LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Concorso in riciclaggio: fare il prestanome costa i domiciliari

L’Indagata ha proposto ricorso contro la misura degli arresti domiciliari per associazione a delinquere e concorso in riciclaggio. La donna si era prestata come intestataria fittizia di un conto corrente e di una ditta individuale, permettendo il transito di ingenti somme di provenienza illecita gestite dal capo dell’organizzazione, ricevendo in cambio un compenso economico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che l’accettazione di un compenso e la fittizia intestazione del conto dimostrano la consapevolezza dell’illecito, configurando il dolo eventuale. Inoltre, la partecipazione attiva a condotte seriali, come fingersi falsa erede, prova l’inserimento stabile nel sodalizio criminale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27085 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 27085/2023)

Il caso del conto corrente fittizio e il concorso in riciclaggio

Una recente decisione della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità penale di chi si presta a fare da prestanome per operazioni finanziarie sospette. Il caso riguarda un’indagata sottoposta alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Le accuse principali sono associazione a delinquere e concorso in riciclaggio (il reato di chi ripulisce denaro sporco). La donna aveva accettato di intestarsi fittiziamente un conto corrente e una ditta individuale. Su questi rapporti finanziari transitavano ingenti somme di denaro di provenienza illecita, sottratte a ignari beneficiari. L’indagata ha impugnato la misura cautelare sostenendo di non essere a conoscenza delle attività criminali del coimputato.

Come si configura il concorso in riciclaggio tramite prestanome

La difesa dell’indagata ha sostenuto che la gestione materiale del conto corrente spettasse esclusivamente al coimputato. Secondo questa tesi, la donna chiedeva solo sporadicamente piccole somme di denaro per le proprie necessità personali. Questa circostanza, a detta della difesa, dimostrava l’assenza di consapevolezza circa il disegno criminoso complessivo. Tuttavia, i giudici di merito hanno evidenziato come l’indagata avesse accettato un corrispettivo economico per prestare il proprio nome. Questo elemento economico scardina la tesi della buona fede. Chi accetta denaro per intestarsi un conto corrente vuoto, senza svolgere alcuna attività reale, non può non accorgersi dell’anomalia.

Il ruolo di falsa erede e l’associazione a delinquere

L’indagine ha rivelato un quadro più ampio di partecipazione al sodalizio criminale. L’indagata non si era limitata a fornire il conto corrente. La donna aveva anche assunto il ruolo di falsa erede in un’altra vicenda legata alla riscossione illecita di polizze assicurative. Per fare questo, aveva conferito una procura speciale (un atto con cui si delega un altro soggetto a compiere atti giuridici) a un avvocato complice dell’organizzazione. Questo comportamento seriale dimostra una chiara e stabile adesione al gruppo criminale. Per la sussistenza del reato associativo non serve un patto formale scritto, ma basta una condotta attiva e ripetuta nel tempo che agevoli gli scopi del gruppo.

Le motivazioni della Cassazione sul concorso in riciclaggio e sul dolo eventuale

I giudici di legittimità hanno confermato che il concorso in riciclaggio si configura anche a titolo di dolo eventuale (l’accettazione del rischio che un evento illecito si verifichi). L’indagata si è rappresentata la concreta possibilità della provenienza delittuosa del denaro. Ella ha accettato questo rischio continuando a prestare il proprio nome in cambio di un compenso. I versamenti sul conto erano ripetuti e di importo molto elevato, a fronte di nessuna reale attività commerciale. La mancanza di una delega esclusiva al coimputato aggrava la posizione della donna, che restava formalmente titolare del conto.

Le conclusioni della Suprema Corte sulla custodia cautelare

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’indagata. Il decorso del tempo dall’applicazione della misura non attenua le esigenze cautelari (i pericoli che giustificano la restrizione della libertà). Il reato associativo ha natura permanente e il pericolo di riattivare i contatti con i complici rimane elevato. Nessuna misura meno afflittiva, come l’obbligo di firma, sarebbe stata idonea a contenere il rischio di reiterazione. L’indagata deve quindi rimanere agli arresti domiciliari e pagare le spese del processo, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro.

Cosa rischia chi presta il proprio conto corrente per far transitare denaro altrui?
Chi accetta di intestarsi un conto corrente fittizio per far transitare denaro di provenienza illecita rischia l’accusa di concorso in riciclaggio, anche se non gestisce direttamente le operazioni.

Che cos’è il dolo eventuale nel reato di riciclaggio?
Il dolo eventuale si configura quando il prestanome, pur non avendo la certezza assoluta della provenienza illecita del denaro, ne accetta consapevolmente il rischio in cambio di un compenso.

Si può evitare la custodia cautelare se è passato del tempo dall’arresto?
Il semplice decorso del tempo non è sufficiente ad attenuare le esigenze cautelari, specialmente nei reati associativi che hanno carattere permanente e presentano un costante rischio di reiterazione.

Termini giuridici

Dolo eventuale
La formula giuridica che si applica quando una persona, pur non volendo direttamente un reato, ne accetta il rischio concreto che si verifichi compiendo una determinata azione.
Riciclaggio
Il reato che commette chi ostacola l'identificazione della provenienza illecita di denaro, beni o altre utilità, ad esempio ripulendoli attraverso conti correnti.
Esigenze cautelari
I motivi previsti dalla legge (come il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato) che giustificano la limitazione della libertà di un indagato prima della sentenza definitiva.
Inammissibilità
La decisione del giudice che rifiuta di esaminare un ricorso perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)