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Ricorso tardivo: inammissibilità e conseguenze

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato un giorno dopo la scadenza del termine di cinque giorni previsto dalla legge n. 69/2005. Questo ricorso tardivo ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la perentorietà dei termini di impugnazione.

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Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 29592 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 6 n. 29592/2024)

Ricorso Tardivo: La Cassazione Ribadisce la Perentorietà dei Termini

Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. I termini processuali non sono mere formalità, ma pilastri che garantiscono certezza e ordine nello svolgimento della giustizia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso tardivo, sottolineando come il mancato rispetto delle scadenze previste dalla legge porti inesorabilmente a una declaratoria di inammissibilità. Questo principio è fondamentale per avvocati e cittadini, poiché un errore di calcolo di un solo giorno può precludere la possibilità di far valere le proprie ragioni in giudizio.

I Fatti del Caso in Analisi

La vicenda trae origine da una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Torino. Il provvedimento è stato depositato in cancelleria il 25 giugno 2024 e notificato in pari data sia al difensore che alla persona interessata. Due giorni dopo, il 27 giugno, è stata consegnata anche la copia tradotta nella lingua madre del ricorrente.

Contro tale decisione, è stato presentato ricorso per cassazione in data 3 luglio 2024. Tuttavia, la normativa di riferimento, specificamente l’art. 22 della legge n. 69 del 2005, stabilisce un termine perentorio di cinque giorni per proporre impugnazione. Procedendo al calcolo, il termine scadeva il 2 luglio 2024. Il ricorso, depositato il giorno successivo, risultava quindi presentato oltre la scadenza.

La Questione del Ricorso Tardivo e la Procedura De Plano

Il cuore della questione giuridica risiede nella natura perentoria del termine di cinque giorni. Un termine si definisce perentorio quando il suo mancato rispetto comporta la decadenza dal diritto di compiere un determinato atto. In questo caso, il diritto era quello di impugnare la sentenza della Corte d’Appello.

La Suprema Corte, rilevato il ricorso tardivo, ha applicato l’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Questa norma consente alla Corte di Cassazione di dichiarare l’inammissibilità del ricorso con una procedura semplificata, detta de plano, ovvero senza la necessità di un’udienza pubblica. Tale procedura si adotta quando l’inammissibilità emerge in modo palese dagli atti, come nel caso di un ritardo evidente nel deposito dell’impugnazione. La tardività ha impedito, fin dall’origine, l’instaurazione di un valido rapporto processuale di impugnazione.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni dell’ordinanza sono lineari e si basano su un semplice calcolo matematico e sull’applicazione diretta della norma. La Corte ha constatato che:

  1. La sentenza impugnata è stata depositata e notificata il 25 giugno 2024.
  2. Il termine per ricorrere, fissato in cinque giorni dalla legge, scadeva il 2 luglio 2024.
  3. Il ricorso è stato proposto il 3 luglio 2024, un giorno dopo il termine ultimo.

Questa constatazione oggettiva ha reso il ricorso irricevibile. La Corte ha sottolineato che il mancato rispetto del termine ha viziato l’atto di impugnazione sin dal principio, rendendolo inefficace. Non vi erano elementi per giustificare il ritardo o per concedere una remissione in termini. Di conseguenza, la decisione è stata inevitabile: il ricorso doveva essere dichiarato inammissibile.

Le Conclusioni

La decisione della Cassazione si conclude con la declaratoria di inammissibilità del ricorso. Come conseguenza diretta, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria è prevista per scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente inammissibili, che impegnano inutilmente le risorse della giustizia.

In pratica, questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: nel processo penale, e in generale in ogni procedura legale, il rispetto dei termini è un requisito non negoziabile. Un solo giorno di ritardo può vanificare ogni strategia difensiva e rendere definitiva una decisione sfavorevole, con tutte le conseguenze legali e finanziarie che ne derivano.

Qual è il termine per presentare ricorso ai sensi dell’art. 22 della legge n. 69 del 2005?
La legge prevede un termine di cinque giorni dal deposito o dalla notifica della sentenza per presentare il ricorso.

Cosa accade se un ricorso viene presentato oltre il termine stabilito?
Se il ricorso è presentato dopo la scadenza, viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina il merito della questione, ma si limita a constatare il mancato rispetto dei requisiti procedurali.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso tardivo?
La parte che presenta un ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, che in questo caso è stata fissata in 3.000 euro da versare alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

inammissibile
Un atto giuridico che non può essere esaminato dal giudice perché privo dei requisiti richiesti dalla legge, come il rispetto dei termini per la sua presentazione.
de plano
Procedura semplificata con cui il giudice decide una questione senza udienza pubblica, basandosi solo sugli atti scritti, tipicamente per casi di evidente inammissibilità o infondatezza.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne penali, utilizzate per finanziare programmi di reinserimento dei detenuti e migliorare le strutture carcerarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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