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Spaccio e fatto di lieve entità: complici ma con pene diverse

Due persone vengono condannate per detenzione di stupefacenti. Uno deteneva piccole quantità di eroina e marijuana, l’altro un ingente quantitativo di hashish, materiale per il confezionamento e una cartuccia. La Cassazione applica il **fatto di lieve entità** solo al primo, sottolineando che la valutazione va fatta individualmente. La condotta del secondo, per quantità e mezzi, indicava un’attività di spaccio strutturata e non poteva essere considerata lieve. La Corte distingue così le posizioni dei due coimputati, annullando con rinvio la sentenza per il primo e dichiarando inammissibile il ricorso del secondo.

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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 6699 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 6699/2023)

Spaccio in concorso: non sempre la responsabilità è uguale

Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale nel diritto penale degli stupefacenti: la valutazione della responsabilità quando più persone sono coinvolte. Il caso dimostra come, anche a fronte di un’accusa comune, il destino processuale dei singoli possa essere molto diverso. La chiave di volta è l’applicazione del cosiddetto fatto di lieve entità, un’ipotesi di reato meno grave che dipende da una valutazione specifica e individuale della condotta di ciascun imputato, e non da un’analisi generale e indistinta del gruppo.

I fatti: due persone, due depositi di droga

La vicenda ha origine dal ritrovamento di sostanze stupefacenti in luoghi diversi ma riconducibili a due soggetti. Al primo imputato viene contestata la detenzione di una piccola quantità di eroina e marijuana. La quantità di principio attivo era talmente bassa da essere inferiore a una singola dose media per la marijuana e sufficiente per appena tre dosi di eroina. Ben diversa era la situazione del secondo imputato. Nella sua abitazione, le forze dell’ordine trovano 190 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare oltre 1.500 dosi. Oltre alla droga, vengono rinvenuti materiale per il confezionamento, denaro e persino una cartuccia da fucile non denunciata.

La difesa chiede il riconoscimento del fatto di lieve entità per entrambi

Entrambi gli imputati vengono condannati nei primi due gradi di giudizio. La difesa, però, decide di ricorrere in Cassazione, sostenendo un punto fondamentale: la condotta di entrambi doveva essere ricondotta all’ipotesi di fatto di lieve entità. Questa fattispecie, prevista dalla legge sulla droga, punisce lo spaccio con pene molto più miti quando il fatto, nel suo complesso, appare meno grave. I parametri per questa valutazione sono i mezzi usati, le modalità dell’azione e la quantità di sostanza. Secondo la difesa, i giudici precedenti avevano sbagliato a non concedere questo beneficio, soprattutto considerando le quantità esigue trovate in possesso del primo imputato.

La valutazione del fatto di lieve entità è individuale

La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, ma solo per uno dei due imputati. I giudici supremi stabiliscono un principio fondamentale: la valutazione sulla lieve entità del fatto deve essere condotta in modo separato e individuale per ogni persona coinvolta. Non è corretto considerare il contesto generale come un unico blocco. Anche se due persone agiscono in concorso, il contributo di ciascuno può essere molto diverso. Uno può avere un ruolo marginale, mentre l’altro può essere il vero organizzatore dell’attività di spaccio. La legge impone al giudice di guardare alla condotta specifica di ogni singolo imputato per decidere se applicare o meno l’ipotesi più lieve del reato.

Le motivazioni: perché le posizioni sono diverse

Applicando questo principio, la Corte distingue nettamente le due posizioni. Per il primo imputato, la quantità di droga era oggettivamente esigua. Inoltre, non c’erano altri elementi che potessero far pensare a un’attività di spaccio organizzata. La sua condotta, isolatamente considerata, rientrava perfettamente nei canoni del fatto di lieve entità. Per il secondo imputato, il discorso cambia radicalmente. L’enorme quantitativo di hashish, sufficiente per migliaia di dosi, la presenza di materiale per il confezionamento e la cartuccia indicavano un’attività criminale ben più strutturata e pericolosa. La sua condotta non poteva in alcun modo essere definita ‘lieve’. I giudici hanno ritenuto che il suo appartamento fosse un vero e proprio centro di smistamento, escludendo così ogni possibilità di attenuare la sua posizione.

Le conclusioni: destini separati per i due imputati

L’esito finale della vicenda è una netta separazione dei percorsi giudiziari. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per il primo imputato, rinviando il caso alla Corte d’Appello per ricalcolare la pena sulla base del reato più lieve. Per il secondo imputato, invece, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna per spaccio ‘ordinario’ è diventata definitiva. Questa decisione ribadisce che nel diritto penale la responsabilità è sempre personale e ogni posizione va analizzata nel dettaglio, senza generalizzazioni.

Cosa significa ‘fatto di lieve entità’ nello spaccio di droga?
È una forma meno grave del reato di spaccio, applicabile quando la quantità di droga è minima, le modalità di vendita sono semplici e non c’è una vera organizzazione criminale alle spalle.

Se due persone commettono un reato insieme, vengono punite allo stesso modo?
Non necessariamente. Come dimostra questa sentenza, il giudice valuta il contributo e la condotta di ogni singola persona. Anche nello stesso reato, le responsabilità possono essere diverse e portare a pene differenti.

Quali elementi escludono il ‘fatto di lieve entità’?
Grandi quantità di droga, la detenzione di diverse tipologie di sostanze, la presenza di strumenti per pesare e confezionare le dosi, e ingenti somme di denaro sono tutti indizi che portano il giudice a escludere la lieve entità del fatto.

Termini giuridici

Fatto di lieve entità
Un reato di spaccio considerato meno grave per la quantità minima di droga, le modalità semplici dell'azione e l'assenza di una struttura organizzata.
Principio attivo
La sostanza chimica contenuta nella droga che produce gli effetti psicotropi. La sua quantità è decisiva per calcolare le dosi e valutare la gravità del reato.
Riqualificazione del reato
La decisione di un giudice di modificare l'accusa iniziale in un'altra meno grave (o più grave), basandosi sulle prove emerse durante il processo.
Doppia conforme
Situazione processuale in cui la sentenza di primo grado e quella d'appello arrivano alla stessa conclusione, condannando l'imputato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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