Competenza territoriale truffa: decide il luogo del primo profitto
Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 41733/2025, affronta un tema cruciale nel diritto processuale penale: la determinazione della competenza territoriale truffa in casi caratterizzati da molteplici pagamenti. La Suprema Corte ha chiarito che, quando ci si trova di fronte a più episodi fraudolenti uniti da un medesimo disegno criminoso, il processo deve tenersi nel luogo in cui l’autore del reato ha conseguito il primo ingiusto profitto, e non dove la vittima ha eseguito l’ultimo versamento. Questa decisione consolida un importante principio giurisprudenziale, distinguendo nettamente tra un reato unico a consumazione prolungata e una pluralità di reati distinti.
Il caso in esame: una serie di pagamenti fraudolenti
Il caso riguardava una donna condannata per truffa sia in primo grado che in appello. La vicenda era caratterizzata da una serie di richieste di denaro rivolte alla persona offesa, basate su rappresentazioni artificiose di esigenze economiche sempre nuove e contingenti. La vittima, indotta in errore, aveva effettuato diversi pagamenti tramite bonifico bancario e postagiro.
La difesa dell’imputata aveva contestato la competenza del Tribunale di Milano, sostenendo che, trattandosi di un’unica condotta truffaldina a consumazione prolungata, il reato si sarebbe dovuto considerare consumato nel luogo dell’ultimo pagamento, avvenuto a Piacenza. Di conseguenza, il processo si sarebbe dovuto celebrare lì.
I motivi del ricorso: competenza e qualificazione del reato
Il ricorso in Cassazione si basava su due motivi principali, strettamente collegati tra loro.
La questione sulla competenza territoriale truffa
Il primo motivo contestava l’erronea applicazione delle norme sulla competenza territoriale (artt. 8, 16 e 24 c.p.p.). Secondo la difesa, i giudici di merito avevano sbagliato a riqualificare il fatto, originariamente contestato come un’unica truffa, in cinque distinti episodi di reato. Questa riqualificazione aveva portato a individuare il locus commissi delicti a Milano, luogo di percezione del primo bonifico, invece che a Piacenza, luogo dell’ultimo esborso tramite postagiro, che, secondo la tesi difensiva, segnava la consumazione dell’unico reato.
La violazione del principio di corrispondenza tra accusa e sentenza
Il secondo motivo lamentava la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza (art. 522 c.p.p.). La difesa sosteneva che la riqualificazione del fatto da reato unico a reato continuato (cinque episodi distinti) avesse modificato sostanzialmente l’accusa, pregiudicando i diritti di difesa dell’imputata. Tale doglianza, tuttavia, non era stata sollevata nel giudizio di appello.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo importanti chiarimenti su entrambi i punti sollevati.
Innanzitutto, i giudici hanno confermato la corretta applicazione dei principi che distinguono tra reato di truffa a consumazione prolungata e pluralità di reati avvinti dal vincolo della continuazione. Nel caso di specie, ogni pagamento effettuato dalla vittima era stato il risultato di una nuova e autonoma condotta decettiva, basata su rappresentazioni fraudolente di esigenze economiche sempre diverse. Pertanto, non si poteva parlare di un’unica condotta truffaldina, ma di una pluralità di reati di truffa, ciascuno perfezionatosi con il singolo atto di disposizione patrimoniale. Correttamente, quindi, i giudici di merito hanno escluso la configurabilità di un reato unitario, ravvisando invece una pluralità di reati legati dal medesimo disegno criminoso (art. 81 c.p.).
Sulla base di questa qualificazione, la Corte ha confermato la regola per la determinazione della competenza territoriale truffa. Citando un consolidato orientamento giurisprudenziale, ha ribadito che, in caso di pluralità di reati connessi dalla continuazione, la competenza si radica nel luogo di consumazione del primo reato. Nel caso di truffe con pagamento tramite bonifico, la consumazione avviene nel momento e nel luogo in cui l’agente consegue l’ingiusto profitto, ovvero con l’accredito della somma sul proprio conto. Essendo il primo bonifico stato accreditato a Milano, la competenza del Tribunale di Milano è stata ritenuta correttamente individuata.
Infine, riguardo alla presunta violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, la Corte ha dichiarato il motivo inammissibile perché non sollevato in appello. Ha inoltre aggiunto che, in ogni caso, la doglianza sarebbe stata infondata. Secondo la giurisprudenza, non si ha violazione di tale principio quando la decisione di condanna ritiene la sussistenza della continuazione tra più condotte, anche se non esplicitamente contestata, purché il fatto storico descritto nell’imputazione sia rimasto invariato e la difesa abbia avuto piena possibilità di contraddire su tutti gli elementi.
Le conclusioni
La sentenza in esame consolida due principi fondamentali. Primo, la distinzione tra un’unica truffa che si protrae nel tempo e molteplici truffe separate dipende dalla presenza di condotte decettive autonome per ogni atto di disposizione patrimoniale. Secondo, e di conseguenza, la competenza territoriale truffa in caso di reato continuato si determina in base al luogo di consumazione del primo episodio. Per le truffe online o con pagamenti a distanza tramite bonifico, questo luogo coincide con quello in cui il truffatore ottiene la disponibilità economica della somma, segnando un punto fermo per l’individuazione del giudice naturale nei sempre più frequenti casi di illeciti commessi a distanza.
In caso di truffa con più pagamenti, dove si stabilisce la competenza del tribunale?
La competenza si stabilisce nel luogo in cui si è consumato il primo dei reati collegati. Se i pagamenti sono avvenuti tramite bonifico, il luogo di consumazione è quello in cui l’autore del reato ha ricevuto l’accredito della somma, conseguendo così il profitto.
Qual è la differenza tra un’unica truffa a consumazione prolungata e più truffe in continuazione?
Si ha un’unica truffa a consumazione prolungata quando plurimi atti di disposizione patrimoniale sono frutto di un’unica condotta decettiva originaria. Si ha, invece, una pluralità di truffe in continuazione quando ogni pagamento è causato da una nuova e autonoma condotta ingannatoria, anche se tutti gli episodi sono legati da un medesimo disegno criminoso.
Modificare in sentenza l’accusa da un’unica truffa a più truffe collegate viola i diritti della difesa?
No, secondo la Corte di Cassazione, non si viola il principio di correlazione tra accusa e sentenza se la modifica non altera gli elementi essenziali del fatto storico descritto nell’imputazione e se la difesa ha avuto modo di conoscere e contraddire su tutti gli aspetti della condotta contestata nel corso del processo.