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Prelazione agraria: vince il vicino anche se ha un altro lavoro

Un coltivatore diretto, che svolge anche un’altra professione, ha esercitato il suo diritto di prelazione agraria per acquistare un terreno confinante venduto a terzi. Gli acquirenti si sono opposti, sostenendo che la sua attività professionale prevalente gli impedisse di essere qualificato come ‘coltivatore diretto’. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione precedente, stabilendo un principio fondamentale: per la prelazione agraria, non è necessario che l’attività agricola sia prevalente. È sufficiente che la coltivazione sia svolta in modo abituale e che il lavoro del coltivatore e della sua famiglia copra almeno un terzo del fabbisogno del fondo. La Corte ha quindi rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando il diritto del vicino.

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Pubblicato il 29 aprile 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 7984 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 3 n. 7984/2023)

Prelazione agraria: il diritto del vicino prevale anche con un secondo lavoro

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha affrontato un caso interessante in materia di prelazione agraria, chiarendo i requisiti necessari per essere considerati ‘coltivatore diretto’. La vicenda dimostra come questo diritto possa essere esercitato anche da chi svolge un’altra attività professionale, a patto che l’impegno agricolo sia costante e significativo. La decisione offre spunti importanti per tutti i proprietari di terreni agricoli e per chi intende acquistare fondi in campagna, delineando con precisione i confini di un istituto giuridico fondamentale per il settore.

I fatti: la vendita del terreno e l’azione del vicino

La storia inizia con un contratto di compravendita. Una Proprietaria vende alcuni terreni agricoli a una coppia di Acquirenti. Il vicino, proprietario di un fondo confinante, viene a conoscenza della vendita e decide di agire. Egli sostiene di essere un coltivatore diretto e, pertanto, di avere il diritto di prelazione su quei terreni. Questo significa che la legge gli riconosce il diritto di essere preferito agli Acquirenti, acquistando i terreni allo stesso prezzo pattuito.

Gli Acquirenti si oppongono fermamente. La loro tesi è semplice: il vicino svolge la professione di promotore finanziario. Secondo loro, questa attività principale e impegnativa è incompatibile con la qualifica di coltivatore diretto. Di conseguenza, il vicino non avrebbe i requisiti per esercitare la prelazione agraria. Inizia così una battaglia legale per stabilire se il vicino avesse o meno il diritto di ‘riscattare’ i terreni.

La questione legale: coltivatore diretto per hobby o per diritto?

Il cuore della controversia ruota attorno alla definizione di ‘coltivatore diretto’. La legge stabilisce che per essere tale, una persona deve dedicarsi abitualmente alla coltivazione del fondo con il lavoro proprio e della propria famiglia. Questo lavoro deve rappresentare almeno un terzo della forza lavoro totale necessaria per la gestione del terreno. Gli Acquirenti sostenevano che l’attività agricola del vicino dovesse essere prevalente rispetto a quella di promotore finanziario. Il vicino, al contrario, affermava che la prevalenza non fosse un requisito richiesto dalla legge, essendo sufficiente l’abitualità e il rispetto della soglia di un terzo della forza lavoro.

La prelazione agraria non richiede l’esclusività

I giudici hanno dovuto valutare le prove presentate, incluse testimonianze e perizie tecniche. Le testimonianze hanno confermato che il vicino, aiutato dai suoi familiari, coltivava effettivamente i suoi terreni e allevava bestiame in modo continuativo. La Corte ha quindi stabilito un principio chiave: la qualifica di coltivatore diretto non richiede che l’attività agricola sia svolta in modo esclusivo o prevalente rispetto ad altre. Ciò che conta è l’abitualità e la professionalità con cui viene svolta, oltre al requisito della forza lavoro (il cosiddetto ‘terzo’ lavorativo).

Le motivazioni: la qualifica di coltivatore diretto e la prelazione agraria

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Acquirenti, confermando la decisione dei giudici precedenti. Nelle motivazioni si legge che la valutazione delle prove, come le testimonianze sull’attività agricola del vicino, è compito del giudice di merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che, ai fini della prelazione agraria, la qualità di coltivatore diretto non viene meno se si svolge un’altra attività lavorativa. L’elemento decisivo è che l’attività di coltivazione sia praticata con costanza e che l’impegno lavorativo del coltivatore e della sua famiglia sia sufficiente a soddisfare il requisito di un terzo della forza lavoro richiesta dal fondo. La dichiarazione passata del vicino di non essere coltivatore ‘a titolo principale’ è stata ritenuta irrilevante.

Le conclusioni: la vittoria del vicino e il principio confermato

L’esito finale della vicenda è la vittoria del vicino. Il suo diritto di prelazione è stato riconosciuto valido per una parte dei terreni. Gli Acquirenti hanno perso la causa e la loro impugnazione è stata respinta. Questa sentenza consolida un orientamento giuridico importante: essere un professionista non impedisce di essere un coltivatore diretto con i relativi diritti, inclusa la prelazione agraria. La decisione sottolinea che la legge mira a favorire la concentrazione dei fondi agricoli nelle mani di chi li lavora effettivamente, indipendentemente dal fatto che questa sia la sua unica fonte di reddito.

Posso esercitare la prelazione agraria se ho un altro lavoro?
Sì, la Cassazione ha chiarito che l’attività agricola non deve essere prevalente. L’importante è che sia svolta abitualmente e che il lavoro suo e della sua famiglia copra almeno un terzo del fabbisogno lavorativo del fondo.

Cosa succede se il venditore non mi comunica la vendita del terreno confinante?
Se si possiedono i requisiti per la prelazione, è possibile esercitare il diritto di riscatto. Questo significa che si può ‘riprendere’ il terreno dall’acquirente entro un anno dalla trascrizione dell’atto di vendita, rimborsandogli il prezzo.

Come si dimostra di essere ‘coltivatore diretto’?
La prova può essere fornita con vari mezzi, come testimonianze che confermano l’attività agricola abituale, documenti e anche perizie tecniche (CTU) che attestino il fabbisogno lavorativo del fondo e la capacità di soddisfarlo.

Termini giuridici

Prelazione agraria
Il diritto di un coltivatore diretto, proprietario di un terreno confinante, di essere preferito ad altri nell'acquisto di un fondo agricolo, a parità di prezzo.
Coltivatore diretto
La persona che si dedica abitualmente alla coltivazione della terra con il lavoro proprio e della propria famiglia, in misura non inferiore a un terzo del fabbisogno lavorativo totale del fondo.
CTU (Consulenza Tecnica d'Ufficio)
Una perizia ordinata dal giudice e svolta da un esperto per chiarire questioni tecniche complesse, necessarie per decidere la causa.
Ricorso per cassazione
L'impugnazione di una sentenza davanti alla Corte di Cassazione, che non riesamina i fatti ma controlla solo la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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