possiede redditi sufficienti. Spesso sorgono contestazioni tra i richiedenti e l’ente previdenziale in merito ai requisiti necessari per accedere al beneficio. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale riguardante il rapporto tra le scelte personali dei coniugi separati e il diritto a ricevere questo aiuto economico. Molti ritengono che la rinuncia volontaria a un aiuto economico da parte dell’ex coniuge possa precludere l’accesso ai sussidi pubblici. La Suprema Corte ha smentito questa interpretazione, ristabilendo un principio di giustizia sostanziale.

Il caso concreto: la contestazione dell’ente previdenziale

La vicenda trae origine dal ricorso di un cittadino che si era visto rifiutare la domanda per ottenere la prestazione assistenziale. L’ente previdenziale aveva respinto la richiesta sostenendo che l’uomo non si trovasse in un reale stato di bisogno economico. Questa conclusione derivava dal fatto che il richiedente, in sede di separazione consensuale, aveva deciso di rinunciare a qualsiasi assegno di mantenimento da parte della moglie. Secondo l’ente pubblico, tale rinuncia equivaleva alla volontaria creazione di una situazione di povertà, escludendo così la tutela statale. I giudici di merito avevano inizialmente confermato questa tesi, ritenendo che il cittadino non potesse chiedere aiuto allo Stato dopo aver rifiutato il sostegno economico del coniuge. Il richiedente ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Le motivazioni della Cassazione sull’assegno sociale

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso del cittadino, ribaltando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha chiarito che l’unico requisito previsto dalla legge per la concessione della misura assistenziale è lo stato di bisogno effettivo del richiedente. Questo stato si desume unicamente dall’assenza di redditi o dall’insufficienza di quelli percepiti, che devono risultare inferiori ai limiti stabiliti dalla legge. I giudici hanno specificato che i redditi potenziali, come l’assegno di mantenimento mai richiesto o espressamente rinunciato, non hanno alcuna rilevanza ai fini del calcolo. La mancata richiesta di somme all’ex coniuge non può essere equiparata all’assenza di uno stato di bisogno. Inoltre, la normativa vigente non prevede in alcun modo che lo stato di povertà debba essere incolpevole per giustificare l’intervento assistenziale dello Stato.

Le conclusioni sul diritto all’assegno sociale

La decisione della Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei soggetti più deboli. La rinuncia all’assegno di mantenimento non cancella il diritto all’assegno sociale se sussistono le condizioni di povertà oggettiva previste dalla legge. La Corte ha cassato (annullato) la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà riesaminare il caso applicando il principio secondo cui contano solo i redditi effettivamente percepiti dal richiedente. Questa pronuncia impedisce all’ente previdenziale di sindacare le scelte personali e private compiute dai coniugi durante la separazione. La tutela assistenziale dello Stato interviene per proteggere la persona in base alla sua reale situazione economica del momento, senza penalizzarla per non aver intrapreso azioni legali contro l’ex coniuge.

La rinuncia all’assegno di mantenimento fa perdere l’assegno sociale?
No, la rinuncia al mantenimento dell’ex coniuge non incide sul diritto a ricevere l’assegno sociale, poiché conta solo la reale situazione economica del richiedente.

Qual è l’unico requisito per ottenere l’assegno sociale?
L’unico requisito previsto dalla legge è lo stato di bisogno effettivo, che si misura esclusivamente in base all’assenza o all’insufficienza dei redditi percepiti.

Lo stato di bisogno economico deve essere incolpevole per ricevere l’aiuto dello Stato?
No, la legge non richiede che la situazione di povertà sia indipendente dalla volontà del cittadino, escludendo qualsiasi valutazione sulla colpa del richiedente.

Termini giuridici

Assegno sociale
Prestazione economica pagata dallo Stato ai cittadini in condizioni economiche disagiate al raggiungimento di una determinata età.
Stato di bisogno
Condizione di difficoltà economica oggettiva derivante dalla mancanza o insufficienza di reddito.
Cassazione con rinvio
Decisione con cui la Corte di Cassazione annulla la sentenza precedente e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo giudizio.
Incolpevole
Situazione di difficoltà o bisogno che non dipende da una scelta o da una colpa del soggetto interessato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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