Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Generici
Quando un ricorso per cassazione rischia di essere dichiarato inammissibile? La recente sentenza della Suprema Corte n. 44824/2023 offre una risposta chiara: quando i motivi presentati sono generici, manifestamente infondati e, soprattutto, si limitano a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio. In questo articolo analizzeremo come la Corte abbia affrontato un caso di ricorso inammissibile, sottolineando l’importanza di un confronto critico con la decisione impugnata, specialmente in presenza di una ‘doppia conforme’.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine dalla condanna di un individuo per il reato di rapina, aggravata da specifiche circostanze e dalla recidiva infraquinquennale. La condanna, inizialmente pronunciata dal Giudice per le indagini preliminari a seguito di un rito abbreviato, è stata integralmente confermata dalla Corte di Appello.
Non soddisfatto della decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, basando la sua difesa su due punti principali che, a suo dire, erano stati erroneamente valutati dai giudici di merito.
I Motivi del Ricorso e il Rischio di un Ricorso Inammissibile
Il ricorso si fondava su due specifiche doglianze:
- Mancato riconoscimento dell’attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.): La difesa sosteneva che le modalità concrete dell’azione criminosa avessero causato alla vittima un danno di entità minima, tale da giustificare una riduzione della pena.
- Mancata applicazione della continuazione del reato (art. 81 c.p.): Si richiedeva di unificare il reato in questione con altre condotte illecite commesse in un periodo precedente (anni 2019 e 2020), sostenendo che facessero parte di un unico disegno criminoso.
Il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha immediatamente richiesto che il ricorso venisse dichiarato inammissibile, anticipando di fatto la decisione finale della Corte.
La Decisione della Corte di Cassazione: il Ricorso è Inammissibile
La Suprema Corte ha accolto la richiesta del Procuratore, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto i motivi proposti ‘manifestamente infondati, generici e non consentiti’. La decisione si basa su un principio fondamentale del processo di cassazione: l’impossibilità di limitarsi a ripetere le argomentazioni già esaminate e respinte.
L’inammissibilità per genericità e reiterazione
Il cuore della decisione risiede nel concetto di ‘doppia conforme’. Avendo sia il G.i.p. che la Corte d’Appello raggiunto la stessa conclusione, il ricorrente aveva l’onere di confrontarsi criticamente e specificamente con le motivazioni della sentenza di secondo grado. Invece, il ricorso si è limitato a riproporre pedissequamente i motivi d’appello. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere inammissibile un ricorso che non affronta gli argomenti del provvedimento impugnato, ma si limita a lamentare una generica carenza o illogicità della motivazione.
Il rigetto delle attenuanti e della continuazione
Sui singoli motivi, la Corte ha osservato:
- Sull’attenuante: I giudici di merito avevano già motivatamente escluso l’attenuante del danno di speciale tenuità, valutando negativamente sia l’entità del profitto che la pericolosità dell’evento. Il ricorso non ha contestato questa motivazione, ma ha solo proposto una lettura alternativa dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità.
- Sulla continuazione: La Corte d’Appello aveva evidenziato, con una motivazione logica e argomentata, l’assenza di un unico disegno criminoso. Le condotte erano state commesse a notevole distanza di tempo e riconducibili a una generale ‘proclività al delitto’ piuttosto che a una programmazione unitaria. Anche su questo punto, il ricorso è risultato generico e infondato.
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte ha ribadito principi consolidati. Un ricorso inammissibile è tale quando l’appellante non riesce a superare lo scoglio della ‘doppia conforme’ con argomenti nuovi e specifici. Per quanto riguarda la continuazione, la sentenza richiama l’insegnamento delle Sezioni Unite, secondo cui il riconoscimento di tale istituto richiede una verifica approfondita di indicatori concreti: omogeneità delle violazioni, contiguità spazio-temporale, sistematicità delle condotte e, soprattutto, la prova che i reati successivi fossero stati programmati, almeno nelle loro linee essenziali, già al momento della commissione del primo. La semplice presenza di alcuni di questi indici non è sufficiente se i reati successivi appaiono frutto di decisioni estemporanee.
Conclusioni
La sentenza n. 44824/2023 rappresenta un importante monito per chi intende adire la Corte di Cassazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con le decisioni dei giudici di merito; è necessario articolare un ricorso tecnicamente ineccepibile, che dialoghi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Limitarsi a ripetere argomenti già respinti, senza evidenziare specifiche violazioni di legge o vizi logici, conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Quando un ricorso per cassazione è considerato inammissibile?
Secondo la sentenza, un ricorso è inammissibile quando è proposto con motivi manifestamente infondati, generici e non consentiti, in particolare quando si limita a riprodurre e reiterare gli stessi motivi già presentati con l’appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza un reale confronto critico con le argomentazioni della sentenza impugnata.
Cosa significa ‘doppia conforme’ e quale impatto ha sul ricorso?
La ‘doppia conforme’ si verifica quando le decisioni del giudice di primo grado e della Corte d’Appello sono concordanti. In questo scenario, il ricorrente in Cassazione ha un onere argomentativo più stringente: non può limitarsi a proporre una diversa lettura dei fatti, ma deve dimostrare vizi logici o violazioni di legge specifiche nella motivazione della sentenza d’appello.
Quali sono i requisiti per il riconoscimento della ‘continuazione del reato’?
Per riconoscere la continuazione non è sufficiente una generica proclività a delinquere. È necessaria una verifica approfondita di indicatori concreti, come l’omogeneità delle violazioni e la contiguità spazio-temporale, ma soprattutto la prova che, al momento del primo reato, i successivi fossero già stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, e non siano invece frutto di una determinazione estemporanea.