Infortunio sul lavoro: l’infarto non è sempre indennizzabile
Il tema dell’infortunio sul lavoro è spesso al centro di accesi dibattiti legali, specialmente quando si tratta di stabilire se un malore improvviso, come un infarto, possa essere ricondotto all’attività professionale. Una recente sentenza del Tribunale di Bari offre importanti chiarimenti sui requisiti necessari per ottenere le prestazioni assicurative in questi casi complessi.
Il caso: l’infarto durante il turno nel frantoio
La vicenda riguarda un operaio impiegato presso un frantoio oleario che, durante una mattinata di lavoro, accusava un forte dolore allo sterno dopo aver sollevato alcune cassette di olive. Trasportato d’urgenza in ospedale, gli veniva diagnosticato un infarto al miocardio acuto. Il lavoratore agiva quindi in giudizio contro l’istituto assicuratore per vedere riconosciuto l’evento come infortunio sul lavoro, richiedendo la costituzione di una rendita vitalizia per i postumi permanenti residuati.
L’istituto assicuratore, tuttavia, si opponeva alla domanda, sostenendo che l’evento avesse natura di “malattia comune” e non di infortunio professionale, mancando il presupposto fondamentale della causa violenta.
La distinzione tra infortunio e malattia
Perché si possa parlare di infortunio sul lavoro, la legge richiede che l’evento avvenga per una “causa violenta” in occasione del lavoro. La causa violenta deve essere un fattore esterno che agisce con rapidità e intensità. Al contrario, la malattia professionale è caratterizzata da una “causa lenta”, ovvero un logoramento progressivo dell’organismo dovuto alle condizioni di lavoro.
Nel caso specifico, l’infarto, di per sé, non integra automaticamente la causa violenta, a meno che non sia collegato a sforzi eccezionali o a condizioni ambientali improvvisamente intollerabili che superano la normale capacità di adattamento del lavoratore.
Le prove decisive nel processo
L’istruttoria ha rivelato elementi cruciali che hanno ribaltato la versione del ricorrente. Documenti medici precedenti al giorno del malore indicavano che l’operaio soffriva di dolori toracici e difficoltà respiratorie già da una settimana. Inoltre, una visita medica aziendale effettuata pochi giorni prima aveva già rilevato segni di criticità cardiaca.
Le testimonianze dei colleghi e del medico competente hanno confermato che, il giorno dell’evento, l’operaio non aveva effettivamente iniziato l’attività lavorativa pesante: il presidente della cooperativa, avvisato dal medico, lo aveva invitato a recarsi immediatamente in ospedale prima ancora che potesse sollevare pesi.
Le motivazioni
Il giudice ha rigettato la domanda evidenziando come non sia stato possibile individuare alcun evento con carattere di causa violenta legato alla prestazione lavorativa del giorno indicato. Le risultanze documentali, in particolare i referti del Pronto Soccorso, hanno dimostrato che la patologia cardiaca era in atto già da diversi giorni e si era manifestata in modo lento e progressivo, indipendentemente dalle mansioni svolte.
Inoltre, è emerso che il lavoratore non aveva prestato attività lavorativa significativa nella mattinata del malore, venendo invitato dal datore di lavoro a farsi visitare non appena arrivato in azienda. Pertanto, l’infarto è stato qualificato come la naturale evoluzione di una condizione patologica preesistente e non come la conseguenza di un fattore traumatico o di uno sforzo lavorativo anomalo.
Le conclusioni
La sentenza conclude che la domanda non può trovare accoglimento poiché manca la prova del nesso causale tra il lavoro e l’evento infausto. L’infarto deve essere considerato un evento di natura comune quando non è riconducibile a una causa esterna violenta e rapida, ma a una patologia endogena. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato, stabilendo che in assenza di uno sforzo lavorativo specifico e anomalo che funga da innesco rapido, l’evento resta a carico del sistema sanitario comune e non dell’assicurazione professionale.
Quando un infarto a lavoro è considerato infortunio?
Un infarto è considerato infortunio se è causato da un fattore esterno violento, rapido e intenso, come uno sforzo fisico anomalo o uno stress emotivo improvviso legato a eventi lavorativi eccezionali.
Cosa succede se i sintomi dell’infarto erano già presenti prima del lavoro?
Se i sintomi sono preesistenti, l’infarto viene generalmente qualificato come malattia comune e non come infortunio, poiché manca il nesso di causalità diretta con la prestazione lavorativa istantanea.
Chi deve provare che l’infarto è stato causato dal lavoro?
L’onere della prova spetta al lavoratore, che deve dimostrare non solo l’insorgenza del malore durante il servizio, ma anche l’esistenza di una causa violenta e specifica legata alle mansioni svolte.