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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e platea

La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità di un licenziamento collettivo intimato da una società in concordato preventivo. Il nodo centrale riguarda la limitazione della platea dei lavoratori a una singola sede aziendale, giudicata ingiustificata poiché le professionalità erano fungibili con quelle di altre sedi. La Suprema Corte ha ribadito che la scelta dei dipendenti deve basarsi su criteri trasparenti e non può essere ristretta geograficamente solo per evitare costi di trasferimento, ordinando la reintegrazione del lavoratore.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 36134 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 36134/2023)

Licenziamento collettivo: quando la scelta della sede è illegittima

Il licenziamento collettivo rappresenta una delle fasi più delicate nella vita di un’impresa e dei suoi dipendenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti entro cui il datore di lavoro può circoscrivere la scelta dei lavoratori da escludere, focalizzandosi sul concetto di platea e fungibilità delle mansioni.

Il caso: la chiusura di una sede locale

Una società operante nel settore tecnologico, durante una fase di ristrutturazione legata a un concordato preventivo, aveva avviato una procedura di riduzione del personale limitando la scelta dei dipendenti da licenziare esclusivamente a una specifica sede territoriale. Un lavoratore coinvolto ha impugnato il provvedimento, sostenendo che le sue competenze fossero del tutto sovrapponibili a quelle dei colleghi impiegati in altre sedi della stessa azienda rimaste operative.

La decisione dei giudici di merito

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno accertato che la comunicazione di avvio della procedura era standardizzata e non giustificava adeguatamente perché la platea fosse limitata geograficamente. È emerso che il patrimonio professionale dei dipendenti licenziati era utilizzabile anche in altri settori produttivi dell’azienda e che il passaggio non avrebbe richiesto una formazione eccessivamente onerosa.

Licenziamento collettivo e criteri di scelta

La Cassazione ha confermato che, in tema di licenziamento collettivo, se il progetto di ristrutturazione riguarda l’intera azienda, il datore di lavoro non può limitare unilateralmente la platea dei lavoratori a una sola unità produttiva. Tale restrizione è legittima solo se esistono oggettive esigenze tecnico-produttive che rendano i lavoratori di quella sede non comparabili con gli altri.

L’irrilevanza dei costi di trasferimento

Un punto fondamentale della sentenza riguarda l’aggravio di costi. L’azienda aveva sostenuto che includere altre sedi avrebbe comportato trasferimenti costosi e complessi. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che l’esigenza di assicurare il minor impatto sociale possibile prevale sul risparmio economico legato ai mancati trasferimenti. La comparazione tra i dipendenti deve quindi essere globale se le mansioni sono fungibili.

Le motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione sulla violazione dell’articolo 5 della Legge 223/1991. Le motivazioni evidenziano come la comunicazione aziendale fosse carente nel descrivere le ragioni della limitazione territoriale. La fungibilità dei lavoratori, provata durante il giudizio, rendeva obbligatoria una comparazione estesa a tutto il personale aziendale con qualifiche simili. La scelta di colpire solo una sede è stata dunque considerata un vizio sostanziale dei criteri di scelta, che attiva la tutela reintegratoria prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Le conclusioni

In conclusione, il datore di lavoro che intende procedere a un licenziamento collettivo deve prestare estrema attenzione alla definizione della platea dei destinatari. Non è sufficiente invocare la chiusura di un ufficio o di una sede se i dipendenti che vi lavorano possono svolgere le stesse mansioni altrove. La trasparenza nella comunicazione iniziale e l’oggettività dei criteri di selezione sono requisiti imprescindibili per la legittimità della procedura, pena l’obbligo di reintegrare i lavoratori e risarcire il danno subito.

Quando è illegittimo limitare la platea dei lavoratori nel licenziamento collettivo?
È illegittimo se la scelta viene ristretta a una sola sede senza valide ragioni tecnico-produttive, specialmente se i dipendenti svolgono mansioni simili a quelli di altre sedi.

Cosa rischia l’azienda che viola i criteri di scelta?
In caso di violazione dei criteri di scelta, il giudice può ordinare la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e il pagamento di un’indennità risarcitoria.

La distanza tra le sedi aziendali giustifica l’esclusione di alcuni lavoratori dalla platea?
No, il solo aggravio di costi per eventuali trasferimenti non giustifica la limitazione della platea, poiché prevale l’esigenza di ridurre l’impatto sociale dei licenziamenti.

Termini giuridici

Platea
L'ambito dei lavoratori tra i quali il datore di lavoro deve individuare i soggetti da licenziare.
Fungibilità
La possibilità di sostituire un lavoratore con un altro grazie alla somiglianza delle loro competenze professionali.
Reintegrazione
Sanzione che obbliga il datore di lavoro a ripristinare il rapporto di lavoro con il dipendente illegittimamente licenziato.
Criteri di scelta
Parametri oggettivi, come carichi di famiglia o anzianità, usati per decidere chi licenziare.
Concordato preventivo
Procedura legale a cui ricorre un'impresa in crisi per tentare il risanamento ed evitare il fallimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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