Il prestito di azioni sotto la lente del Fisco
L’operazione di prestito di azioni (noto anche come “stock lending”) è spesso utilizzata dalle imprese per ottimizzare la gestione dei propri portafogli titoli. Tuttavia, quando questa operazione viene strutturata al solo scopo di ottenere un vantaggio fiscale indebito, il Fisco può intervenire per riprendere a tassazione i costi dedotti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questa pratica, equiparandola di fatto all’usufrutto e dichiarando indeducibili le relative commissioni.
Come funziona lo schema contestato dall’Amministrazione Finanziaria
Nel caso esaminato dai giudici, una società italiana aveva preso in prestito dei titoli azionari da una società ceca. Questi titoli appartenevano a una società portoghese con sede in una zona a regime fiscale agevolato. Grazie a questo accordo, la società italiana incassava i dividendi distribuiti dalla società portoghese, beneficiando dell’esenzione dalle tasse per il 95% del loro ammontare. Al contempo, la società italiana pagava una commissione molto elevata alla società ceca e la deduceva interamente dalle proprie tasse come costo d’impresa. Questo meccanismo generava un enorme risparmio d’imposta a danno dello Stato.
L’equivalenza economica tra usufrutto e prestito di azioni
La Suprema Corte ha analizzato la sostanza economica dell’operazione. Sebbene le parti abbiano qualificato il contratto come prestito di azioni, l’effetto pratico era identico a quello di un usufrutto di azioni. In entrambi i casi, infatti, un soggetto acquisisce temporaneamente il diritto di percepire i dividendi di una società dietro il pagamento di un corrispettivo (la commissione o il prezzo dell’usufrutto). Il diritto tributario guarda alla sostanza economica degli atti e non solo alla loro forma giuridica. Pertanto, l’operazione deve essere trattata secondo le regole previste per l’usufrutto.
Le motivazioni della sentenza sul prestito di azioni
I giudici di legittimità hanno basato la propria decisione sul combinato disposto degli articoli 89 e 109 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. La legge stabilisce chiaramente che non è deducibile il costo sostenuto per l’acquisto del diritto di usufrutto (o di un altro diritto analogo) relativo a partecipazioni societarie che generano utili esenti da tassazione. Poiché il prestito di azioni attribuisce il diritto di incassare dividendi esenti a fronte del pagamento di una commissione, tale commissione rappresenta un costo “analogo” a quello dell’usufrutto. Di conseguenza, la commissione pagata dalla società italiana alla società ceca non può essere dedotta per ridurre il reddito imponibile. Questa interpretazione impedisce la creazione di asimmetrie fiscali e contrasta le manovre volte unicamente a erodere la base imponibile.
Le conclusioni sul prestito di azioni e le conseguenze pratiche
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contribuente, confermando la legittimità del recupero d’imposta operato dall’Agenzia delle Entrate. La decisione stabilisce un principio fondamentale per le imprese: i costi derivanti da operazioni di prestito di azioni finalizzate all’incasso di dividendi esenti sono indeducibili. Le aziende non possono utilizzare schemi contrattuali alternativi per aggirare i limiti di deducibilità previsti dalla legge tributaria per l’usufrutto. Chi pone in essere queste operazioni deve essere consapevole che il Fisco riqualificherà i costi, richiedendo il pagamento delle maggiori imposte e delle relative sanzioni.
Che cos’è lo stock lending o prestito di azioni?
Si tratta di un contratto con cui un soggetto trasferisce temporaneamente la proprietà di titoli azionari a un altro, dietro il pagamento di una commissione, con l’accordo che gli stessi titoli vengano restituiti alla scadenza.
Perché la commissione del prestito di azioni non è deducibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che questa operazione equivale economicamente all’usufrutto di azioni, per il quale la legge vieta la deduzione dei costi se i dividendi percepiti sono esenti da tasse.
Quali sono le conseguenze per le aziende che usano questo schema?
Il Fisco può riqualificare l’operazione, negare la deduzione delle commissioni versate e richiedere il pagamento delle maggiori imposte dovute, oltre alle sanzioni e agli interessi.