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Casa popolare: nipote sfrattato vince, la giurisdizione è civile

Un cittadino, dopo la morte della nonna con cui conviveva, si vede negare il subentro nel contratto di locazione di una casa popolare e riceve un ordine di sgombero. La Corte di Cassazione, risolvendo un conflitto tra tribunali, stabilisce la giurisdizione del giudice ordinario. La controversia, infatti, non riguarda l’esercizio di un potere pubblico, ma la gestione di un rapporto di locazione di natura privatistica. La decisione sulla giurisdizione in materia di edilizia residenziale pubblica spetta quindi al tribunale civile, che valuta la questione come una normale disputa tra locatore e conduttore, proteggendo il diritto soggettivo all’abitazione del cittadino.

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Pubblicato il 18 aprile 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Unite Num. 4012 Anno 2023 (Cass. civ. sez. unite n. 4012/2023)

Casa popolare: chi decide sullo sfratto?

La questione della giurisdizione sull’edilizia residenziale pubblica è un tema delicato che tocca la vita di molte famiglie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha chiarito un punto fondamentale: a chi spetta decidere quando un cittadino rischia di perdere l’alloggio popolare? La risposta è netta e sposta l’equilibrio dalla parte del cittadino, affidando la decisione al giudice ordinario, quello che si occupa delle cause tra privati.

I fatti del caso: la richiesta del nipote

La vicenda nasce da una situazione purtroppo comune. Un nipote convive per anni con la nonna, assegnataria di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Alla morte della nonna, l’uomo presenta una richiesta all’Ente gestore per subentrare nel contratto di locazione, un’operazione nota come ‘voltura’. L’obiettivo è continuare a vivere nella casa che per anni è stata il suo centro affettivo e di vita.

L’Ente Pubblico, però, respinge la sua richiesta. Non solo, gli notifica anche una diffida a rilasciare l’immobile, seguita da un vero e proprio ordine di sgombero. Secondo l’Amministrazione, il nipote occupa la casa senza un titolo valido. A questo punto, il cittadino si rivolge alla giustizia per far valere le sue ragioni e contestare la legittimità dell’ordine di sfratto.

Il dilemma della giurisdizione sull’edilizia residenziale pubblica

Qui sorge il problema legale. A quale giudice rivolgersi? Al Tribunale ordinario, come se fosse una normale causa di sfratto tra privati, o al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), dato che una delle parti è un Ente Pubblico? La questione non è banale, perché da essa dipendono le regole del processo e le tutele per il cittadino. Nel nostro caso, sia il Tribunale ordinario che il TAR hanno declinato la propria competenza, creando un conflitto di giurisdizione che solo la Corte di Cassazione a Sezioni Unite poteva risolvere.

Le motivazioni della Cassazione: un rapporto tra privati

La Corte di Cassazione ha risolto il dubbio in modo definitivo. I giudici hanno stabilito che, una volta che l’alloggio è stato assegnato, il rapporto che si instaura tra l’Ente e l’inquilino è di natura privatistica, del tutto simile a un normale contratto di affitto. L’Ente Pubblico non agisce più esercitando un potere autoritativo, cioè da una posizione di supremazia, ma si comporta come un qualsiasi proprietario di casa.

Di conseguenza, l’ordine di rilascio dell’immobile non è un atto amministrativo espressione di un potere discrezionale, ma un’azione per far rispettare un contratto. Il cittadino, opponendosi, non contesta una decisione presa per il bene pubblico, ma fa valere un suo ‘diritto soggettivo’: il diritto a rimanere nell’abitazione in base a precise condizioni di legge. Le controversie sui diritti soggettivi sono di competenza esclusiva del giudice ordinario.

Le conclusioni: vince il cittadino, decide il giudice ordinario

La decisione finale è chiara: la giurisdizione sull’edilizia residenziale pubblica, in casi come questo, appartiene al giudice ordinario. La Corte ha quindi ‘cassato’ (cioè annullato) la decisione del Tribunale che si era dichiarato non competente e ha stabilito che il processo deve proseguire davanti a quest’ultimo. Per il nipote, questa è una vittoria importante. La sua causa sarà esaminata da un giudice che valuterà il rapporto secondo le regole del codice civile, bilanciando i diritti e i doveri di entrambe le parti come in una qualsiasi locazione. L’Ente Pubblico non potrà far valere una posizione di forza, ma dovrà dimostrare, come un privato, le ragioni della sua richiesta di sfratto.

Se ricevo un ordine di sgombero da una casa popolare, a quale giudice devo rivolgermi?
Devi rivolgerti al Tribunale ordinario (civile). La Cassazione ha stabilito che, dopo l’assegnazione, il rapporto con l’ente gestore è di tipo privato, simile a un normale affitto.

È possibile subentrare nel contratto di affitto di una casa popolare di un parente defunto?
Sì, è possibile a determinate condizioni previste dalle leggi regionali, come la convivenza stabile e continuativa prima del decesso dell’assegnatario e il possesso dei requisiti di reddito.

Perché in questi casi non è competente il TAR?
Il TAR è competente quando la Pubblica Amministrazione agisce usando un potere autoritativo. Nel caso della gestione di un contratto di casa popolare già assegnato, l’Ente agisce come un privato locatore, e quindi la controversia riguarda un diritto soggettivo da far valere davanti al giudice ordinario.

Termini giuridici

Giurisdizione
Indica il potere dello Stato, esercitato dai giudici, di risolvere le controversie. Si distingue principalmente tra giurisdizione ordinaria (cause tra privati) e amministrativa (cause tra cittadini e Pubblica Amministrazione).
Diritto soggettivo
È una posizione di vantaggio tutelata direttamente dalla legge, che un soggetto può far valere nei confronti di tutti (es. diritto di proprietà) o di persone specifiche (es. diritto di credito).
Potere autoritativo
Il potere tipico della Pubblica Amministrazione di imporre unilateralmente la propria volontà ai cittadini per perseguire un interesse pubblico, agendo da una posizione di supremazia.
Disapplicazione
Il potere del giudice ordinario di non applicare un atto amministrativo (come un ordine di sgombero) ritenuto illegittimo, senza però poterlo annullare formalmente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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