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Fallimento cooperative sociali: i criteri della Corte

Una cooperativa sociale operante nel settore dei trasporti sanitari ha impugnato la sentenza di fallimento, sostenendo la natura non commerciale della propria attività e l’assenza di insolvenza. La Corte d’Appello aveva confermato il fallimento rilevando un’economicità oggettiva dai bilanci, dove i ricavi superavano i costi. La Cassazione, con questa ordinanza, ha evidenziato la necessità di approfondire il tema del fallimento cooperative sociali alla luce della riforma del Terzo Settore e della qualifica di impresa sociale. Il giudizio è stato rinviato alla pubblica udienza per la rilevanza della questione di diritto.

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Riferimento Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 1503 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 1 n. 1503/2023)

Fallimento cooperative sociali: i criteri della Corte

Il tema del fallimento cooperative sociali rappresenta un punto di intersezione critico tra le finalità mutualistiche e la disciplina commerciale ordinaria. La recente giurisprudenza si è trovata a dover chiarire quando un ente che persegue scopi sociali possa essere assoggettato alle procedure concorsuali tipiche delle imprese commerciali.

La natura commerciale e il fallimento cooperative sociali

Secondo l’orientamento consolidato, una società cooperativa può essere dichiarata fallita se svolge un’attività commerciale in senso oggettivo. Questo accade quando l’attività è gestita con criteri di economicità, ovvero quando esiste una proporzionalità tra costi e benefici tale da permettere, almeno potenzialmente, la copertura degli oneri con i ricavi.

Nel caso analizzato, i giudici di merito hanno ritenuto che il superamento dei ricavi rispetto ai costi nel bilancio d’esercizio fosse un indicatore inequivocabile di tale natura commerciale. Nonostante lo scopo sociale, la gestione finanziaria deve essere valutata secondo parametri concreti e obiettivi, rendendo il fallimento cooperative sociali una realtà concreta per gli enti che operano sul mercato.

Il parere dell’autorità di vigilanza

Un aspetto procedurale di rilievo riguarda l’obbligo del giudice di acquisire il parere del Ministero dello Sviluppo Economico. Sebbene tale parere sia obbligatorio per legge, esso non vincola l’autorità giudiziaria. Il magistrato conserva la piena autonomia nel valutare lo stato di insolvenza e la natura dell’impresa, potendo discostarsi dalle conclusioni ministeriali se supportato da evidenze contabili diverse.

Valutare il fallimento cooperative sociali in liquidazione

Quando una cooperativa si trova già in fase di liquidazione, la valutazione dello stato di insolvenza cambia radicalmente. Non si guarda più alla capacità dinamica dell’impresa di produrre reddito, ma si adotta una chiave statica. In questo contesto, l’insolvenza emerge dal rapporto tra le attività patrimoniali e le passività scadute. Se i debiti superano l’attivo realizzabile, il presupposto per il fallimento è integrato.

L’impatto della riforma dell’impresa sociale

La Corte di Cassazione ha sollevato una questione di particolare rilevanza riguardante il D.Lgs. n. 112 del 2017. Tale normativa attribuisce di diritto la qualifica di impresa sociale alle cooperative sociali. Resta da chiarire come questa qualifica interagisca con l’art. 2545-terdecies del Codice Civile, che regola il concorso tra fallimento e liquidazione coatta amministrativa. La decisione finale della Suprema Corte definirà i confini della responsabilità patrimoniale per migliaia di enti del Terzo Settore.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rilevato che la questione sulla perdurante assoggettabilità a fallimento delle cooperative sociali, in quanto imprese sociali di diritto, richiede una trattazione in pubblica udienza. Le motivazioni risiedono nella necessità di armonizzare le vecchie norme fallimentari con il nuovo Codice del Terzo Settore. Inoltre, è stata riscontrata una irregolarità nella notifica del ricorso ad alcuni creditori e alla curatela, rendendo necessario un termine per il rinnovo degli atti processuali.

Le conclusioni

In attesa di una pronuncia definitiva, emerge chiaramente che il fallimento cooperative sociali non è escluso dalla sola finalità di solidarietà. Gli amministratori di tali enti devono prestare massima attenzione alla tenuta dei bilanci e al mantenimento dell’equilibrio tra costi e ricavi. La distinzione tra attività mutualistica e attività commerciale resta il perno attorno al quale ruota la protezione del patrimonio sociale e la responsabilità verso i terzi creditori.

Una cooperativa sociale può essere dichiarata fallita?
Sì, qualora l’attività svolta presenti caratteri di economicità oggettiva, con ricavi atti a coprire i costi, e si accerti lo stato di insolvenza.

Qual è il ruolo del Ministero dello Sviluppo Economico?
Il giudice deve obbligatoriamente acquisire il parere dell’autorità di vigilanza governativa, tuttavia tale parere non è vincolante per la decisione finale.

Come influisce la qualifica di impresa sociale?
La Cassazione sta valutando se la qualifica di impresa sociale attribuita per legge alle cooperative sociali escluda o limiti la loro assoggettabilità al fallimento ordinario.

Termini giuridici

Insolvenza
Situazione di dissesto finanziario in cui il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Liquidazione
Fase finale della vita di una società volta alla conversione del patrimonio in denaro per pagare i debiti.
Litisconsorzio
Condizione processuale in cui più parti devono partecipare necessariamente al medesimo giudizio.
Interlocutoria
Provvedimento del giudice che non decide il merito della causa ma regola questioni procedurali o istruttorie.
Mutualità
Scopo tipico delle cooperative volto a fornire beni o servizi ai soci a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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