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Vizio di mente e pena: ricorso inammissibile se ripetitivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di un imputato che contestava la sua condanna. L’uomo chiedeva il riconoscimento del vizio parziale di mente e una pena più lieve. I giudici hanno respinto la richiesta perché i motivi presentati erano semplici ripetizioni di argomenti già valutati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. La sentenza sottolinea un principio fondamentale: la Cassazione non è un terzo processo sui fatti. L’esito conferma la condanna e aggiunge il pagamento di una sanzione pecuniaria, evidenziando le conseguenze negative di un’impugnazione priva di validi motivi di diritto. La decisione ribadisce la severità nel valutare l’inammissibilità del ricorso per cassazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19692 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19692 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 19692/2023)

Il ricorso in Cassazione: quando è inammissibile?

La Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo baluardo della giustizia, ma il suo ruolo è spesso frainteso. Non è un terzo processo dove si possono ridiscutere i fatti, ma un giudizio di ‘legittimità’, che controlla la corretta applicazione delle norme. Una recente ordinanza della Suprema Corte chiarisce perfettamente i limiti di questo strumento, sancendo l’inammissibilità del ricorso per cassazione quando i motivi sono una mera riproposizione di argomenti già esaminati. Questo caso offre uno spunto pratico per capire perché un ricorso, anche se formalmente presentato, può essere respinto senza nemmeno entrare nel merito.

La vicenda: un appello basato su vecchi argomenti

Un uomo, già condannato nei primi due gradi di giudizio, decide di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Le sue richieste si basavano su due punti principali. In primo luogo, sosteneva di dover beneficiare del riconoscimento del vizio parziale di mente, una condizione che avrebbe potuto garantirgli una pena ridotta. In secondo luogo, contestava l’entità della pena inflitta, ritenendola eccessiva.

L’Imputato, attraverso il suo difensore, ha tentato di convincere la Suprema Corte a rivedere le decisioni precedenti. Tuttavia, la sua strategia si è rivelata inefficace. Gli argomenti portati a sostegno del ricorso non erano nuovi né si concentravano su presunti errori di diritto commessi dai giudici di merito. Erano, di fatto, gli stessi temi già ampiamente discussi e respinti dalla Corte d’Appello.

I limiti del giudizio di Cassazione

Per comprendere la decisione, è essenziale capire la funzione della Corte di Cassazione. A differenza del Tribunale e della Corte d’Appello, la Cassazione non può riesaminare le prove, ascoltare testimoni o ricostruire i fatti. Il suo compito è verificare che il processo si sia svolto nel rispetto della legge e che le norme sostanziali siano state interpretate e applicate correttamente.

Presentare un ricorso in Cassazione significa, quindi, individuare un errore di diritto specifico nella sentenza impugnata. Non basta essere in disaccordo con la valutazione delle prove fatta dal giudice precedente. Bisogna dimostrare che quel giudice ha violato una legge o ha motivato la sua decisione in modo illogico o contraddittorio. Tentare di ottenere una nuova valutazione dei fatti è un errore che porta quasi sempre all’insuccesso.

L’inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi ripetitivi

Il caso in esame è un esempio emblematico di inammissibilità del ricorso per cassazione per genericità e ripetitività dei motivi. La Corte ha osservato che le censure relative al vizio parziale di mente erano una semplice ‘replica’ di quanto già discusso e rigettato. Allo stesso modo, la critica sulla determinazione della pena è stata respinta perché la sentenza d’appello era supportata da una motivazione ‘sufficiente e non illogica’.

In pratica, l’appello non ha sollevato questioni di legittimità, ma ha tentato di ottenere un terzo giudizio di merito, cosa preclusa in sede di Cassazione. Quando un ricorso si limita a ripetere le stesse doglianze, senza attaccare le specifiche ragioni giuridiche con cui sono state respinte in appello, si espone a una sicura dichiarazione di inammissibilità.

Le motivazioni: perché la Corte ha respinto il ricorso

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con una motivazione netta e concisa. Primo, il motivo sul vizio di mente era una copia di argomentazioni già vagliate e motivatamente respinte dal giudice d’appello. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella, immune da vizi logici, del giudice di merito. Secondo, la questione sulla quantificazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice, che in questo caso aveva fornito una giustificazione adeguata e logica. Contestare questa scelta senza dimostrare un errore di diritto è un tentativo di invadere un campo riservato al merito. Di conseguenza, il ricorso è stato fermato prima ancora di poter essere discusso nel dettaglio.

Le conclusioni: la conferma della condanna e le conseguenze

L’esito è stato sfavorevole per il ricorrente. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione ha reso definitiva la sentenza di condanna della Corte d’Appello. Oltre a ciò, l’uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione aggiuntiva è prevista proprio per scoraggiare ricorsi presentati senza una reale base giuridica. La decisione ribadisce che l’accesso alla Cassazione è riservato a casi con seri vizi di legittimità e non può essere utilizzato come un ultimo, disperato tentativo di rimettere tutto in discussione.

Posso presentare nuove prove alla Corte di Cassazione?
No, la Corte di Cassazione non riesamina i fatti né valuta nuove prove. Giudica solo se i tribunali precedenti hanno applicato correttamente la legge.

Cosa succede se il mio ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Il ricorso viene respinto senza esame nel merito. La sentenza precedente diventa definitiva e si viene condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘ripetitivo’?
Significa che l’argomento presentato è identico o molto simile a uno già esaminato e respinto dai giudici nei gradi di giudizio precedenti, senza aggiungere nuovi profili di illegittimità della decisione.

Termini giuridici

Inammissibilità
Un vizio giuridico che impedisce al giudice di esaminare nel merito una richiesta o un'impugnazione, bloccandola in una fase preliminare.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio nel sistema legale italiano. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Trattamento punitivo
L'insieme delle sanzioni (pena detentiva, multa, etc.) stabilite dal giudice nella sentenza di condanna.
Vizio parziale di mente
Una condizione di ridotta capacità di intendere e di volere al momento del fatto, che può comportare una diminuzione della pena ma non esclude la punibilità.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con i proventi di alcune sanzioni pecuniarie, destinato al miglioramento delle strutture carcerarie e a programmi di reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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