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Attività giornalistica: quando scattano i contributi

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ente previdenziale contro una società editrice, confermando che l’attività di una collaboratrice non era qualificabile come attività giornalistica. Nonostante l’iscrizione all’albo professionale, le mansioni effettive consistevano nel mero recupero di immagini senza autonomia decisionale o funzione di mediazione informativa. La decisione ribadisce che l’iscrizione all’albo non costituisce prova assoluta della natura del lavoro svolto ai fini dell’obbligo contributivo.

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Pubblicato il 17 aprile 2026 in Diritto Civile, Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 2997 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 2997/2023)

Attività giornalistica e contributi: la Cassazione chiarisce i confini

Determinare se una prestazione lavorativa rientri nell’attività giornalistica è un tema centrale per il diritto del lavoro e della previdenza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una collaboratrice di una nota società editrice, stabilendo criteri rigorosi per la qualificazione del rapporto di lavoro.

Il caso: iscrizione all’albo vs mansioni reali

La controversia nasce dalla pretesa di un ente previdenziale di ottenere il versamento dei contributi per una lavoratrice iscritta all’albo dei giornalisti. Secondo l’ente, l’iscrizione e le dichiarazioni del direttore responsabile avrebbero dovuto garantire automaticamente la natura giornalistica del rapporto. Tuttavia, i giudici di merito hanno accertato che le mansioni svolte erano di natura puramente tecnico-grafica.

La distinzione tra tecnico e giornalista

La Corte ha evidenziato che la lavoratrice si limitava a recuperare fotografie per gli articoli, senza alcuna autonomia decisionale sulla scelta finale. Tale compito spettava esclusivamente al direttore della testata. Mancava, dunque, l’elemento essenziale della mediazione tra la notizia e il pubblico, tipico della professione giornalistica.

Perché l’iscrizione all’albo non basta

Un punto fondamentale della decisione riguarda il valore dell’iscrizione all’albo professionale. La Cassazione ha ribadito che l’iscrizione non è di per sé sufficiente a escludere che, in concreto, l’attività svolta sia di natura diversa. Il giudice deve sempre analizzare le prove acquisite per verificare se le mansioni effettive corrispondano alla qualifica rivendicata.

L’onere della prova non viene meno: se le risultanze testimoniali dimostrano un’attività esecutiva e priva di autonomia, la pretesa contributiva basata sulla qualifica di giornalista non può essere accolta. La sussunzione della fattispecie sotto la norma corretta dipende dalla realtà dei fatti e non solo dai titoli formali.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso sottolineando che non vi è stata alcuna violazione di legge. I giudici di merito hanno correttamente valutato il quadro probatorio, escludendo la decisività dell’iscrizione all’albo di fronte a prove che attestavano mansioni tecniche. L’attività di photo editor, se priva di potere decisionale e di mediazione informativa, non può essere equiparata a quella giornalistica ai fini previdenziali.

Le conclusioni

Questa sentenza conferma un orientamento consolidato: la sostanza prevale sulla forma. Per le aziende editoriali, è fondamentale mappare correttamente le mansioni dei collaboratori per evitare rischi legati a errate inquadramenti previdenziali. L’autonomia e la funzione di mediazione rimangono i pilastri insostituibili per definire la professione giornalistica nel panorama giuridico attuale.

L’iscrizione all’albo dei giornalisti prova sempre la natura del lavoro?
No, l’iscrizione non esclude che in concreto l’attività svolta sia di natura tecnica o grafica anziché giornalistica.

Quali sono i requisiti per definire un’attività come giornalistica?
È necessaria la presenza di un’autonomia decisionale e di una funzione di mediazione tra la notizia e il pubblico destinatario.

Cosa succede se le mansioni sono puramente esecutive?
Se il lavoratore si limita a compiti tecnici senza potere di scelta finale, l’attività non è considerata giornalistica ai fini previdenziali.

Termini giuridici

Inammissibilità
Condizione processuale che impedisce al giudice di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso.
Sussunzione
Operazione logica con cui un caso concreto viene ricondotto a una norma giuridica generale.
Onere probatorio
Principio secondo cui chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.
Soccombenza
Situazione della parte che perde la causa, con conseguente obbligo di rifondere le spese legali.
Controricorso
Atto difensivo con cui la parte resistente risponde al ricorso presentato in Cassazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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