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Voluntary disclosure: il Fisco deve rimborsare le tasse estere

Un contribuente ha aderito alla procedura di Voluntary disclosure per regolarizzare i capitali detenuti in Svizzera tra il 2010 e il 2013. Durante tali anni, la banca svizzera aveva applicato l’euroritenuta sui rendimenti. L’Agenzia delle Entrate ha preteso il pagamento delle imposte in Italia senza scomputare la tassa estera. Il contribuente ha pagato per ottenere i benefici della sanatoria, ma ha poi richiesto il rimborso dell’euroritenuta. Di fronte al silenzio rifiuto del Fisco, ha promosso ricorso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che l’adesione alla collaborazione volontaria non fa perdere il diritto al rimborso delle imposte già pagate all’estero, poiché il divieto di doppia imposizione prevale sui limiti formali interni.

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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 19343 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 5 n. 19343/2023)

Che cos’è la Voluntary disclosure e come funziona il rimborso delle tasse estere

La procedura di Voluntary disclosure (collaborazione volontaria) ha permesso a molti cittadini di regolarizzare i capitali detenuti all’estero. Spesso, su questi capitali, le banche estere avevano già applicato una tassa alla fonte, chiamata euroritenuta. Molti si chiedono se sia possibile recuperare queste somme dopo aver aderito alla sanatoria. La Corte di Cassazione ha chiarito questo importante aspetto con una recente ordinanza. La decisione stabilisce un principio fondamentale per evitare che il contribuente paghi due volte le tasse sullo stesso reddito.

Il caso: il recupero dell’euroritenuta dopo la Voluntary disclosure

Un cittadino italiano deteneva dei risparmi in una banca situata in Svizzera. Tra il 2010 e il 2013, l’istituto finanziario svizzero ha applicato regolarmente l’euroritenuta sui guadagni generati da questi capitali. Successivamente, il risparmiatore ha deciso di regolarizzare la propria posizione con il Fisco italiano per evitare contestazioni future. Ha quindi aderito con fiducia alla procedura straordinaria di Voluntary disclosure.

Durante questa fase di regolarizzazione, l’Agenzia delle Entrate ha calcolato le imposte complessivamente dovute in Italia. L’ufficio territoriale ha però rifiutato categoricamente di sottrarre l’euroritenuta già trattenuta e versata in Svizzera. Per non perdere i benefici della sanatoria e la riduzione delle sanzioni collegate, il cittadino ha pagato l’intero importo richiesto dall’amministrazione. Subito dopo il pagamento, ha presentato una formale domanda di rimborso per le tasse già pagate all’estero. L’amministrazione finanziaria non ha fornito alcuna risposta a questa richiesta, determinando la formazione del silenzio rifiuto. Il contribuente ha quindi deciso di agire in giudizio davanti ai giudici tributari per ottenere la restituzione delle somme.

Le motivazioni della decisione: perché il divieto di doppia imposizione è sovrano

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto le tesi del cittadino, ribaltando la decisione di secondo grado. La Suprema Corte ha spiegato che il divieto di doppia imposizione rappresenta un principio cardine dell’ordinamento giuridico europeo e internazionale. Questo principio fondamentale impedisce agli Stati membri di tassare due volte lo stesso identico presupposto economico.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva che la Voluntary disclosure avesse una natura simile a quella di un accertamento con adesione (un accordo transattivo con il Fisco). Secondo questa tesi ministeriale, una volta perfezionato il pagamento, il rapporto si sarebbe dovuto considerare chiuso e intangibile, impedendo qualsiasi successiva richiesta di rimborso. La Cassazione ha smentito questa ricostruzione restrittiva. La collaborazione volontaria serve unicamente a far emergere i capitali detenuti all’estero e a mitigare le sanzioni amministrative e penali, ma non cancella affatto i diritti di credito del contribuente.

Inoltre, le direttive europee in materia di tassazione dei redditi da risparmio e l’accordo bilaterale tra Unione Europea e Svizzera prevalgono sulle norme di dettaglio interne. La legge italiana prevede che il credito d’imposta per le tasse pagate all’estero spetti solo se i relativi redditi sono indicati nella dichiarazione annuale originaria. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che questo ostacolo formale non può essere opposto in caso di regolarizzazione spontanea. Negare la restituzione delle somme significherebbe introdurre una sanzione indiretta e sproporzionata, in palese contrasto con i principi di equità fiscale.

Le conclusioni della Cassazione: il contribuente ha diritto al rimborso

La Corte di Cassazione ha accolto definitivamente il ricorso proposto dal contribuente. I giudici di legittimità hanno cassato la sentenza d’appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta del cittadino. Decidendo la causa nel merito, la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto incondizionato del risparmiatore a ottenere il rimborso dell’euroritenuta trattenuta dall’intermediario svizzero.

Questa importante pronuncia conferma che l’adesione alla Voluntary disclosure non costituisce una rinuncia implicita ai propri diritti di credito verso lo Stato. Il Fisco non può trattenere somme che generano una palese e ingiusta doppia tassazione sui medesimi redditi. L’Agenzia delle Entrate dovrà quindi rimborsare le somme indebitamente percepite, oltre a farsi carico delle spese del giudizio di Cassazione. La decisione rappresenta un precedente fondamentale per la tutela di tutti i contribuenti che scelgono la via della trasparenza fiscale.

Chi aderisce alla collaborazione volontaria perde il diritto al rimborso delle tasse pagate all’estero?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’adesione alla procedura non comporta la rinuncia al rimborso dell’euroritenuta o di altre imposte estere.

Che cos’è l’euroritenuta e perché si può chiedere il rimborso?
L’euroritenuta è una tassa applicata sui conti esteri. Si può chiedere il rimborso per evitare la doppia imposizione quando lo stesso reddito viene tassato anche in Italia.

Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate non risponde alla richiesta di rimborso?
Si forma il cosiddetto silenzio rifiuto, contro il quale il contribuente può presentare ricorso davanti al giudice tributario per far valere i propri diritti.

Termini giuridici

Voluntary disclosure
Procedura di collaborazione volontaria che consente ai contribuenti di regolarizzare spontaneamente le attività finanziarie detenute all'estero e non dichiarate al Fisco.
Euroritenuta
Tassa alla fonte applicata sui redditi da risparmio corrisposti a soggetti residenti in un altro Stato membro dell'Unione Europea.
Silenzio rifiuto
Comportamento inerte della pubblica amministrazione che, non rispondendo a un'istanza entro i termini di legge, equivale a un provvedimento di rigetto impugnabile in giudizio.
Doppia imposizione
Fenomeno giuridico ed economico che si verifica quando lo stesso reddito viene tassato due volte in capo al medesimo soggetto da parte di autorità fiscali diverse.
Giudizio di legittimità
Fase del processo che si svolge davanti alla Corte di Cassazione, volta esclusivamente a verificare la corretta applicazione delle norme di legge senza riesaminare i fatti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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