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Indebito utilizzo di carte di credito: dal sussidio al carcere

Il Titolare della Carta, beneficiario del reddito di cittadinanza, ha ceduto la propria tessera magnetica a un terzo in cambio di un compenso mensile in denaro. Durante la detenzione in carcere del titolare, il terzo ha effettuato diverse transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di indebito utilizzo di carte di credito. I giudici hanno chiarito che la natura strettamente personale della carta assistenziale ne vieta la cessione. Inoltre, l’abolizione del reddito di cittadinanza non cancella i reati commessi durante la sua vigenza, né influisce sul reato previsto dal codice penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 28 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 23611 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 2 n. 23611/2026)

Il caso della cessione della carta prepagata e l’indebito utilizzo di carte di credito

La cessione a terzi di una carta di pagamento legata a sussidi statali configura il reato di indebito utilizzo di carte di credito. Un cittadino, titolare della carta del reddito di cittadinanza, ha consegnato il proprio dispositivo magnetico a un soggetto terzo non identificato. Questa consegna è avvenuta in cambio di una somma mensile fissa di denaro. Il terzo ha successivamente utilizzato la carta per compiere diversi acquisti presso un supermercato. Nel frattempo, il legittimo titolare si trovava in stato di detenzione in carcere. Questa circostanza ha reso evidente che le transazioni non erano a lui riconducibili. La giustizia ha quindi avviato il procedimento penale per l’uso illecito dello strumento di pagamento.

La difesa del titolare e la tesi dell’abolizione del reato

Il difensore del titolare della carta ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che l’intera disciplina del reddito di cittadinanza è stata abrogata dal legislatore. Secondo questa tesi, l’abrogazione della misura di sostegno avrebbe dovuto comportare l’annullamento della rilevanza penale della condotta. Inoltre, la difesa ha evidenziato la presenza di un amministratore di sostegno per il titolare. Questa figura avrebbe dovuto monitorare le entrate e le uscite del soggetto. Di conseguenza, il titolare non avrebbe dovuto avere la disponibilità materiale della carta. Infine, il ricorrente ha sostenuto la mancanza di intenzione di frodare l’ente previdenziale. La cessione per una cifra inferiore al valore mensile del sussidio dimostrava, secondo la difesa, l’assenza di un reale vantaggio economico.

La natura strettamente personale delle tessere assistenziali

I giudici hanno esaminato con attenzione la natura del beneficio economico concesso dallo Stato. La carta di pagamento legata ai sussidi pubblici possiede una natura strettamente personale. Il titolare non può delegare l’uso del dispositivo a soggetti estranei al nucleo familiare beneficiario. La consegna della carta a un terzo dietro compenso monetario rappresenta una violazione diretta delle regole di utilizzo. Questa condotta integra perfettamente la fattispecie di reato prevista dal codice penale per l’uso non autorizzato di carte di pagamento. La presenza di un amministratore di sostegno non esclude la responsabilità personale del titolare. Il possesso fisico e la successiva cessione volontaria della carta rimangono atti imputabili direttamente al soggetto beneficiario.

Le motivazioni della Cassazione sull’indebito utilizzo di carte di credito

La Suprema Corte ha respinto tutte le argomentazioni della difesa con motivazioni chiare e lineari. I giudici hanno precisato che l’abrogazione del reddito di cittadinanza non cancella i reati commessi nel periodo di vigenza della misura. La legge di transizione stabilisce espressamente la punibilità dei fatti commessi fino al termine del duemila ventitré. Inoltre, la condanna non riguarda la truffa ai danni dello Stato, ma l’indebito utilizzo di carte di credito. Questo reato è previsto dal codice penale ordinario e non risente delle modifiche alle leggi speciali sui sussidi. La cessione della carta dietro corrispettivo in denaro costituisce una condotta illecita autonoma. Il reato si perfeziona nel momento in cui il terzo non legittimato compie operazioni di pagamento con il dispositivo altrui.

Le conclusioni della Corte sul reato di indebito utilizzo di carte di credito

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal titolare della carta. Questa decisione conferma in via definitiva la responsabilità penale del soggetto per l’indebito utilizzo di carte di credito. Il ricorrente deve subire le conseguenze pratiche della dichiarazione di inammissibilità. La sentenza impone al condannato il pagamento di tutte le spese processuali del grado di giudizio. Inoltre, i giudici hanno condannato il ricorrente al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria deriva dalla colpa nella presentazione di un ricorso manifestamente infondato. La decisione ribadisce la massima severità della legge contro l’uso distorto e illecito degli strumenti di pagamento elettronici.

Cedere la propria carta di pagamento a un terzo in cambio di denaro è legale?
No, la cessione di una carta di pagamento personale a terzi è totalmente illegale e configura il reato di indebito utilizzo di carte di credito.

L’abolizione del reddito di cittadinanza cancella i reati commessi in precedenza?
No, le violazioni commesse durante la vigenza della misura restano punibili e i reati previsti dal codice penale rimangono pienamente efficaci.

Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Indebito utilizzo
L'uso non autorizzato o illecito di una carta di pagamento da parte di un soggetto diverso dal legittimo titolare.
Abrogatio criminis
L'abolizione di una norma incriminatrice che rende non più punibile come reato un determinato comportamento.
Inammissibilità
La condizione di un atto o ricorso che non può essere esaminato nel merito per la mancanza dei requisiti di legge.
Amministratore di sostegno
Un tutore legale nominato dal giudice per assistere una persona parzialmente o temporaneamente priva di autonomia.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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