LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Risoluzione contratto per mutuo dissenso: perde chi trattiene i soldi

Un acquirente versa 100.000 euro a due società per l’acquisto di azioni, ma l’operazione non si conclude. Nasce una disputa in cui le parti si accusano a vicenda di inadempimento. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave: quando entrambe le parti chiedono la fine del contratto, anche se con accuse reciproche, si verifica una sorta di **risoluzione del contratto per mutuo dissenso**. Poiché è impossibile stabilire una colpa specifica e l’accordo è sciolto, il pagamento iniziale perde la sua causa. Di conseguenza, le società sono state condannate a restituire l’intera somma ricevuta, perdendo la causa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 aprile 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 7465 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 2 n. 7465/2023)

Contratto fallito: quando le accuse reciproche portano alla restituzione dei soldi

La stipula di un contratto crea aspettative e obblighi precisi. Ma cosa succede se l’accordo non va a buon fine e le parti si rimpallano la responsabilità? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di accuse incrociate, si può arrivare a una risoluzione del contratto per mutuo dissenso, con conseguenze importanti per chi ha già incassato del denaro. Questo principio protegge la parte che ha pagato in anticipo da un ingiusto arricchimento della controparte quando il progetto comune fallisce senza un colpevole chiaro.

La vicenda: un accordo per la cessione di azioni mai concluso

I fatti alla base della decisione sono semplici. Un privato stipula un accordo con due società. L’obiettivo era l’acquisto, da parte delle società, di un pacchetto di azioni di una terza azienda per un valore di 150.000 euro, da trasferire poi al privato. A fronte di questo impegno, l’acquirente versa un anticipo di 100.000 euro, regolarmente incassato dalle due società.

Tuttavia, l’operazione non si concretizza. Le società non acquisiscono mai le azioni promesse. L’acquirente, vedendo sfumare l’affare, chiede la restituzione della somma versata, accusando le società di grave inadempimento. Le società, a loro volta, si difendono e imputano il fallimento dell’accordo all’acquirente, cercando di trattenere la somma ricevuta.

Il principio della risoluzione del contratto per mutuo dissenso

Di fronte a un muro contro muro, con entrambe le parti che desiderano porre fine al contratto ma accusandosi a vicenda, come deve comportarsi il giudice? La Corte di Cassazione applica un principio consolidato e di grande logica. Se entrambe le parti manifestano la volontà di sciogliere il vincolo contrattuale, anche se attraverso richieste opposte (una chiede la risoluzione per inadempimento dell’altra, e viceversa), queste volontà convergenti producono un effetto simile a un accordo risolutorio.

In pratica, le manifestazioni di volontà contrapposte, pur non essendo un accordo formale di scioglimento, sono dirette allo stesso scopo: la fine del rapporto. Il giudice, quindi, non può fare altro che prendere atto di questa situazione e dichiarare il contratto risolto. Questo approccio evita di doversi addentrare in una complessa e spesso infruttuosa ricerca del ‘primo colpevole’.

Le motivazioni della Corte: nessuna colpa, nessun profitto

La Corte ha specificato che, non essendo possibile stabilire con certezza a quale delle parti sia imputabile il fallimento dell’affare, non si può attribuire una colpa specifica. Di conseguenza, nessuna delle due parti può trarre vantaggio dalla situazione. Il contratto è sciolto perché entrambe, di fatto, lo volevano.

A questo punto, la dazione della somma di 100.000 euro da parte dell’acquirente diventa ‘priva di causa’. Il motivo per cui quei soldi erano stati pagati (l’acquisto delle azioni) è venuto meno. Pertanto, le società non hanno più alcun titolo per trattenerli. La loro detenzione diventa un ingiustificato arricchimento. La logica conseguenza è l’obbligo di restituzione dell’intera somma all’acquirente.

Le conclusioni: chi ha incassato deve restituire

L’esito finale è stato sfavorevole per le due società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici precedenti. Le società sono state condannate a restituire i 50.000 euro ciascuna all’acquirente, oltre al pagamento delle spese legali.

Questa sentenza ribadisce un importante principio di equità: in un affare fallito a causa di un disaccordo insanabile e reciproco, nessuno può arricchirsi a danno dell’altro. La risoluzione del contratto per mutuo dissenso di fatto ‘resetta’ la situazione, imponendo la restituzione delle somme versate quando l’obiettivo originale del contratto è svanito.

Cosa succede se un accordo commerciale fallisce e le parti si accusano a vicenda?
Se entrambe le parti manifestano la volontà di sciogliere il contratto, anche accusandosi reciprocamente, il giudice può dichiarare il contratto risolto. Di conseguenza, le somme versate senza una causa giustificativa devono essere restituite.

Posso riavere l’anticipo se il contratto viene risolto per colpa di entrambi?
Sì. Se il contratto viene sciolto perché entrambe le parti non vogliono più proseguire, l’anticipo versato perde la sua ragione d’essere e deve essere restituito, in quanto trattenerlo costituirebbe un arricchimento ingiustificato.

Cosa significa ‘risoluzione per mutuo dissenso’ in pratica?
Significa che le parti si accordano per porre fine al contratto. La giurisprudenza lo applica anche quando non c’è un accordo formale, ma le azioni legali di entrambe le parti (come le reciproche richieste di risoluzione) dimostrano una volontà comune di terminare il rapporto.

Termini giuridici

Risoluzione del contratto
È lo scioglimento del vincolo contrattuale. Avviene per cause specifiche, come l'inadempimento di una delle parti, l'impossibilità di eseguire la prestazione o un eccessivo squilibrio tra le prestazioni.
Inadempimento
La mancata, inesatta o tardiva esecuzione della prestazione dovuta in base a un contratto. Può portare alla richiesta di risarcimento del danno o alla risoluzione del contratto.
Mutuo dissenso
Un accordo con cui le parti di un contratto decidono insieme di scioglierlo, annullandone gli effetti. In questo caso, la Cassazione lo ha riconosciuto anche in presenza di accuse reciproche.
Ratio decidendi
Espressione latina che significa 'ragione della decisione'. Indica il principio di diritto o la motivazione fondamentale su cui si basa la sentenza di un giudice.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
È la sigla che introduce la parte finale della sentenza, dove il giudice enuncia la sua decisione definitiva (il cosiddetto 'dispositivo').

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)