LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Istanza Reiterativa Inammissibile: No a Richieste Fotocopia

Un condannato ha presentato una richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, già respinta in precedenza. Non avendo aggiunto nuovi elementi concreti, il Tribunale di Sorveglianza l’ha nuovamente rigettata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il principio sancito è chiaro: un’istanza reiterativa inammissibile non può essere accolta se si limita a riproporre le stesse questioni già valutate. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 5144 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 5144/2023)

Non si può chiedere due volte la stessa cosa senza nuove prove

Presentare una richiesta a un giudice e vedersela respingere è una possibilità concreta. Ma cosa succede se si decide di ripresentare la stessa domanda poco tempo dopo? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale del nostro sistema processuale: l’istanza reiterativa inammissibile. Questa regola impedisce di intasare i tribunali con richieste fotocopia, già esaminate e decise. La vicenda analizzata offre un esempio pratico di questo principio, mostrando come l’assenza di nuovi elementi concreti porti a una inevitabile dichiarazione di inammissibilità e a conseguenze economiche per chi agisce.

Il caso: una richiesta di affidamento in prova ripetuta

Un uomo, condannato a scontare una pena, presenta al Tribunale di Sorveglianza una richiesta per ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Questa misura alternativa al carcere permette di espiare la pena seguendo un programma di reinserimento. Il Tribunale, dopo aver valutato la situazione, respinge la richiesta con un provvedimento depositato a gennaio.

Pochi mesi dopo, il condannato presenta una nuova istanza, del tutto simile alla precedente. Egli sostiene che nel frattempo i suoi progressi nel percorso di trattamento si sono ‘consolidati’. Tuttavia, non allega alcun nuovo documento o prova concreta a supporto di questa affermazione. Il Tribunale di Sorveglianza, di conseguenza, dichiara la nuova richiesta inammissibile perché la considera una semplice ripetizione della prima.

Il ricorso e il principio sull’istanza reiterativa inammissibile

Insoddisfatto della decisione, l’uomo si rivolge alla Corte di Cassazione. A suo avviso, il Tribunale avrebbe sbagliato a non considerare la sua nuova istanza. La Corte Suprema, però, conferma la decisione precedente e la rafforza con motivazioni nette.

I giudici supremi spiegano che nel nostro ordinamento vige una ‘preclusione processuale’. Questo termine tecnico significa semplicemente che, una volta che un giudice si è espresso su una determinata questione, non è possibile riproporgliela identica. Per poter chiedere un nuovo esame, è indispensabile presentare elementi nuovi e concreti che non erano stati valutati in precedenza. Una semplice affermazione generica, come il ‘consolidamento’ del percorso, non è sufficiente. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che l’istanza reiterativa inammissibile è quella che si limita a ripetere argomenti già noti.

Le motivazioni: perché l’istanza reiterativa è inammissibile

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione sull’articolo 666 del codice di procedura penale. Questa norma serve a garantire l’efficienza del sistema giudiziario, evitando che le stesse questioni vengano discusse all’infinito. La logica è semplice: se un giudice ha già valutato tutti gli elementi e ha preso una decisione, ripresentare la stessa domanda senza novità è un’azione inutile.

Nel caso specifico, il ricorrente non ha fornito alcuna prova del presunto miglioramento. Non ha depositato nuove relazioni dei servizi sociali, attestati di partecipazione a corsi o qualsiasi altro documento che potesse dimostrare un cambiamento reale e significativo rispetto alla situazione già esaminata pochi mesi prima. La sua richiesta era, nei fatti, una copia della precedente. Per questo motivo, la Corte ha concluso che il ricorso era manifestamente infondato e andava dichiarato inammissibile.

Le conclusioni: ricorso respinto e condanna alle spese

L’esito finale è stato sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Questa decisione non solo ha chiuso definitivamente la questione, ma ha anche comportato delle conseguenze economiche. L’uomo è stato condannato a pagare tutte le spese del processo. Inoltre, ha dovuto versare la somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sentenza ribadisce un avvertimento importante: le azioni legali devono essere fondate su basi solide e, soprattutto, nuove. Insistere su questioni già decise senza prove concrete porta solo a una sconfitta e a ulteriori costi.

Posso presentare più volte la stessa richiesta a un giudice?
No, se la richiesta è identica a una precedente già decisa e non si aggiungono nuovi elementi di prova concreti, viene dichiarata inammissibile.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che il giudice non può nemmeno esaminare il contenuto della richiesta perché mancano i presupposti di legge, come nel caso di una domanda ripetitiva.

Cosa succede se presento un’istanza reiterativa?
L’istanza viene dichiarata inammissibile e si può essere condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria, come avvenuto nel caso esaminato.

Termini giuridici

Istanza reiterativa
Una richiesta presentata a un giudice che ripropone le stesse questioni di una domanda precedente già decisa, senza aggiungere nuovi fatti o prove rilevanti.
Preclusione processuale
Un principio legale che impedisce di compiere un'attività processuale (come presentare una domanda) quando è già stata presa una decisione definitiva sulla stessa questione.
Inammissibilità
Una sanzione processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito (cioè il contenuto) di una richiesta, perché mancano i requisiti formali previsti dalla legge.
Affidamento in prova ai servizi sociali
Una misura alternativa alla detenzione che consente a un condannato di scontare la pena fuori dal carcere, seguendo un programma di reinserimento sociale.
Cassa delle ammende
Un ente gestito dal Ministero della Giustizia che finanzia programmi di reinserimento per i detenuti, alimentato anche dalle sanzioni pecuniarie imposte nei processi.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)