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Inammissibilità del ricorso per cassazione: ricorso vago e multa

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un’imputata contro la sentenza della Corte d’Appello di Ancona. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici. In particolare, il primo motivo non si confrontava con le motivazioni della decisione d’appello, mentre il secondo motivo, riguardante la determinazione della pena, sollevava questioni di puro fatto senza specificità giuridica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, condannando la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la severità della legge contro le impugnazioni pretestuose o formulate in modo approssimativo.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28390 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 28390/2023)

Quando l’impugnazione è troppo vaga scatta l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Presentare un ricorso davanti alla Suprema Corte richiede precisione e rigore tecnico assoluti. Molto spesso, i cittadini e i loro difensori commettono l’errore di riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare direttamente le motivazioni della sentenza d’appello. Questo comportamento espone inevitabilmente al rischio di incorrere nella inammissibilità del ricorso per cassazione, una pronuncia che chiude definitivamente il processo senza che i giudici entrino nel merito della vicenda. La recente ordinanza della Corte di Cassazione conferma questo orientamento rigoroso, sanzionando duramente le impugnazioni generiche.

Il caso concreto e la decisione dei giudici

La vicenda trae origine dalla sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Ancona, che aveva confermato la condanna nei confronti di un’imputata. Quest’ultima ha deciso di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, sperando in una riforma della decisione o in una riduzione della pena. L’atto di impugnazione si basava essenzialmente su due motivi principali. Il primo motivo contestava la responsabilità penale in modo molto vago, mentre il secondo motivo si concentrava sulla quantificazione della pena applicata dai giudici di merito. Tuttavia, l’analisi dei giudici di legittimità ha evidenziato fin da subito profonde lacune strutturali nell’atto difensivo. L’imputata non ha saputo indicare con precisione quali norme di legge fossero state violate, né ha saputo smontare i passaggi logici della sentenza d’appello.

Perché un ricorso generico danneggia il cittadino e intasa la giustizia

Il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio in cui si può rinegoziare la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte valuta esclusivamente la legittimità della decisione, ovvero la corretta applicazione delle norme giuridiche e la coerenza logica della motivazione. Quando un atto si limita a contestazioni astratte o ripetitive, si parla di genericità dei motivi. Questo vizio non permette alla Corte di comprendere le reali ragioni del disaccordo e rende l’atto del tutto inutile. La legge punisce questa condotta perché sovraccarica inutilmente gli uffici giudiziari, rallentando la definizione dei processi meritevoli di attenzione. Per questa ragione, la specificità dei motivi rappresenta un requisito fondamentale e insuperabile per l’ammissibilità di qualsiasi impugnazione.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

Nelle motivazioni del provvedimento, i giudici di piazza Cavour hanno chiarito le ragioni che determinano l’inammissibilità del ricorso per cassazione in presenza di motivi generici. Il primo motivo di ricorso è stato giudicato manifestamente generico perché non si confrontava affatto con le argomentazioni logiche espresse nella sentenza della Corte d’Appello. Il difensore dell’imputata si è limitato a riproporre tesi astratte, ignorando completamente le risposte che i giudici di secondo grado avevano già fornito nel loro provvedimento. Anche il secondo motivo, incentrato sulla misura della pena, è stato ritenuto del tutto generico e basato su questioni di puro fatto. La determinazione della sanzione spetta infatti al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, a meno che non vi sia una totale mancanza di motivazione.

Le conclusioni e le conseguenze economiche per la ricorrente

Le conclusioni della Suprema Corte sono state estremamente severe e prive di margini di manovra per la difesa. I giudici hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso e hanno condannato l’imputata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, la Corte ha applicato una sanzione pecuniaria aggiuntiva, imponendo il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o scritti in modo approssimativo. La decisione ribadisce che l’accesso alla giustizia di legittimità richiede una professionalità elevata e che gli errori di formulazione dell’atto ricadono direttamente sulle tasche del cittadino assistito.

Cosa succede se un ricorso per cassazione viene giudicato generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Si può ridiscutere l’entità della pena davanti alla Corte di Cassazione?
No, la determinazione della pena è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione, salvo casi di totale assenza di motivazione.

Qual è la differenza tra un ricorso ammissibile e uno inammissibile?
Un ricorso ammissibile contesta in modo specifico e dettagliato le violazioni di legge della sentenza precedente, mentre quello inammissibile contiene censure vaghe, astratte o ripetitive.

Termini giuridici

Inammissibilità
L'impossibilità per il giudice di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso a causa del mancato rispetto di requisiti formali o sostanziali stabiliti dalla legge.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme pagate da chi presenta ricorsi giudicati infondati o inammissibili.
Ricorso generico
Un atto di impugnazione che non contesta in modo specifico e dettagliato le motivazioni della sentenza precedente, limitandosi a contestazioni vaghe o ripetitive.
Dispositivo
La parte finale di un provvedimento del giudice, solitamente preceduta dalla sigla P.Q.M., che contiene la decisione concreta e i relativi obblighi o sanzioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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