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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso ripetitivo costa caro

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni già respinte in secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27825 Anno 2023
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Pubblicato il 16 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27825 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 27825/2023)

La particolare tenuità del fatto e i limiti del ricorso in Cassazione

Quando si affronta un processo penale, la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto rappresenta una carta importante per la difesa. Tuttavia, per ottenere questo beneficio in sede di legittimità, non basta riproporre le stesse lamentele già bocciate nei precedenti gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito questo principio, dichiarando inammissibile il ricorso di un cittadino che contestava la mancata applicazione di questa causa di esclusione della punibilità per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

La vicenda nasce da una condanna pronunciata nei confronti del Ricorrente. Il giudice di merito aveva accertato la responsabilità penale del soggetto per aver ostacolato l’attività dei pubblici ufficiali. Di fronte alla condanna, la difesa ha tentato la strada del ricorso in Cassazione, puntando tutto sulla violazione dell’articolo 131-bis del codice penale. Questa norma consente di evitare la pena quando l’offesa provocata dal reato è di minima entità e il comportamento del colpevole non risulta abituale.

Tuttavia, il tentativo della difesa si è scontrato con le rigide regole del giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di giudizio in cui si può ridiscutere il fatto, ma un controllo sulla corretta applicazione delle norme giuridiche e sulla logicità della motivazione della sentenza impugnata.

Il reato di resistenza e la valutazione del giudice

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale protegge il regolare svolgimento delle funzioni pubbliche contro minacce o violenze. Per escludere la punibilità attraverso l’istituto della particolare tenuità del fatto, il giudice deve valutare globalmente la condotta, le modalità dell’azione e l’entità del pericolo creato.

Nel caso specifico, i giudici di merito avevano già compiuto questa valutazione approfondita. La Corte d’Appello aveva analizzato il comportamento del Ricorrente, ritenendolo incompatibile con una qualificazione di lieve entità. La difesa, tuttavia, ha presentato un ricorso che non criticava i punti deboli della sentenza d’appello, ma si limitava a riprodurre le medesime tesi difensive già respinte in precedenza.

Questo errore metodologico ha segnato il destino del procedimento. La Suprema Corte ha ricordato che la riproduzione fedele di censure già esaminate e disattese rende il ricorso intrinsecamente generico e privo di specificità.

Le motivazioni della decisione sulla particolare tenuità del fatto

I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in una mera ripetizione dei motivi d’appello. Quando il giudice di secondo grado risponde in modo coerente, logico e privo di vizi giuridici alle obiezioni della difesa, la decisione non può essere contestata nuovamente con le stesse identiche parole.

La genericità dei motivi determina l’inammissibilità del ricorso. Nel caso in esame, la Corte d’Appello aveva già spiegato con argomenti corretti perché la condotta del Ricorrente non potesse rientrare nella particolare tenuità del fatto. Di fronte a una motivazione solida, la difesa avrebbe dovuto individuare specifici errori di diritto o evidenti illogicità, anziché riproporre la propria versione dei fatti. La mancanza di un confronto reale con la sentenza impugnata ha reso impossibile l’esame del ricorso.

Le conclusioni sul rigetto e le sanzioni pecuniarie

L’ordinanza si chiude con una netta sconfitta per il Ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso, rendendo definitiva la condanna penale pronunciata nei gradi precedenti.

Oltre alla conferma della responsabilità penale, la decisione comporta pesanti conseguenze economiche. Il Ricorrente è stato infatti condannato al pagamento delle spese del procedimento giudiziario e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria viene applicata ogni volta che il ricorso viene dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, per scoraggiare la presentazione di impugnazioni manifestamente infondate o dilatorie. La decisione ribadisce l’importanza di una difesa tecnica mirata e specifica in ogni fase del processo.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione uguale a quello d’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per genericità, poiché non contesta in modo specifico i motivi della sentenza d’appello.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto?
Si applica quando l’offesa provocata dal reato è minima e il comportamento del colpevole non è abituale.

Cos’è la sanzione in favore della Cassa delle ammende?
Si tratta di una somma di denaro che il ricorrente deve pagare quando il suo ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile.

Termini giuridici

Particolare tenuità del fatto
Causa di non punibilità che si applica quando l'offesa provocata dal reato è minima e il comportamento del colpevole non è abituale.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare un ricorso perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Cassa delle ammende
Fondo pubblico presso il Ministero della Giustizia in cui confluiscono le sanzioni pecuniarie e le ammende applicate nei processi penali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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