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Inammissibilità del ricorso per Cassazione: la condanna a tremila euro

Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione contro un’ordinanza del Tribunale di Roma. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi presentati erano una semplice ripetizione di contestazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti, i quali avevano correttamente evidenziato la netta separazione temporale e spaziale dei reati contestati. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27270 Anno 2023
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Pubblicato il 14 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27270 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 27270/2023)

Il principio di diritto sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un principio fondamentale in materia di impugnazioni penali. Quando un cittadino decide di rivolgersi al giudice di legittimità, non può limitarsi a riproporre le stesse identiche lamentele già sollevate nei gradi precedenti. Questo comportamento determina inevitabilmente l’inammissibilità del ricorso per Cassazione. La funzione della Corte di Cassazione non consiste nel rifare il processo da capo, ma nel verificare se i giudici precedenti abbiano applicato correttamente le norme giuridiche. Presentare motivi ripetitivi costituisce un abuso dello strumento giudiziario che la legge punisce severamente. L’ordinamento giuridico richiede infatti che l’atto di impugnazione contenga una critica specifica, puntuale e mirata contro la decisione che si intende contestare, pena il rigetto immediato della domanda senza alcun esame del merito della vicenda.

Il caso concreto e la ripetizione dei motivi di difesa

La vicenda trae origine da un provvedimento emesso dal Tribunale di Roma. Il Ricorrente ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione dei giudici di merito. In particolare, la difesa ha cercato di rimettere in discussione la ricostruzione dei fatti relativi a diversi reati contestati. I giudici di merito avevano già analizzato approfonditamente la situazione, evidenziando una notevole differenza di tempo e di luogo tra i vari episodi criminosi. Questa distanza temporale e spaziale escludeva qualsiasi collegamento logico o giuridico tra le condotte. Nonostante questa chiara spiegazione, il Ricorrente ha riproposto gli stessi identici argomenti nel proprio atto di ricorso, senza offrire elementi di novità o critiche specifiche alla decisione impugnata. Questo errore metodologico ha precluso ogni possibilità di accoglimento della domanda.

Le motivazioni della decisione sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione

I giudici della settima sezione penale hanno analizzato l’atto di impugnazione e hanno rilevato una totale mancanza di specificità. Le motivazioni della decisione si fondano sul fatto che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di censure già adeguatamente vagliate e disattese nei precedenti gradi di giudizio. La giurisprudenza stabilisce che il ricorso deve contenere una critica mirata e puntuale contro la sentenza impugnata. Se il ricorrente si limita a copiare e incollare le vecchie difese, l’atto non rispetta i requisiti minimi di ammissibilità. Nel caso in esame, il Tribunale di Roma aveva già fornito risposte corrette e coerenti sul piano giuridico, spiegando perché i reati non potessero essere considerati uniti da un unico disegno criminoso. Di fronte a una motivazione logica e priva di vizi, la ripetizione delle stesse lamentele ha reso inevitabile l’inammissibilità del ricorso per Cassazione, confermando l’orientamento rigoroso della giurisprudenza di legittimità.

Le conclusioni e le conseguenze economiche per il ricorrente

La dichiarazione di inammissibilità comporta conseguenze severe per chi promuove un giudizio infondato. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente l’impugnazione, confermando la validità del provvedimento del Tribunale di Roma. Oltre alla perdita della causa, il Ricorrente deve subire una pesante sanzione pecuniaria. La legge prevede infatti l’obbligo di pagare le spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la Corte ha condannato il soggetto al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione ha una funzione deterrente e serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o ripetitivi, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario italiano. La decisione evidenzia l’importanza di una difesa tecnica qualificata che eviti la riproposizione di tesi già ampiamente superate nei precedenti gradi di giudizio.

Cosa succede se si ripresentano gli stessi motivi di appello in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché la Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti già decisi se non vengono contestati specifici errori di diritto.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di una somma di denaro, solitamente tra i mille e i tremila euro, alla Cassa delle ammende.

Che cos’è la Cassa delle ammende?
È un ente che raccoglie le sanzioni pecuniarie inflitte dai giudici per finanziare programmi di assistenza ai detenuti e di reinserimento sociale.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione in cui un atto non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti di legge.
Cassa delle ammende
Ente pubblico che riceve le somme derivanti da sanzioni e condanne pecuniarie per finanziare progetti di reinserimento dei detenuti.
Giudice di merito
Il magistrato che esamina i fatti e le prove di una causa, a differenza della Cassazione che valuta solo la corretta applicazione della legge.
Censure
Le contestazioni o critiche mosse dal ricorrente contro la decisione del giudice precedente.
Ordinanza
Provvedimento con cui il giudice decide su questioni procedurali o risolve una fase del processo senza chiudere definitivamente il giudizio di merito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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