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Ricorso generico, condanna certa: l’inammissibilità del ricorso

Un soggetto, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno però dichiarato l’inammissibilità del ricorso per genericità, poiché l’atto di impugnazione si limitava a chiedere l’annullamento della sentenza senza specificare le ragioni di diritto o gli elementi di fatto a sostegno della richiesta. La Corte ha sottolineato che un ricorso non può essere una critica vaga, ma deve contenere censure precise e argomentate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18139 Anno 2023
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18139 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 18139/2023)

Ricorso in Cassazione: se è generico, è inammissibile

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultimo grado di giudizio per contestare una sentenza di condanna. Tuttavia, questa possibilità è soggetta a regole molto rigide. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: l’inammissibilità del ricorso per genericità. Questo significa che non basta semplicemente dichiararsi insoddisfatti della decisione precedente; è necessario spiegare in modo dettagliato e tecnico perché quella decisione sarebbe sbagliata. Vediamo cosa è successo nel caso specifico e quale lezione possiamo trarne.

I fatti all’origine della vicenda

La storia inizia con una persona condannata in secondo grado per un reato previsto dalla legge sugli stupefacenti (art. 73, D.P.R. 309/90). Non accettando la sentenza della Corte d’Appello, l’imputato decide di giocare la sua ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo era ottenere l’annullamento della condanna e ribaltare l’esito del processo. Tuttavia, il modo in cui è stato presentato il ricorso si è rivelato fatale per le sue speranze.

Un ricorso vago e senza fondamenta

L’imputato, tramite il suo legale, ha presentato un atto di ricorso che i giudici supremi hanno definito di ‘assoluta genericità’. In pratica, il documento si limitava a chiedere l’annullamento della sentenza impugnata senza però indicare in modo specifico quali fossero gli errori commessi dai giudici dei gradi precedenti. Mancavano argomentazioni precise, riferimenti a violazioni di legge puntuali o a vizi logici nella motivazione della sentenza. Era, in sostanza, una richiesta vuota, priva del necessario supporto giuridico e fattuale che la legge richiede.

Il principio di diritto: l’inammissibilità del ricorso per genericità

La legge processuale penale, in particolare l’articolo 581, stabilisce che i motivi di un’impugnazione devono essere specifici. Non si tratta di un mero formalismo. Questa regola serve a garantire che il giudice dell’impugnazione possa comprendere esattamente quali aspetti della decisione precedente vengono contestati. Un ricorso generico non permette questo esame e si traduce in una perdita di tempo per la giustizia. Per questo motivo, la legge prevede una sanzione drastica: l’inammissibilità del ricorso per genericità. Quando un ricorso è inammissibile, il giudice non entra nemmeno nel merito della questione. Lo respinge in via preliminare.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso

La Corte di Cassazione, nella sua ordinanza, ha spiegato chiaramente le ragioni della sua decisione. Il ricorso presentato era apodittico, cioè basato su affermazioni non dimostrate. Invocare l’annullamento di una sentenza senza ‘individuare e analizzare’ uno specifico profilo di censura contro le motivazioni del giudice precedente non è sufficiente. I giudici hanno evidenziato come l’atto mancasse completamente dei requisiti minimi richiesti dalla legge per poter essere esaminato. Di fronte a questa palese violazione delle regole processuali, l’unica conseguenza possibile era dichiarare l’inammissibilità.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione economica

L’esito per il ricorrente è stato duplice e negativo. Primo, la dichiarazione di inammissibilità ha reso la sentenza di condanna della Corte d’Appello definitiva. Non ci sono più possibilità di contestarla. Secondo, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o redatti senza il rispetto delle regole. La vicenda insegna che nel processo penale la forma è sostanza e l’approssimazione può costare molto cara.

Cosa significa che un ricorso è ‘generico’?
Significa che non spiega in modo chiaro e preciso quali sono gli errori di legge o di fatto nella sentenza che si contesta, limitandosi a una richiesta generica di annullamento.

Qual è la conseguenza di un ricorso generico in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questo significa che i giudici non lo esaminano nel merito, la sentenza precedente diventa definitiva e si viene condannati a pagare le spese e una sanzione.

È obbligatorio un avvocato per fare ricorso in Cassazione?
Sì, per presentare un ricorso in Cassazione è obbligatoria l’assistenza di un avvocato iscritto all’apposito albo speciale, proprio per garantire la corretta e specifica formulazione tecnica dei motivi.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
Quando un'impugnazione non può essere esaminata nel merito dal giudice perché manca dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, come la specificità dei motivi.
Genericità dei motivi
La formulazione di critiche vaghe e non specifiche contro una sentenza, senza indicare chiaramente gli errori di fatto o di diritto che si ritiene il giudice precedente abbia commesso.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate le somme derivanti da multe, ammende e sanzioni pecuniarie applicate in ambito penale, come nel caso di ricorsi inammissibili.
Petitum
Termine latino che indica l'oggetto della domanda giudiziale, cioè ciò che concretamente si chiede al giudice di decidere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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